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EU_PUBLIC_AFFAIRS11 / 18 · storia del giorno3 min · 789 parole · 34 fonti

Spagna, 1.17 million pratiche alla Corte UE

Scritto dall IAto brief AI · 4 luglio 2026, 03:50
Come è stata scritta

A million applications wait for a status that the administrative machinery must now deliver.

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il testo · 3 min di lettura

Più di 1,17 milioni di persone hanno chiesto di regolarizzare la posizione migratoria in Spagna prima che la finestra si chiudesse a fine giugno, oltre il doppio rispetto alla stima iniziale del governo (Crónica Global, The Guardian). Da anni nessuno Stato membro dell'UE tentava una regolarizzazione del lavoro irregolare su questa scala. Ora il Tribunale supremo spagnolo sta valutando se chiedere alla Corte di giustizia dell'UE, il massimo organo giurisdizionale dell'Unione, di stabilire se il programma sia compatibile con il diritto europeo (El Español). Se la Corte accettasse il caso, la risposta vincolerebbe tutti gli Stati membri e fisserebbe il margine entro cui un governo può legalizzare lavoratori irregolari mentre i Paesi vicini costruiscono consenso politico su rimpatri più duri.

Una clausola, due letture

Il contenzioso ruota attorno a una sola disposizione della direttiva rimpatri, la norma del 2008 che definisce regole comuni per l'allontanamento delle persone prive di titolo di soggiorno. L'articolo 6, paragrafo 1, stabilisce che gli Stati «emettono una decisione di rimpatrio» nei confronti di chi soggiorni irregolarmente. Il paragrafo 4 consente però a uno Stato membro di concedere un permesso di soggiorno per «motivi caritatevoli, umanitari o di altra natura» e di non adottare l'ordine di allontanamento. Lo stesso manuale della Commissione sui rimpatri precisa che un Paese può «in qualsiasi momento» concedere un titolo di soggiorno a una persona irregolarmente presente sul territorio (Directive 2008/115/EC, Commission Return Handbook).

Il governo spagnolo vi vede uno spazio giuridico abbastanza netto. I critici sostengono invece che l'articolo 6, paragrafo 4, serva come valvola di sicurezza per casi individuali, non come base per regolarizzare oltre un milione di persone. Se il Tribunale supremo invierà un rinvio pregiudiziale, la procedura con cui un giudice nazionale chiede alla Corte di interpretare il diritto UE, la sentenza definirà i confini della clausola per tutti gli Stati membri (El Debate).

L'Europa legge la stessa vicenda attraverso paure diverse

In Germania il programma è stato letto soprattutto come una questione di lavoro. La copertura si è concentrata sul tentativo spagnolo di far emergere lavoratori dell'economia sommersa nei cantieri, nell'agricoltura e nell'assistenza domestica, portandoli dentro il perimetro fiscale e assicurativo (taz).

La stampa tedesca ha distinto con attenzione che cosa conceda davvero un permesso spagnolo. In base alle regole di Schengen, una carta di soggiorno rilasciata dalla Spagna permette viaggi brevi, fino a 90 giorni, negli altri Paesi dello spazio senza frontiere interne, ma non apre il mercato del lavoro di un altro Stato (FAZ, Schengen Convention, Art. 21). L'Austria, quindi, non dovrebbe accogliere automaticamente questi lavoratori.

La FPÖ austriaca, il partito di estrema destra oggi alla guida della coalizione, ne ha tratto comunque la conclusione opposta, definendo il piano spagnolo un «biglietto gratuito Schengen» e una «calamita per l'asilo» (Krone). In questa cornice finiscono nello stesso allarme fattori di attrazione, movimenti secondari e credibilità dei rimpatri. L'esposizione giuridica concreta è però limitata: i diritti di mobilità più ampi arrivano solo dopo anni di residenza continuativa, in base alla direttiva UE sui soggiornanti di lungo periodo, non con un primo permesso spagnolo di un anno.

L'Italia ha assorbito il caso spagnolo dentro il dibattito nazionale sull'applicazione delle regole. Il ministro dell'Interno Piantedosi ha presentato il Patto UE su migrazione e asilo, il pacchetto del 2024 che ridisegna la gestione europea delle domande d'asilo e dei rimpatri, come una svolta verso un'applicazione più rigorosa (Avvenire). Vista da Roma, la regolarizzazione spagnola appare come il modello opposto.

La Catalogna sostiene il peso amministrativo

I numeri pesano soprattutto sulla Catalogna. La regione ha ricevuto più di 257.000 domande, il dato più alto tra le comunità autonome, con la sola provincia di Barcellona oltre quota 192.000 (Crónica Global). Gli avvocati di Barcellona avvertono che la scarsità di appuntamenti negli uffici immigrazione è il principale rischio di collasso.

Il Portogallo mostra che cosa accada quando la capacità amministrativa non regge il passo. La campagna di regolarizzazione portoghese ha fatto emergere centinaia di migliaia di persone, ma gli arretrati hanno lasciato molti richiedenti senza documenti validi per mesi. Secondo ECO, oltre 162.000 lavoratori stranieri sono usciti dai registri della sicurezza sociale nel 2025 senza tornare a una posizione attiva. Una regolarizzazione può portare alla luce lavoro reale, ma solo se lo Stato trasforma le domande in uno status utilizzabile abbastanza in fretta da evitare una nuova zona grigia.

La questione giuridica davanti alla Corte sarebbe circoscritta: l'articolo 6, paragrafo 4, consente una regolarizzazione di massa oppure soltanto eccezioni caso per caso? La questione politica è più ampia. La Spagna sta verificando se un grande Stato membro dell'UE possa legalizzare lavoro irregolare su larga scala mentre i vicini investono capitale politico nei rimpatri. La prima risposta potrebbe arrivare dai giudici. Il primo fallimento, se arriverà, si vedrà nelle code per un appuntamento.

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7/4/2026, 3:33:25 AM
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