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EU_ECONOMICS03 / 05 · storia del giorno3 min · 829 parole · 50 fonti

Romania, Danubio scavato per il nucleare

Scritto dall IAto brief AI · 23 agosto 2026, 02:50
Come è stata scritta

Romania bends a shrinking river to keep its reactors alive.

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il testo · 3 min di lettura

I due reattori nucleari romeni di Cernavodă sono fermi da metà agosto e il governo ha deciso di intervenire direttamente sul letto del Danubio per rimetterli in funzione. Le squadre al lavoro stanno facendo brillare rocce sott'acqua e rilasciando acqua dai bacini, in modo da convogliare verso le prese di raffreddamento della centrale una portata sufficiente. Il conto per sostituire 1,4 GW di elettricità stabile e a basso costo, quella che normalmente alimenta la rete giorno e notte, sta arrivando agli importatori, ai grandi consumatori industriali e ai mercati elettrici di tutta la regione (World Nuclear Association).

Come un fiume spegne un reattore

Cernavodă copre circa un quinto dell'elettricità romena (World Nuclear Association). Il principio di funzionamento è quello di ogni centrale nucleare: il reattore trasforma l'acqua in vapore, il vapore muove le turbine e il Danubio raffredda quel vapore perché il ciclo possa ricominciare. Quando il livello del fiume scende troppo perché le pompe riescano a pescare acqua, la centrale smette di produrre. Non c'è un problema di sicurezza. Manca semplicemente l'acqua per il raffreddamento.

L'Unità 1 si è fermata il 28 luglio. L'Unità 2 l'ha seguita il 13 agosto, dopo che la portata del Danubio a Baziaș era scesa a circa 1.350 m³/s, più o meno un terzo della media normale di agosto (Agerpres, Digi24). Romeo Urjan, di Nuclearelectrica, ha detto alla BBC di non attendersi una ripartenza entro dieci giorni (BBC). Secondo la stampa romena, al 21 agosto una riattivazione prima di settembre appariva improbabile (Recorder).

I primi interventi d'emergenza, tra esplosioni subacquee e chiatte cariche di pietrame, avevano guadagnato circa 8 cm di livello e altri nove giorni di attività per l'Unità 2, prima che anche quel margine si esaurisse (HotNews). Il 22 agosto il comitato romeno per le emergenze ha autorizzato un nuovo pacchetto: altri dragaggi e il rilascio supplementare di acqua dai bacini dell'Olt, al ritmo di 50 m³/s per cinque giorni (Agerpres, News.ro). Ogni rilascio, però, sottrae acqua che avrebbe potuto servire all'irrigazione o alla produzione idroelettrica più a valle. Bucarest sta comprando tempo con i margini dell'infrastruttura, non sta risolvendo la siccità.

Chi paga l'elettricità che manca

Le luci sono rimaste accese. Questo non significa che l'elettricità sostitutiva sia costata poco. Nella prima sera senza nucleare, le importazioni hanno coperto circa 1.839 MW al picco, pari al 27,4% dei consumi (Curs de Guvernare). Sul mercato day-ahead di OPCOM, dove si compra energia per la consegna del giorno successivo, i prezzi hanno superato 1.700 lei/MWh per il picco serale del 13 agosto (Gândul). Per ridurre la dipendenza da quelle importazioni, la Romania ha riavviato un gruppo a carbone da circa 300 MW a Rovinari (Romania Insider).

Nuclearelectrica ha invocato la forza maggiore, cioè la clausola legale che consente di sostenere che un evento straordinario impedisca di rispettare i contratti, avvertendo i clienti che potrebbe non essere in grado di consegnare l'energia promessa (ZF). Il rischio successivo ricade sui grandi consumatori industriali: il quadro d'emergenza romeno consente, se necessario, di ridurre la domanda industriale e sospendere le esportazioni (Balkan Green Energy News).

A guadagnarci è chi ha energia da vendere. I trader bulgari e ungheresi hanno chiesto 3.500-4.000 MW di capacità transfrontaliera, cioè il diritto di spostare elettricità attraverso gli interconnettori, mentre la produzione nucleare in Romania e Ungheria calava; in questo modo la centrale bulgara di Kozloduy è diventata per qualche giorno uno degli impianti più preziosi della regione (Mediapool). Il 17 agosto i prezzi day-ahead regionali oscillavano dai 153 euro/MWh della Grecia ai 173 euro/MWh della Romania, fino a circa 184 euro/MWh in Ungheria (Newmoney).

La stessa siccità, confini diversi

La centrale ungherese di Paks mostra la stessa fisica con un'altra bandiera. MVM ha iniziato a ridurre la produzione il 27 luglio, quando l'indicatore del Danubio ha segnato -106 cm; il 2 agosto funzionava ancora solo uno degli otto turbogeneratori (MVM Paks, MVM Paks). Il saldo netto giornaliero delle importazioni ungheresi è salito da circa 0,6 miliardi di fiorini a fine luglio a quasi 4 miliardi di fiorini all'inizio di agosto (Telex/G7). In Francia, un'analisi di Le Monde sui dati EDF ha rilevato che i vincoli ambientali hanno raggiunto il picco il 16 agosto, con 12,8 GW di capacità nucleare indisponibile (Le Monde).

Ogni Paese ha trovato un espediente: dragaggi, riavvio del carbone, rilascio dai bacini, importazioni. Il ritorno al carbone in Romania entra però in rotta di collisione con gli impegni assunti nel quadro dei fondi europei per la ripresa, che prevedono la chiusura di quegli stessi impianti; Bucarest ha già comunicato alla Commissione europea di voler rinviare quelle chiusure (HotNews). Il gruppo di coordinamento elettrico della Commissione ha affermato che il sistema nel suo insieme è rimasto stabile (European Commission). La rete europea può assorbire uno shock climatico di questo tipo, ma lo fa pagando di più importazioni, carbone, gas e capacità scarsa sugli interconnettori. Ogni rimedio consuma il bacino, la quota carbone o l'eccedenza esportabile di qualcun altro.

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8/23/2026, 1:55:26 AM
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