Austria tutela le scorte dalle cause per greenwashing

Austria’s old stock can face the new rule while civil lawsuits wait.
Composizione immagine · tobriefDa oggi, una confezione di caffè che si definisce «a impatto climatico zero» perché il produttore ha acquistato crediti di carbonio viola la normativa UE a tutela dei consumatori. La direttiva (UE) 2024/825 si applica dal 27 settembre 2026 (EUR-Lex) e vale anche in Austria. Per i prodotti già in commercio a quella data, però, il paese ha escluso per tre anni, fino a settembre 2029, le azioni civili fondate sulle principali nuove disposizioni (Austrian Federal Law Gazette).
Che cosa vieta la norma
La direttiva disciplina il modo in cui si vendono i prodotti, non la loro composizione. Riguarda le confezioni, gli espositori nei negozi e le pagine di vendita online (Commission FAQ). D’ora in poi sono vietate in modo esplicito le dichiarazioni secondo cui le emissioni di un prodotto sarebbero azzerate o ridotte grazie alla compensazione delle emissioni (EUR-Lex).
La regola è europea, ma a farla rispettare sono le autorità e i tribunali di ciascun paese. La Commissione la applica anche alle scorte già in commercio: i venditori devono correggere le dichiarazioni, ricorrendo se necessario ad adesivi o avvisi accanto ai prodotti (Commission FAQ).
Uno scudo dalle cause, non dalle regole
L’eccezione austriaca dipende dal momento in cui i prodotti sono stati «immessi sul mercato», cioè quando vengono forniti per la prima volta per la distribuzione o la vendita. Non conta quando è stata stampata la confezione o quando il prodotto è arrivato sugli scaffali (Austrian Federal Law Gazette). Fino al 2029, quindi, non si può intentare un’azione civile in base alle nuove norme contro una confezione entrata nella catena di distribuzione prima di oggi.
Le regole restano in vigore e le vecchie dichiarazioni non diventano per questo veritiere. Rimane valido anche il divieto austriaco di pubblicità ingannevole (WKO guidance). In base alla normativa austriaca sulla concorrenza sleale, di norma sono aziende concorrenti e associazioni dei consumatori, non i singoli acquirenti, a portare questi casi in tribunale. Sono proprio loro a perdere il principale strumento legale.
La Wirtschaftskammer (WKO), la camera di commercio austriaca e più visibile sostenitrice della norma, motiva la scelta con ragioni pratiche: ritirare dagli scaffali prodotti ancora vendibili o mandare al macero confezioni già stampate costa e genera rifiuti (WKO guidance).
I responsabili europei dei controlli hanno accolto in parte questa tesi. Il 30 giugno 2026 la rete delle autorità nazionali per la tutela dei consumatori ha stabilito che, caso per caso, i regolatori possono concedere alle aziende più tempo quando correggere le dichiarazioni sulle vecchie scorte comporta difficoltà concrete (CPC Common Understanding). Lo stesso documento chiarisce che le scorte già in commercio non esentano nessuno dal rispetto delle regole.
È qui che si concentra la disputa. Le autorità hanno lasciato margine di valutazione ai regolatori, che possono esaminare ogni prodotto e decidere quanto intervenire. L’Austria ha invece introdotto un’esenzione: una legge toglie per un periodo stabilito un rimedio giuridico a un’intera categoria di prodotti. La flessibilità concessa dai regolatori non avalla un divieto generalizzato di intentare cause.
Secondo i critici, l’Austria ha oltrepassato quel limite. Greenpeace ha commissionato un parere legale a Franz Leidenmühler, esperto di diritto UE, che sostiene che la direttiva non consenta un’eccezione del genere e solleva dubbi su come i venditori potrebbero dimostrare quando i prodotti sono entrati sul mercato (Greenpeace legal opinion). Foodwatch sostiene che gli adesivi permettano di correggere le confezioni ingannevoli senza distruggere nulla (Foodwatch). Greenpeace e l’associazione per il diritto ambientale ÖKOBÜRO hanno poi presentato un esposto alla Commissione (Greenpeace complaint).
I paesi vicini hanno lasciato decidere caso per caso
Altri paesi hanno affrontato il problema delle vecchie scorte senza introdurre un’esenzione a tempo. Il 4 settembre l’Ombudsman danese per i consumatori ha dichiarato che le regole valgono anche per le confezioni prodotte prima della data di entrata in vigore (Forbrugerombudsmanden). L’autorità olandese ACM afferma che potrà tenere conto delle vecchie scorte nei singoli casi, ma non prevede un periodo di tolleranza generale (ACM).
In tutti i paesi dell’UE sono ora vietate le dichiarazioni sul clima basate sulla compensazione delle emissioni. Nella maggior parte dei casi spetta ai regolatori decidere quanto rigorosamente applicare le norme alle scorte più vecchie. Per tre anni l’Austria si spinge oltre e preclude il ricorso ai tribunali alle aziende concorrenti e alle associazioni dei consumatori che normalmente contestano queste dichiarazioni (Austrian Federal Law Gazette).
Gli atti mostrano che i responsabili europei dei controlli hanno approvato una flessibilità da valutare caso per caso, non un divieto di legge sulle cause (CPC Common Understanding). Resta da stabilire se il divieto austriaco violi la direttiva. La Commissione può contestarlo rispondendo all’esposto e, se ravvisa una violazione, aprendo una procedura d’infrazione, il meccanismo formale con cui chiede a uno Stato membro di rispettare il diritto UE. Se l’Austria non si adeguasse, la decisione spetterebbe alla Corte di giustizia dell’UE. Il prossimo passaggio è la risposta della Commissione all’esposto di Greenpeace e ÖKOBÜRO.
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- 9/27/2026, 1:43:09 AM
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