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EU_PUBLIC_AFFAIRS04 / 05 · storia del giorno4 min · 863 parole · 42 fonti

L’Italia blocca i rinvii tedeschi

Scritto dall IAto brief AI · 23 agosto 2026, 02:50
Come è stata scritta

Europe assigns responsibility, but Italy controls when the road opens.

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il testo · 4 min di lettura

Matteo Salvini ha detto il 22 agosto, a una festa della Lega, che la Germania non avrebbe "alcun diritto" di rimandare in Italia "neanche un immigrato irregolare" mentre le navi delle Ong tedesche continuano a sbarcare persone sulle coste italiane (ANSA). La frase era costruita per fare rumore. Ma il potere di accettare o respingere i trasferimenti dei richiedenti asilo non sta al ministero dei Trasporti di Salvini: sta al Viminale di Matteo Piantedosi, che da metà agosto respinge con discrezione le richieste tedesche di trasferimento (Il Messaggero). Salvini mette in scena lo scontro. Piantedosi gestisce il blocco.

La distinzione conta perché, sotto il teatro politico, si è aperto un confronto amministrativo con il nuovo sistema europeo dell'asilo, entrato in applicazione da appena due mesi.

Quale regola si applica

Lo scontro tra Berlino e Roma ruota attorno a una data: 12 giugno 2026. Da quel giorno si applica il nuovo Regolamento europeo sulla gestione dell'asilo e della migrazione, che ha sostituito il vecchio sistema di Dublino (EUR-Lex). In entrambi i sistemi, di norma, la responsabilità della domanda ricade sul Paese in cui il richiedente asilo arriva o viene registrato per la prima volta.

La Germania vuole rimandare alcune persone in Italia in base alle nuove norme. Il ministero dell'Interno italiano sostiene invece che chi è arrivato prima del 12 giugno rientri nel vecchio quadro e non possa essere riaperto come nuovo caso (Sky TG24). A metà agosto Roma ha respinto formalmente tre trasferimenti programmati dalla Germania. Uno riguardava una donna somala di 22 anni, arrivata in Germania a marzo: prima della data fissata per il trasferimento è entrata in protezione ecclesiastica a Norimberga, facendo cadere il caso prima che potesse mettere davvero alla prova le nuove regole (EU Perspectives).

Piantedosi ha ridimensionato lo scontro. Il 21 agosto ha detto all'ANSA che l'Italia aveva ricevuto circa 50 richieste dal 12 giugno, ma che solo tre persone erano effettivamente arrivate, definendo "sterili" le polemiche (ANSA). I numeri sono piccoli. Il problema, per Berlino e per la Commissione europea, è che Roma non intenda accettare nemmeno quelli.

Chi spinge e chi frena

La pressione sull'Italia non è più soltanto bilaterale. L'Austria ha completato quattro trasferimenti verso l'Italia dall'avvio del patto, scegliendo casi cooperativi e viaggi in treno o in autobus (ORF, Die Presse). La Finlandia prepara trasferimenti individuali, senza che risultino ancora completati (Helsingin Sanomat). I Paesi Bassi dicono di aver avviato la procedura (Adnkronos).

Francia e Spagna, invece, frenano. Madrid, che è a sua volta Paese di primo ingresso, preferisce gestire i trasferimenti attraverso gli strumenti di solidarietà del patto, cioè il meccanismo che consente agli Stati di scegliere se accogliere persone ricollocate o versare contributi a un fondo comune, anziché attraverso espulsioni bilaterali (Euronews). La prudenza spagnola non è disinteressata: qualunque precedente che normalizzi ritorni illimitati verso i Paesi di primo ingresso può essere usato domani contro Madrid.

Nella prima valutazione della Commissione, relativa al periodo tra il 12 giugno e il 7 luglio, otto Stati membri avevano presentato richieste per 12 trasferimenti verso l'Italia. Roma le ha respinte tutte. Secondo la Commissione, lo Stato ricevente non può limitarsi a dire no e deve proporre una data alternativa. L'indicazione serviva a impedire il rifiuto per rinvio, ma non ha prodotto neppure un trasferimento (European Commission, 2EU Brussels).

Roma può dire no oggi; Bruxelles può punire domani

La posizione giuridica della Germania potrebbe essere corretta, ma gli strumenti per farla valere sono lenti. La Commissione può aprire una procedura d'infrazione, cioè il percorso formale con cui si obbliga uno Stato a rispettare il diritto dell'UE. In teoria Berlino potrebbe portare Roma davanti alla Corte di giustizia con un ricorso tra Stati, anche se nessun Paese membro lo ha fatto finora sulla migrazione, perché una causa del genere avvelena i rapporti bilaterali per anni. Le sanzioni finanziarie arrivano soltanto dopo una sentenza e dopo un'ulteriore inadempienza (Article 258 TFEU). Nulla di tutto questo sposta una persona oltre confine la settimana prossima.

Il vero strumento dell'Italia è il tempo. Se un trasferimento non avviene entro la scadenza prevista, la responsabilità torna allo Stato che avrebbe dovuto eseguirlo, come ha stabilito la Corte di giustizia nella sentenza Shiri del 2017 (CJEU, C-201/16). Respingere, contestare la classificazione, chiedere una nuova calendarizzazione, legare la cooperazione alla questione delle navi Ong: il diritto europeo dell'asilo non rende la Germania responsabile di una domanda solo perché una nave di soccorso batte bandiera tedesca (EUR-Lex AMMR). Ma l'argomento di Salvini non deve essere giuridicamente solido per funzionare politicamente. Fa guadagnare tempo a Roma mentre gli Stati del Nord consumano le scadenze.

I quattro trasferimenti completati dall'Austria dimostrano che il sistema può funzionare. Ne mostrano anche la scala: quattro persone, in autobus, in due mesi. Il vecchio sistema di Dublino aveva generato 24.152 richieste di trasferimento verso l'Italia nel solo 2025, mentre la Germania era riuscita a eseguire appena 5.377 trasferimenti verso tutte le destinazioni messe insieme (Eurostat via Sky TG24). Lo scarto tra carte e movimenti reali era il difetto cronico di Dublino. Per ora, l'Italia ha trovato nel nuovo patto lo stesso punto debole: la legge assegna le responsabilità più rapidamente di quanto Bruxelles riesca a imporne il rispetto.

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8/23/2026, 1:54:39 AM
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