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EU_PUBLIC_AFFAIRS01 / 05 · storia del giorno3 min · 653 parole · 48 fonti

Schengen, l’eccezione diventa routine

Scritto dall IAto brief AI · 19 agosto 2026, 02:50
Come è stata scritta

Europe’s temporary border checks settle into the landscape.

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il testo · 3 min di lettura

Ogni mattina lavorativa più di 200.000 persone entrano in Lussemburgo dalla Francia, dal Belgio e dalla Germania per andare al lavoro (STATEC). Chi percorre il corridoio Trier-Wasserbillig passa a poca distanza dal villaggio in cui cinque governi firmarono l’accordo del 1985 da cui nacque lo spazio europeo senza controlli ai passaporti. La decisione della Germania di prorogare i controlli su tutte e nove le frontiere terrestri fino a metà marzo 2027 sospende di nuovo quella promessa a pochi chilometri dal luogo in cui venne scritta.

Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt ha notificato la decisione alla Commissione europea il 18 agosto, richiamando l’immigrazione irregolare e quella che Berlino definisce pressione sulle frontiere esterne dell’UE (Yahoo/Reuters, European Commission). I controlli riguardano ogni confine terrestre tedesco: Austria, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Danimarca, Svizzera, Cechia e Polonia. Sono in vigore dal settembre 2024 e incidono su strade, treni e autobus a lunga percorrenza. Non cambiano le regole sui visti, ma la trama quotidiana degli spostamenti attraverso frontiere che avrebbero dovuto restare aperte.

Otto governi, un solo schema

La Germania non si muove da sola. Otto Stati Schengen mantengono oggi controlli alle frontiere interne: Austria, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia e Svezia (European Commission). L’Austria li rinnova senza interruzioni dalla crisi migratoria del 2015. La Francia li mantiene dagli attentati del novembre 2015.

La Polonia mostra come questa logica finisca per alimentarsi da sé. Varsavia applica controlli propri ai confini con Germania e Lituania, prorogati fino all’ottobre 2026 (ddb24). Il governo del premier Donald Tusk non difende Schengen con il lessico delle frontiere aperte: presenta frontiere sicure come uno dei pilastri della sicurezza nazionale. La Polonia subisce la proroga tedesca e, allo stesso tempo, partecipa alla medesima dinamica. Per questo, dentro il Consiglio, dove i governi dell’UE negoziano le norme, diventa quasi impossibile costruire un’opposizione politica ai controlli a rotazione: gli Stati che avrebbero più motivi per protestare stanno facendo la stessa cosa.

Che cosa può dire la Commissione, e che cosa può fermare

Il codice frontiere Schengen, il regolamento UE che disciplina la circolazione senza passaporto, consente controlli interni temporanei solo come «ultima risorsa» di fronte a una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna (EUR-Lex). Una riforma del 2024 ha esteso la durata massima a due anni, in blocchi da sei mesi, offrendo ai governi più margine per tenere in vita i controlli continuando a definirli temporanei. La Corte di giustizia, però, ha stabilito in cause legate ai controlli prolungati dell’Austria che gli Stati non possono aggirare i limiti temporali riproponendo la stessa minaccia rinnovo dopo rinnovo. «Temporaneo» deve voler dire qualcosa.

Gli strumenti della Commissione sono lenti. Può valutare le notifiche, esprimere pareri sulla proporzionalità e, in ultima istanza, avviare procedure d’infrazione, cioè il meccanismo formale per costringere i Paesi a rispettare il diritto dell’UE, ma non può bloccare la decisione di uno Stato membro dal primo giorno. Il commissario europeo alla migrazione Magnus Brunner ha sollecitato la Germania all’inizio di agosto a smantellare gradualmente i controlli. In un parere del giugno 2026, la Commissione ha anche raccomandato alla Francia di revocare progressivamente i propri. I pareri, però, non sono ordinanze.

La miglior difesa della Germania è che i controlli producono risultati. La polizia di frontiera bavarese ha riferito di aver individuato 21.647 ingressi non autorizzati e arrestato 1.068 trafficanti tra settembre 2024 e luglio 2026 (Presseportal/Bundespolizei). Ma i numeri delle intercettazioni non risolvono la questione della proporzionalità. Meno passaggi ai valichi possono dipendere da cambiamenti di rotta, accordi a monte o modifiche nelle politiche d’asilo, non necessariamente dai controlli stessi. Un calo delle rilevazioni può sostenere tanto la revoca quanto la proroga.

Il codice Schengen continua a dire che i controlli interni devono restare eccezionali. Otto governi li trattano come ordinari. Se la Commissione non userà le procedure d’infrazione per mettere alla prova la stessa pronuncia della Corte di giustizia, secondo cui «temporaneo» deve conservare un significato, l’eccezione Schengen continuerà a diventare routine rinnovo dopo rinnovo, assorbita da pendolari, autotrasportatori e città di confine ai quali era stata promessa un’altra Europa.

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8/19/2026, 1:46:28 AM
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