Bruxelles incalza Madrid sulla corruzione

The Commission’s evidence file sits as a heavy, immovable record of stalled judicial repairs.
Composizione immagine · tobriefIl governo di Pedro Sánchez si presenta come un difensore delle regole democratiche. Nel Rapporto 2026 sullo Stato di diritto, pubblicato il 17 luglio, la Commissione europea ha però registrato «progressi limitati» nella lotta alla corruzione, l’assenza di norme sul lobbying e una riforma giudiziaria ancora incompiuta (European Commission, Ara). Il rapporto annuale non ha forza vincolante e non comporta sanzioni (Commission Q&A). Ma consegna ai critici della Spagna, interni ed europei, un dossier con il timbro di Bruxelles che hanno già iniziato a usare.
Che cosa ha rilevato la Commissione
Il Rapporto sullo Stato di diritto è il controllo annuale con cui la Commissione valuta, per ogni Paese dell’UE, tribunali, contrasto alla corruzione, libertà dei media e garanzie istituzionali. Il capitolo spagnolo assomiglia a un elenco di lavori lasciati a metà.
Sulla corruzione, il problema principale è la lentezza. I grandi procedimenti si arenano per colli di bottiglia legati alle perizie finanziarie e per una gestione debole dei fascicoli (Infobae, La Voz de Galicia). La Spagna non dispone ancora di un registro pubblico obbligatorio dei lobbisti né di un’autorità indipendente per l’integrità dotata di poteri effettivi, anche se un disegno di legge è in preparazione (20 Minutos).
La critica sulla giustizia è più profonda. La Commissione ha ripetuto la richiesta che la Spagna modifichi il metodo di selezione dei membri del CGPJ, l’organo che governa la magistratura e nomina i giudici di vertice. Il sistema attuale consente ai partiti parlamentari di pesare in modo decisivo sulla composizione del consiglio, che a sua volta incide sulle promozioni nella magistratura (Ara). Bruxelles ha anche sollecitato Madrid a separare il mandato del Procuratore generale dal ciclo politico del governo: quando la durata dell’incarico del capo della procura dipende da chi è al potere, si crea almeno l’apparenza che l’azione penale possa seguire interessi politici (El Español).
Il passaggio più netto riguarda il linguaggio politico. La Commissione ha affermato che la critica alle sentenze rientra nel dibattito democratico, ma che governo e Parlamento dovrebbero evitare dichiarazioni capaci di indebolire l’indipendenza dei giudici.
Chi trae vantaggio da quelle parole
In Spagna, a guadagnarci è soprattutto l’opposizione. «Progressi limitati» è una formula di Bruxelles che i critici di Sánchez possono esibire senza dover costruire da soli l’accusa (El Mundo). Le organizzazioni per la trasparenza ottengono un parametro esterno a cui richiamarsi quando le loro richieste rischiano di venire liquidate come partigiane. Il governo, dal canto suo, può assorbire il colpo sostenendo che si tratti di un monitoraggio ordinario e richiamando le riforme in cantiere.
Fuori dalla Spagna, l’Ungheria ha colto il rapporto come munizione politica. Prima della pubblicazione, il ministro ungherese per gli Affari europei János Bóka aveva sostenuto che il documento avrebbe mostrato se la Commissione giudichi tutti i Paesi con lo stesso metro (Origo, HVG). I media vicini al governo ungherese hanno poi presentato le critiche alla Spagna come la prova di un doppio standard. Le testate indipendenti ungheresi hanno respinto il paragone: la Spagna viene richiamata per lacune sul lobbying e lentezze giudiziarie, mentre il dossier ungherese riguarda corruzione sistemica e lo smantellamento dei contrappesi al potere esecutivo. Anche il governo slovacco ha denunciato una selettività simile, ma la stampa slovacca si è concentrata soprattutto sulle carenze di Bratislava (Aktuality).
Un fascicolo probatorio, non uno strumento coercitivo
La Commissione presenta questo ciclo come un monitoraggio preventivo. Le raccomandazioni non sono vincolanti. Al capitolo sulla Spagna non si accompagnano congelamenti di fondi, ricorsi alla Corte o scadenze giuridiche. I precedenti del rapporto mostrano il limite dello strumento: secondo EU Perspectives, solo il 47% delle raccomandazioni del 2025 aveva ricevuto, entro un anno, una risposta piena o parziale.
Il rapporto acquista peso soltanto quando si collega a strumenti con conseguenze concrete: una causa in cui la Commissione porti uno Stato davanti alla Corte per violazione del diritto dell’UE, oppure un blocco di bilancio con cui Bruxelles trattenga i fondi fino all’attuazione delle riforme (Commission). Nel caso della Spagna, nessuno dei due strumenti è stato attivato.
La Commissione ha prodotto un fascicolo probatorio. Documenta procedimenti per corruzione rallentati, regole assenti sul lobbying, riforme giudiziarie incompiute e attacchi politici ai tribunali. Se quel fascicolo spingerà la Spagna a riformare o resterà un titolo che Madrid aspetterà di superare, dipende solo da governo, Parlamento e magistratura spagnoli. Finora, non hanno dato una risposta.
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