Bulgaria, stop ai pagamenti del gas

A monumental meter stands idle in the plains, measuring the cost of empty pipes.
Composizione immagine · tobriefBulgargaz, la società statale bulgara del gas, versava secondo le ricostruzioni circa 1 milione di lev al giorno, pari a circa 512.000 euro, alla turca Botas per capacità su gasdotti e terminali che in larga parte non utilizzava, accumulando 360 milioni di dollari di debiti e rischiando penali fino a 3 miliardi di lev in caso di recesso dal contratto (BTA, EUAlive). Il congelamento di 15 mesi firmato questo mese ferma l'emorragia di cassa. Resta però da dimostrare che Sofia sappia trasformare quella capacità in un'attività redditizia.
Come un accordo d'emergenza è diventato un costo quotidiano
Il contratto risale al gennaio 2023. La Russia aveva appena interrotto le forniture di gas via tubo alla Bulgaria e Bulgargaz si era mossa in fretta per trovare alternative. La società prenotò un ampio accesso ai terminali turchi di GNL, gli impianti in cui il gas naturale liquefatto arrivato via nave viene riportato allo stato gassoso e immesso nei gasdotti, insieme alla capacità nelle condotte che portano quel gas fino al confine bulgaro (EUAlive). L'intesa, valida fino al 2035, seguiva la logica take-or-pay: le tariffe andavano pagate anche se il gas non scorreva.
Una struttura del genere funziona se ci sono clienti pronti a riempire il tubo. La Bulgaria non li aveva. Lungo la rotta non c'erano acquirenti in grado di assorbire quei volumi, né esisteva un hub regionale attraverso cui rivendere la capacità in eccesso. Le rotte concorrenti da Grecia e Croazia si contendevano già la stessa domanda. Intanto gli addebiti giornalieri continuavano a maturare, fino a formare il debito che il premier bulgaro ha riconosciuto questo mese.
Con il congelamento, Bulgargaz paga solo la capacità che utilizza davvero, mentre le due parti rinegoziano (Investing.com, 3e-news). Una passività fissa diventa un costo variabile. È un sollievo finanziario concreto, ma non cancella il debito già accumulato né prova che qualcuno voglia prenotare quella rotta.
La Grecia ha già ciò che la Bulgaria promette
Il vicepremier Ivo Hristov sostiene che l'accordo possa ancora ripagarsi se la Bulgaria diventerà una "porta energetica" per l'Europa orientale (BNR). L'idea è semplice: il GNL entra in Turchia, attraversa la Bulgaria e prosegue verso Ungheria o Romania a un prezzo consegnato, cioè il costo finale dopo tariffe di terminale, pedaggi di trasporto e margini commerciali, più conveniente rispetto alle rotte concorrenti. Se i volumi transitano a tariffe competitive, la capacità si ripaga. Il punto è dimostrare che quella domanda esista.
La Grecia lo sta già facendo, e con contratti firmati. Sul corridoio nord-sud greco, la società energetica Metlen ha prenotato 20 GWh al giorno di capacità fino al 2031 (Euro2day). La prima asta di lungo periodo del corridoio ha allocato oltre il 45% della capacità di export offerta, con impegni che arrivano al 2040 (World Energy News). Acquirenti identificati, denaro vero, tariffe pubblicate. La rotta bulgara via Turchia, per ora, non ha nulla di tutto questo.
Il contribuente è alla fine del tubo
Dal congelamento guadagnano entrambe le parti. Bulgargaz ottiene 15 mesi per trovare clienti o rivedere le condizioni. Botas e la Turchia evitano un contenzioso e tengono viva l'ambizione di presentarsi come snodo regionale del gas (BNR).
Il rischio resta sulle spalle dei contribuenti bulgari. Bulgargaz è una società statale. Il premier sostiene che la sistemazione del debito da 360 milioni di dollari "non peserà" sulla Bulgaria (BTA), ma non ha spiegato come un'impresa pubblica possa assorbire una perdita di queste dimensioni senza trasferirla altrove. Se gli oneri fissi torneranno e la rinegoziazione fallirà, le perdite emergeranno sotto forma di sostegno statale, tariffe regolate del gas più alte o investimenti rinviati. Il meccanismo è lineare: quando una società pubblica non copre i costi, prima o poi paga il pubblico.
Acquirenti regionali come l'Ungheria ne trarranno beneficio solo se la rotta rinegoziata offrirà gas a un prezzo più basso di quello già disponibile. L'interesse di Budapest segue il prezzo, non le ambizioni di Sofia (24 Chasa). Nel frattempo il corridoio greco continua a riempirsi. Ogni mese che la Bulgaria dedica alla ristrutturazione è un mese in cui i concorrenti firmano contratti veri.
La Bulgaria ha comprato 15 mesi. Ora deve portare la prova che manca: domanda firmata, a una tariffa che gli acquirenti siano davvero disposti a pagare. Senza questo, il congelamento resta un rinvio, non un modello di business.
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