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EU_ECONOMICS15 / 18 · storia del giorno3 min · 744 parole · 37 fonti

Chint, hub da 1.3 GW in Portogallo

Scritto dall IAto brief AI · 17 giugno 2026, 03:50
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A fragile architecture supports the weight of Europe’s shifting energy dependencies.

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1.300 MW di capacità solare ed eolica, quasi 900 MW di accumulo in batterie, 2,1 milioni di pannelli solari distribuiti nell'Alentejo, nel sud del Portogallo, e 1.868 GWh di elettricità immessi ogni anno nella rete nazionale (Observador, Jornal Económico). Chint, gruppo a capitale cinese, ha presentato la proposta preliminare per delimitare lo studio di impatto ambientale del cluster, che si estenderebbe nei comuni di Portel e Vidigueira. È il primo passaggio formale nell'iter autorizzativo portoghese: nulla, per ora, ha ricevuto il via libera. Ma le dimensioni del progetto lo collocano esattamente nel punto di tensione tra le due grandi priorità energetiche europee: decarbonizzare in fretta e smettere di dipendere dalla Cina per farlo.

Le batterie cambiano il quadro

La sola generazione solare ed eolica basterebbe a fare di questo uno dei maggiori progetti rinnovabili del Portogallo. La componente di accumulo alza ulteriormente la posta. Il cluster prevede 358 unità di stoccaggio, per circa 895 MW di potenza, pensate per assorbire l'eccesso di produzione solare durante il giorno e restituirlo quando il sole cala (Observador). Tre nuove linee di trasmissione ad altissima tensione, ciascuna lunga tra 7,4 e 8,9 km, collegherebbero gli impianti alla rete nazionale.

Proprio perché il progetto comprende infrastrutture a ridosso della rete, entra nel campo dei dossier di sicurezza che in Europa si sono fatti sempre più sensibili. Un sistema di batterie di queste dimensioni non si limita a conservare elettricità: contribuisce a regolare frequenza e tensione della rete. Chi controlla il software di gestione delle batterie può, almeno in teoria, destabilizzare il sistema immettendo o trattenendo energia nei momenti più delicati. È questo rischio a trasformare un progetto di energia pulita in una questione strategica.

Alqueva-Portel, del resto, non è l'unica scommessa portoghese di Chint. Secondo la stampa locale, la società avrebbe una pipeline solare da 6,6 GW nell'Alentejo e 2.520 MW di capacità di connessione alla rete già contrattualizzati con REN, il gestore portoghese della trasmissione, pari a oltre il 20% dell'ultimo elenco di contratti della società (Jornal Económico).

Il prezzo del no

Il problema europeo è che l'alternativa alla fornitura cinese costa di più e richiede più tempo. La Cina controlla oltre l'80% di tutte le fasi chiave della produzione di pannelli solari, secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (IEA). I fornitori cinesi coprono circa il 70% degli inverter europei, i dispositivi che trasformano l'elettricità solare nella corrente alternata utilizzata dalla rete (Boursorama/Reuters). La Germania nel 2025 ha importato batterie per 22 miliardi di euro, circa la metà dalla Cina (Handelsblatt).

Limitare le apparecchiature cinesi comporta costi misurabili. Le restrizioni dell'UE sugli inverter cinesi nei progetti finanziati con fondi pubblici potrebbero incidere su almeno 14 GW di nuova capacità solare, più di un quinto delle installazioni annue nell'Unione (Boursorama/Reuters). Gli inverter prodotti in Europa costano circa il 20-40% in più degli equivalenti cinesi (EnergyNews). Ritardare un progetto come Alqueva-Portel significa anche rinviare capacità di accumulo di cui la rete portoghese ha sempre più bisogno.

L'UE dispone di uno strumento di controllo: il Regolamento 2019/452 consente agli Stati membri e alla Commissione di esaminare investimenti esteri che possano minacciare la sicurezza o l'ordine pubblico (European Commission). Ma il regolamento coordina, non blocca. Bruxelles può avvertire. A decidere è il Portogallo.

Gli Stati membri si stanno già dividendo

La Germania considera gli asset rinnovabili connessi alla rete come possibili vulnerabilità infrastrutturali, con paragoni espliciti alla precedente dipendenza dal gas russo (FAZ). La Lituania è andata oltre, attribuendo ai gestori di rete il diritto di scollegare gli impianti solari sopra i 100 kW che non rispettino gli obblighi di cybersicurezza (pv magazine). La Spagna sottopone gli investimenti a controllo, ma corteggia le fabbriche cinesi quando portano occupazione locale. L'Ungheria ha corso più di tutti, attirando 3,9 miliardi di euro di investimenti diretti cinesi nel 2025, soprattutto in veicoli elettrici e batterie, anche se lo stabilimento CATL di Debrecen avrebbe raggiunto, due anni dopo l'apertura, solo circa metà della forza lavoro promessa (Portfolio, HVG).

Per Alqueva-Portel la variabile di sicurezza decisiva è chi controlli il software operativo, i sistemi di gestione delle batterie, i diritti di aggiornamento da remoto lungo i 25 anni di vita dell'impianto. La stampa portoghese ha ricostruito megawatt e pannelli. Non ha ancora chiarito chi sieda davvero alla console di controllo. Da quella risposta dipenderà se il progetto sia un investimento verde o un'esposizione strategica. Finora, né a Lisbona né a Bruxelles qualcuno lo sta chiedendo pubblicamente.

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6/17/2026, 3:38:32 AM
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