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EU_PUBLIC_AFFAIRS02 / 05 · storia del giorno3 min · 725 parole · 34 fonti

Svezia, un seggio divide i blocchi

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Scritto dall IAto brief AI · 14 settembre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Sweden counts its seats, but every coalition still confronts refusal.

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Quando nella notte elettorale risultava scrutinato circa l’80% dei collegi, l’opposizione svedese disponeva di 175 seggi, contro i 174 della maggioranza uscente, sui 349 del Riksdag, il Parlamento nazionale. Sono questi i dati preliminari SVT reported, che restano tuttavia provvisori: tra le due coalizioni corre un solo seggio e i partiti non hanno ancora trovato un’intesa su chi possa entrare nel governo. L’ultimo mandato da assegnare potrebbe dunque stabilire chi sia in grado di impedire la nomina del prossimo premier, ma nessuno dei due schieramenti ha per ora un accordo interno sufficiente a esprimerne uno.

Lo scrutinio decisivo

L’Autorità elettorale svedese inizierà mercoledì 16 settembre a contare i voti anticipati ancora mancanti e le schede giunte in ritardo dall’estero; le operazioni potrebbero proseguire fino a giovedì (Election Authority). Spetterà poi alle commissioni elettorali delle contee procedere a un riconteggio e a una verifica separati, mentre il risultato acquisterà valore ufficiale soltanto con la certificazione dell’Autorità elettorale, attesa nel fine settimana del 19–20 settembre (Election Authority).

Quel numero conta perché la Svezia applica il parlamentarismo negativo: il presidente del Consiglio può insediarsi e restare in carica purché non votino contro 175 deputati. Il presidente del Riksdag, il talman, propone un candidato sul quale si pronuncia l’aula; il blocco che controlla 175 seggi può quindi fermare qualsiasi avversario, ma soltanto se tutti i parlamentari dello schieramento votano contro. È qui che si concentra l’incertezza: nessuna delle due parti può dare per scontata una simile disciplina tra i propri alleati.

Il problema di Andersson e quello di Kristersson

A sinistra, la leader socialdemocratica Magdalena Andersson si è detta disponibile a collaborare con tutti i partiti tranne i Democratici Svedesi (TT/Hallands Nyheter), avvertendo però il Partito della Sinistra che resta «molta strada da fare» prima di un suo ingresso nell’esecutivo. Perché Andersson possa governare è sufficiente che meno di 175 deputati le votino contro, ma ciò presuppone due concessioni da parte di alleati riluttanti: la Sinistra dovrebbe accettare di rimanere fuori dal governo, mentre il Partito di Centro dovrebbe tollerarne l’influenza dall’esterno. Nella notte elettorale, nessuno dei due aveva assunto pubblicamente un simile impegno.

A destra, il premier Ulf Kristersson ha promesso per la prima volta incarichi ministeriali ai Democratici Svedesi (AP, BBC). Tra il 2022 e il 2026 il partito ha già condizionato le politiche dell’esecutivo, pur senza controllare alcun ministero; Kristersson intende superare quella formula, ma non può imporla agli alleati. I Liberali, che nello stesso periodo hanno partecipato al governo, non hanno mai accettato pubblicamente di sedere accanto a ministri dei Democratici Svedesi (SVT). Anche se le ultime schede assegnassero alla destra 175 seggi, l’opposizione liberale all’ingresso del partito nell’esecutivo potrebbe impedire a quella maggioranza aritmetica di trasformarsi in un governo.

Il veto sul bilancio dell’UE

L’aritmetica delle coalizioni svedesi varca di rado i confini nazionali, ma questa volta interessa direttamente l’Europa per una ragione molto concreta: il denaro. In agosto la Svezia si è unita a Germania, Austria, Danimarca, Finlandia e Paesi Bassi nel chiedere tagli per diverse centinaia di miliardi di euro alla proposta della Commissione, pari a quasi 2.000 miliardi, per il bilancio settennale dell’UE (German Chancellery). Poiché il quadro finanziario richiede l’unanimità degli Stati membri ai sensi dell’articolo 312 del TFUE, Stoccolma dispone di un veto individuale (Article 312). La maggioranza dei partiti svedesi si oppone all’aumento del bilancio europeo (University of Gothenburg), sicché la linea contraria a una maggiore spesa difficilmente cambierà con il governo; potrebbe invece mutare l’elenco dei programmi che Stoccolma vorrà proteggere entro un tetto più basso. Un esecutivo di sinistra dipendente dal Centro e dai Verdi subirebbe pressioni per tutelare i fondi climatici, mentre uno di destra influenzato dai Democratici Svedesi sarebbe spinto a ridurli.

Sulla difesa, sette degli otto partiti rappresentati al Riksdag sostengono l’aumento della spesa e, a marzo, il Parlamento ha approvato all’unanimità un pacchetto di aiuti all’Ucraina da 12,9 miliardi di corone svedesi (Riksdag). L’adesione alla NATO e il sostegno a Kyiv poggiano su un consenso abbastanza ampio da resistere a qualunque esito delle trattative di coalizione.

Lo scrutinio di mercoledì dirà quale blocco abbia ottenuto più seggi, ma per governare occorrerà comunque che uno tra il Partito della Sinistra, il Centro, i Democratici Svedesi e i Liberali rinunci alla posizione assunta nella notte elettorale. Fino ad allora, la Svezia avrà un Parlamento, ma nessuna strada praticabile verso un governo.

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