Bercy spinge per congelare il bilancio 2027

A nominal freeze settles over the Ministry of Finance, turning public spending into a silent landscape.
Composizione immagine · tobriefQuattro economisti incaricati da Bercy, il ministero francese dell'Economia e delle Finanze, hanno raccomandato per il 2027 una «année blanche»: un congelamento nominale di un anno su ampie parti della spesa pubblica, così da bloccare gli aumenti automatici incorporati nei bilanci francesi (Le Figaro). Secondo le ricostruzioni di stampa sulle conclusioni della missione, entro il 2032 servirebbero 126 miliardi di euro di risparmi per evitare che il deficit si avvicini al 7% del PIL (Upday). Il rapporto non è stato pubblicato, dunque quelle cifre restano stime filtrate alla stampa. La proposta, però, dice già molto: crescita e tasse, da sole, non bastano più.
Stessi euro, prezzi più alti, meno servizi
Un congelamento nominale significa che ospedali, scuole e programmi pensionistici riceverebbero l'anno prossimo lo stesso numero di euro di quest'anno. Se i prezzi salissero anche solo moderatamente, ogni euro congelato comprerebbe meno. Il taglio lo farebbe l'inflazione, senza bisogno di annunciarlo.
È esattamente questo il punto. Il problema della spesa francese non nasce da un singolo programma fuori controllo, ma da voci che crescono per automatismo: pensioni indicizzate ai prezzi, costi sanitari spinti dall'invecchiamento della popolazione, prestazioni sociali che si adeguano verso l'alto quasi da sole. Il congelamento colpisce le formule. Invece di costruire un taglio separato per ogni capitolo di bilancio, il governo lascerebbe che l'inflazione eroda la spesa reale su larga scala.
I numeri sono duri. Nel 2024 il debito pubblico francese era intorno al 113% del PIL, quasi il doppio del valore di riferimento europeo del 60% (BNP Paribas Economic Research). La sola spesa per interessi dovrebbe arrivare a 77,4 miliardi di euro nel 2026, diventando già la maggiore voce del bilancio francese (Boursorama).
Anche con anni di tagli, il debito potrebbe limitarsi a stabilizzarsi intorno al 120% del PIL entro il 2030 (BNP Paribas Economic Research). Per riuscirci servirebbe quello che gli economisti chiamano avanzo primario, cioè entrate superiori alla spesa al netto degli interessi, pari a circa lo 0,8% del PIL. La Francia ci riuscì l'ultima volta tra il 1998 e il 2001.
Per qualche giorno gli investitori hanno trattato la Francia come l'Italia
I mercati non aspettano che la politica finisca di discutere. Il 14 luglio il titolo di Stato francese a dieci anni rendeva circa il 3,88%, mentre l'equivalente tedesco pagava attorno al 3,12% (Idéal Investisseur, Financial Times). Il divario di circa 76 punti base, cioè 0,76 punti percentuali, non dipende solo dai timori sui conti pubblici: contano anche la liquidità e le aspettative sui tassi della BCE. Ma la traiettoria del deficit francese e la frammentazione politica pesano più di tutto il resto.
Il segnale più tagliente era arrivato qualche giorno prima. Intorno al 9-10 luglio, il costo per assicurarsi contro il default del debito pubblico francese ha superato per breve tempo quello dell'Italia (QuiFinanza, MarketScreener). Era una fotografia di mercato, non un giudizio definitivo. Ma ha incrinato un presupposto antico dell'eurozona: la Francia si finanzia come un'economia del centro, l'Italia come una periferica. Per alcune sedute, la gerarchia si è rovesciata.
Chi paga il congelamento
La Francia è già sottoposta alla procedura UE per disavanzo eccessivo, il meccanismo formale che scatta quando deficit o debito violano le regole fiscali europee (European Commission). Ogni capitale legge il congelamento attraverso le proprie paure. La FAZ tedesca ha definito la Francia il «Risikopatient» d'Europa, collegando la diagnosi alla frammentazione politica e all'aumento del debito (FAZ). Il Belgio riconosce il copione: la coalizione di governo deve fare i conti, secondo le ricostruzioni, con un buco da 7,7 miliardi di euro entro il 2029 (info.fr, 21news.be).
La questione più profonda è se il nuovo quadro fiscale europeo, che ha sostituito obiettivi annuali rigidi con piani di rientro negoziati Paese per Paese, regga quando il Paese sotto esame è la Francia. Se il congelamento riducesse il deficit in modo credibile, i costi di finanziamento scenderebbero e il sistema ne uscirebbe rafforzato. Se non funzionasse, lo spread si allargherebbe, gli interessi si sommerebbero agli interessi e Parigi si troverebbe davanti a scelte di bilancio più dure, sotto una pressione di mercato più stretta.
Secondo le ricostruzioni, la missione degli esperti avrebbe discusso la possibilità di escludere dal congelamento le pensioni minime di vecchiaia (Upday). È qui che emerge la tensione centrale: un congelamento funziona politicamente solo se alcune spese vengono protette, ma ogni esenzione sposta il peso su ciò che resta, dai servizi locali agli stipendi pubblici, dai bilanci degli ospedali agli investimenti. La prima vera battaglia di bilancio riguarderà quali voci congelate potranno ricominciare a sciogliersi.
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