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EU_ECONOMICS10 / 10 · storia del giorno3 min · 803 parole · 42 fonti

Belgio, l’Iva blocca la manovra da €10 miliardi

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Scritto dall IAto brief AI · 11 ottobre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Belgium’s budget talks stall over who will pay at the till.

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il testo · 3 min di lettura

I ministri di maggior peso del governo belga si sono riuniti sabato pomeriggio e si sono separati in serata senza trovare un accordo sul bilancio: il principale punto di scontro è se i consumatori debbano pagare più IVA (De Standaard, RTBF). Il primo ministro Bart De Wever vuole migliorare i conti pubblici di circa 10 miliardi di euro entro il 2029 (Business AM). I partner di governo condividono un obiettivo di questa portata, ma discutono su chi debba sostenerne il costo: i consumatori, i lavoratori o gli utenti dei servizi pubblici. Intanto, entro il 15 ottobre, il Belgio deve consegnare alla Commissione europea una bozza di bilancio (Belgian Chamber).

Un’IVA più alta alla cassa per finanziare il taglio delle imposte sul lavoro

L’IVA, l’imposta sul valore aggiunto, si applica come percentuale al prezzo pagato alla cassa. Secondo il piano attribuito a De Wever, l’aliquota ordinaria, che riguarda la maggior parte dei beni e dei servizi, salirebbe dal 21% al 22%; quelle agevolate del 6% e del 12% confluirebbero invece in un’unica aliquota del 9%, mentre frutta e verdura potrebbero essere esentate (Brussels Times, RTL Info). Il governo non ha ancora indicato quali prodotti rientrerebbero in ciascuna fascia, perciò l’elenco resta provvisorio.

Un esempio ipotetico elaborato da De Morgen mostra la differenza: un prodotto che costa 100 euro, IVA al 6% inclusa, arriverebbe a circa 102,83 euro con l’aliquota al 9% e scenderebbe a circa 94,34 euro con l’IVA azzerata (De Morgen). Il calcolo presuppone che i negozi trasferiscano per intero la variazione sui prezzi, cosa che non sempre accade. A parità di questa ipotesi, i beni oggi soggetti all’aliquota intermedia costerebbero un po’ meno, mentre quelli con l’aliquota ordinaria un po’ di più.

De Wever vuole usare il gettito dell’IVA per accelerare il taglio delle imposte sul lavoro, scommettendo che un costo del lavoro più basso spinga le imprese ad assumere (Brussels Times). Il saldo per ciascuna famiglia dipenderebbe quindi da ciò che acquista e dai vantaggi che ricaverebbe dai tagli, ma il piano non specifica chi ne beneficerebbe. Le risorse disponibili sono già scese da circa 4,5 miliardi a 2,5 miliardi di euro, dopo l’aggiunta di esenzioni e misure compensative (De Standaard).

La CSC, il sindacato cristiano, ha commissionato una simulazione secondo cui un lavoratore medio perderebbe 348 euro l’anno (CSC). La cifra deriva dallo scenario elaborato dal sindacato, non da un pacchetto concordato.

Le alternative spostano altrove il conto

Il MR, partito liberale francofono della coalizione, rifiuta di raccogliere alla cassa una parte delle risorse necessarie. Il presidente Georges-Louis Bouchez sostiene che un aumento delle imposte penalizzerebbe i lavoratori e il ceto medio. Richiama una regola della coalizione secondo cui le nuove tasse possono coprire al massimo un nono dello sforzo complessivo di bilancio, cioè dell’insieme di risparmi e maggiori entrate (MR).

Il partito propone un’altra combinazione per arrivare a 10 miliardi: 4 miliardi da misure che, sostiene, erano già state decise, 1,5 miliardi dalla crescita e 4,5 miliardi di tagli alla spesa (MR). Includere la crescita significa prevedere che un’economia più grande produca più gettito con le aliquote attuali: è una stima, non denaro già disponibile. Il MR non ha indicato quali spese taglierebbe, quindi non è ancora possibile capire chi ne pagherebbe il prezzo.

Anche i tagli incontrano resistenze. Les Engagés e i socialisti fiamminghi di Vooruit, entrambi nella coalizione, si oppongono a circa 2 miliardi di risparmi nella sanità (RTL). Le informazioni disponibili non spiegano come si otterrebbero, perciò, a seconda delle misure scelte, i pazienti potrebbero affrontare costi più alti, attese più lunghe o una riduzione dei servizi.

Perché Bruxelles segue la partita

Secondo Eurostat, nel 2025 il deficit belga, cioè la differenza tra la spesa pubblica e le entrate dello Stato, è stato pari al 5,2% del PIL, il valore di tutto ciò che l’economia produce in un anno; il debito ha raggiunto il 107,9% (Eurostat). Il valore di riferimento dell’UE per il deficit è il 3% e i governi europei, attraverso il Consiglio, hanno concesso al Belgio tempo fino al 2029 per correggere quello che considerano un disavanzo eccessivo (Council recommendation).

Il Belgio ha già mancato una scadenza di ottobre: l’anno scorso ha presentato il piano per il 2026 il 14 gennaio 2026 (Eurogroup). Le regole europee, inoltre, non prevedono una multa automatica per i ritardi (Regulation 473/2013).

Il ritardo nell’invio conta meno del fatto che il deficit belga superi di molto il valore di riferimento europeo. La coalizione concorda sulla necessità di ridurre il disavanzo, ma non ha ancora deciso come ripartire l’aggiustamento fra chi fa la spesa, chi attende un taglio delle imposte sul lavoro e i pazienti del sistema sanitario. Finché il governo non definirà quali prodotti finiranno in ciascuna aliquota, non sarà possibile calcolare con precisione quanto l’opzione IVA costerebbe alle singole famiglie.

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10/11/2026, 1:35:03 AM
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