Berlino aggira il freno al debito

Germany finances the work, but the building has barely begun.
Composizione immagine · tobriefIl 3 settembre i revisori federali tedeschi hanno avvertito il Parlamento che il governo sta entrando in una trappola del debito. Se Berlino confermerà i piani di spesa oggi sul tavolo, il debito federale potrebbe raddoppiare, passando da circa 1.500 miliardi di euro alla fine del 2020 ad almeno 3.000 miliardi entro il 2030 (FAZ, Bundestag). La questione riguarda ben più della Germania: la maggiore economia europea sta prendendo a prestito somme ingenti per finanziare difesa e infrastrutture, mentre spinge per tagliare circa 400 miliardi dal prossimo bilancio dell'UE (Investir/Les Echos). Una Berlino più indebitata sarà anche una Berlino meno generosa con il resto del continente.
Come 200 miliardi l'anno aggirano il freno al debito
Il Bundesrechnungshof, l'organo che verifica la regolarità della spesa federale, non prevede una crisi del debito sovrano. Avverte però che il nuovo indebitamento sta scorrendo ai margini del freno al debito, la regola costituzionale che limita il deficit strutturale federale allo 0,35% del PIL (Bundestag). Quella norma doveva impedire che i bilanci ordinari accumulassero disavanzi rilevanti. La riforma costituzionale del marzo 2025 vi ha aperto due varchi: la spesa per la difesa oltre l'1% del PIL non rientra più nel limite, e un nuovo fondo da 500 miliardi per infrastrutture e neutralità climatica può indebitarsi in proprio nell'arco di dodici anni (BMF).
Ne deriva una rapida salita del ricorso al mercato. L'indebitamento netto del bilancio federale ordinario passerà da 98 miliardi di euro nel 2026 a 167,3 miliardi nel 2030. Nel solo 2027, includendo i fondi speciali, il nuovo debito complessivo arriverà a circa 203 miliardi (Bundestag, Onvista/Reuters).
La spesa per interessi mostra il punto in cui il debito smette di essere una leva e diventa una rinuncia. Secondo le stime dello stesso governo, nel 2030 gli interessi raggiungeranno 80,7 miliardi di euro, su una spesa federale complessiva di 635,4 miliardi (Bundestag). Circa un euro su otto finirebbe al servizio del debito: risorse che il bilancio deve pagare prima ancora di finanziare scuole, ferrovie o riduzioni fiscali.
Soldi presi a prestito, ponti ancora da costruire
Le ragioni dell'indebitamento esistono. La Bundesbank ha rilevato che nel 2024 e nel 2025 gli investimenti fissi netti della Germania sono diventati negativi per la prima volta dalla riunificazione: il Paese ha consumato strade, ferrovie e reti energetiche più rapidamente di quanto le abbia sostituite (Bundesbank).
Autorizzare debito, però, è più semplice che costruire infrastrutture. L'istituto ifo ha calcolato che nel 2025 il governo ha preso a prestito 24,3 miliardi di euro attraverso il fondo infrastrutturale, mentre gli investimenti federali sono aumentati di appena 1,3 miliardi (ifo). Gran parte del nuovo debito ha sostituito risorse che il bilancio avrebbe comunque speso, invece di finanziare capacità aggiuntiva. Zeit ha scritto che finora si è usato solo circa il 10% del fondo per le infrastrutture (Zeit). Il ministero delle Finanze sostiene che l'impatto reale del fondo vada giudicato sull'intero periodo 2025-2028 (BMF); per ora, tuttavia, è un impegno più che un risultato.
Chi paga in Europa
Quando la Germania si indebita di più, il costo del denaro tende a salire per tutta l'eurozona. I titoli tedeschi restano il prezzo di riferimento del debito «sicuro» europeo: se quel parametro si alza, gli investitori chiedono rendimenti maggiori anche agli altri governi. I rendimenti decennali tedeschi hanno già superato il 3,36%, toccando i massimi da quindici anni (Euronews, Le Monde). La Francia, con un debito pubblico pari al 115,6% del PIL (Insee), è già sottoposta a una procedura UE per deficit eccessivo, il meccanismo che impone ai governi con disavanzi troppo ampi di tagliare la spesa o aumentare le entrate. Il Senato francese stima che il contributo di Parigi al prossimo bilancio europeo possa salire da 26 a 36 miliardi di euro l'anno (Sénat). Tassi di mercato più alti rendono quella stretta ancora più pesante.
La ricaduta politica si concentra sul prossimo quadro finanziario settennale dell'UE, per il periodo 2028-2034, che la Commissione ha proposto intorno ai 2.000 miliardi di euro (European Commission). Sei Paesi contributori netti, tra cui Germania e Paesi Bassi, chiedono tagli profondi (NOS). La Polonia teme che la pressione sui conti tedeschi si traduca in riduzioni dei fondi di coesione; allo stesso tempo, circa il 28% delle esportazioni polacche va in Germania, per cui la stagnazione tedesca rappresenta un rischio diretto per i produttori polacchi (Rzeczpospolita).
I partner europei della Germania hanno ora un indizio concreto a sostegno di un sospetto scomodo: Berlino riesce a fare spazio alle priorità nazionali più rapidamente di quanto riesca a farne per quelle comuni. La risposta dipenderà da ciò che il rapporto dei revisori lascia aperto: se il fondo infrastrutturale produrrà investimenti reali, oppure se resterà un modo elegante, molto tedesco nella forma e molto europeo nella sostanza, per ribattezzare vecchia spesa con nuovo debito.
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