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EU_PUBLIC_AFFAIRS09 / 18 · storia del giorno3 min · 748 parole · 23 fonti

Bulgaria, stop al sequestro Lukoil

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Scritto dall IAto brief AI · 22 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

European governments struggle to find a legal key to Russian-controlled energy infrastructure.

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il testo · 3 min di lettura

La Bulgaria ha provato a trasformare un problema di sicurezza energetica in un controllo pubblico quasi proprietario sulle società legate a Lukoil nel settore dei carburanti. La Corte costituzionale ha fermato l’operazione. La decisione pesa oltre Sofia perché mette a nudo una lacuna che nessuno Stato membro dell’UE è riuscito a colmare da solo: le sanzioni possono congelare beni russi, ma non esiste uno strumento giuridico comune che consenta ai governi di eliminare l’influenza russa da raffinerie considerate critiche. Ogni Paese procede per conto proprio. I tribunali nazionali fissano il confine.

Cosa ha cancellato la Corte di Sofia

Il regime bulgaro del «manager speciale» consentiva al governo di nominare un amministratore pubblico con poteri molto ampi sulle società collegate a Lukoil: dal controllo delle azioni e dei diritti di voto fino alla cessione degli asset (24 Chasa). La Corte ha smontato una parte consistente di quel meccanismo, stabilendo che le decisioni di nomina debbano poter essere sottoposte al controllo dei giudici e che lo Stato non possa vendere beni della raffineria senza il coinvolgimento del proprietario (Blitz).

Sotto amministrazione speciale resta soltanto Lukoil Neftochim, la raffineria di Burgas, l’unico grande impianto petrolifero del Paese. Tre altre società legate a Lukoil sono invece uscite del tutto dal regime.

Sofia deve intanto gestire una seconda pressione. I diplomatici bulgari hanno fatto lobbying per escludere il fondatore di Lukoil, Vagit Alekperov, da un nuovo pacchetto di sanzioni dell’UE, sostenendo che lo richiedessero gli interessi energetici e dei trasporti (EFE). Litasco, il braccio commerciale di Lukoil, ha minacciato un arbitrato contro gli interventi bulgari, aprendo la possibilità di una pesante richiesta di compensazione. Il vincolo è evidente: la Bulgaria vuole governare un asset strategico legato alla Russia senza compiere passi che mettano a rischio l’approvvigionamento di carburanti o facciano esplodere il contenzioso.

Quattro Paesi, quattro soluzioni improvvisate

L’obiettivo politico è condiviso in Europa. Gli strumenti giuridici no.

La Germania ha posto Rosneft Deutschland sotto amministrazione fiduciaria nel 2022 per mantenere in funzione la raffineria PCK di Schwedt. Il fiduciario controlla la gestione quotidiana, ma la proprietà resta a Rosneft. Berlino non ha un piano per comprare o espropriare l’impianto (Bundestag). La Costituzione tedesca, la Legge fondamentale, ammette l’esproprio solo per finalità pubbliche e con pieno indennizzo (Article 14 GG). Più l’amministrazione fiduciaria si prolunga, più diventa difficile difenderne davanti ai giudici il carattere «temporaneo».

L’Italia ha scelto un’altra strada per la raffineria ISAB di Priolo, in Sicilia. Roma l’ha posta sotto amministrazione temporanea con un decreto d’urgenza, poi ha autorizzato la vendita a un privato, G.O.I. Energy (Gazzetta Ufficiale, Reuters). Lo Stato non ha mai acquisito la proprietà: ha sorvegliato un’uscita di mercato, evitando l’esposizione legale più dura.

La Romania può esaminare i potenziali acquirenti e fare pressione sulle società attraverso le licenze, soprattutto intorno al blocco offshore Trident, nel Mar Nero. Secondo quanto riportato, un consorzio di investitori arabi e americani avrebbe contattato Bucarest per acquistare asset di Lukoil (Economica.net). Ma la Romania non può semplicemente ordinare una vendita.

La Polonia ne ricava un vantaggio silenzioso. Mentre Schwedt si allontana dal greggio russo, la logistica polacca attraverso Danzica e l’oleodotto PERN acquista peso (DW).

Il vuoto che Bruxelles non ha colmato

Le sanzioni dell’UE possono congelare asset e vietare transazioni, ma non trasferire la proprietà di una raffineria (Regulation 269/2014). Il regolamento europeo sul controllo degli investimenti coordina gli esami nazionali sugli acquirenti stranieri, lasciando però la decisione finale ai singoli governi (FDI Screening Regulation). E la Corte di giustizia dell’UE, il massimo giudice europeo, ha chiarito che anche le misure sanzionatorie restano soggette al controllo giurisdizionale (Rosneft C-72/15). La politica dell’emergenza non elimina i giudici dalla catena del potere.

L’Europa condivide un problema geopolitico, ma non dispone di uno strumento giuridico comune per risolverlo. La Germania mantiene un’amministrazione fiduciaria la cui proporzionalità si indebolisce anno dopo anno. L’Italia ha costruito un’uscita ordinata con un decreto su misura. La Bulgaria ha spinto troppo oltre e la Corte l’ha riportata indietro. La Romania aspetta compratori che non può obbligare a presentarsi. Senza un quadro europeo capace di distinguere tra la continuità delle forniture e l’acquisizione mascherata della proprietà, ogni governo continuerà a improvvisare, ogni tribunale fisserà limiti diversi e i costi della frammentazione cadranno in modo diseguale: cause legali in un Paese, rischi di approvvigionamento in un altro, fuga degli investitori in un terzo. La Commissione non può decidere il diritto di proprietà bulgaro. Può però decidere se l’Europa debba continuare a lasciare questo problema all’improvvisazione nazionale.

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7/22/2026, 2:18:38 AM
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