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EU_PUBLIC_AFFAIRS11 / 18 · storia del giorno3 min · 684 parole · 52 fonti

Il Belgio scarica FCAS per i droni USA

Scritto dall IAto brief AI · 2 luglio 2026, 03:50
Come è stata scritta

A guide with nothing to lead: European defense remains grounded by its own governance.

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il testo · 3 min di lettura

Il ministro belga della Difesa Theo Francken avrebbe dato per morto il programma FCAS, il caccia franco-tedesco-spagnolo di nuova generazione, sostenendo che Bruxelles dovrebbe puntare piuttosto sui droni autonomi statunitensi (La Razón, g-enews). Il Belgio partecipava al progetto solo come osservatore, non come partner centrale, e quindi una sua uscita non basterebbe a farlo saltare. Il segnale, però, pesa più della decisione formale: un Paese della NATO che sta già comprando F-35 valuta il principale progetto europeo per il combattimento aereo come più lento e meno utile di ciò che Washington mette già sul mercato.

Il nodo del comando che Bruxelles non riesce a sciogliere

FCAS doveva essere un sistema di combattimento aereo in rete: un caccia pilotato, droni autonomi di scorta e uno strato comune di dati capace di collegare sensori, armi e comando dentro un’intera forza aerea (The Guardian, El País). Si è incagliato su una questione che sembra industriale, ma che in realtà è politica fino in fondo: chi decide l’architettura del progetto?

La francese Dassault guidava il pilastro del caccia e rivendicava l’autorità su architettura, software e diritti di esportazione. Una parte di quella rigidità nasceva dalla natura stessa del velivolo, destinato in prospettiva a trasportare la deterrenza nucleare francese, con tutto ciò che questo comporta in termini di sovranità (Le Figaro). La tedesca Airbus non voleva invece ridursi a un ruolo subordinato in un programma che Berlino finanziava in misura rilevante (FAZ). Nessuno ha ceduto. Il programma si è fermato.

L’UE non disponeva di uno strumento per sciogliere lo stallo. In base ai trattati, gli acquisti di caccia restano decisioni nazionali. L’articolo 346 TFUE lascia agli Stati membri un ampio margine sugli approvvigionamenti militari per ragioni di sicurezza nazionale (Article 346). Bruxelles può finanziare la ricerca comune attraverso il Fondo europeo per la difesa e incentivare gli acquisti congiunti con programmi come EDIP, il programma europeo per l’industria della difesa (EDF, EDIP). Non può nominare il capocommessa, assegnare l’autorità di progettazione o impedire a un ministro di comprare americano.

Secondo la stessa proposta EDIP della Commissione, dopo l’aumento della spesa militare seguito al 2022 il 78% degli acquisti degli Stati membri è finito a fornitori non UE, mentre il 63% è andato a fornitori statunitensi (EDIP proposal). La politica europea di autonomia strategica vorrebbe ridurre questa dipendenza. La mossa attribuita a Francken la renderebbe più profonda.

Il denaro corre più veloce della governance europea

La crisi di FCAS lascia ciascun partner in una posizione più fragile, anche se per ragioni diverse. La Francia guadagna nel breve periodo libertà di manovra per proteggere la sovranità progettuale di Dassault e seguire una traiettoria post-Rafale più ristretta. Ma Parigi perde cofinanziamenti e, soprattutto, l’argomento politico secondo cui l’Europa possa costruire l’aviazione da combattimento senza ricadere automaticamente su Washington (Brussels Signal). Il ministro tedesco della Difesa Boris Pistorius ha presentato il passo successivo come la ricerca di «opzioni più affidabili», lasciando sul tavolo sia un’alternativa guidata da Airbus sia ulteriori F-35 (Deutschlandfunk). La forza di Berlino sta nei soldi: la Francia difficilmente può finanziare da sola un caccia di sesta generazione senza un partner ricco (FAZ).

La Spagna, terzo partner del programma, resta in mezzo a queste due linee mentre subisce pressioni americane perché riapra il dossier F-35 (Infobae). Per gli Stati del fianco orientale, Polonia in testa, il calcolo è più diretto: con la Russia davanti, l’interoperabilità immediata con i sistemi statunitensi conta più di un caccia europeo atteso intorno al 2040.

La pressione competitiva accentua questa dinamica. L’aeronautica statunitense ha già assegnato ad Anduril e General Atomics i primi contratti di produzione per 150 Collaborative Combat Aircraft, droni autonomi pensati per volare insieme ai jet pilotati (Shephard, Forecast International). I programmi europei stanno ancora negoziando la governance. Quelli americani stanno già ordinando i velivoli.

È qui che si misura davvero la politica europea della difesa. Bruxelles ha costruito gli strumenti finanziari e ha creato incentivi alla cooperazione. Le manca ancora un modo per stabilire chi comandi il progetto prima che gli acquirenti, uno dopo l’altro, scelgano ciò che è già disponibile.

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7/2/2026, 3:30:42 AM
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