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TECH_SCIENCE03 / 05 · storia del giorno3 min · 649 parole · 26 fonti

L’Ebola raggiunge sette province del Congo

Scritto dall IAto brief AI · 13 settembre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Blank contact lists accumulate as the virus outruns its trackers.

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il testo · 3 min di lettura

I dati della sorveglianza sanitaria congolese riportati da Reuters hanno superato due soglie nella stessa settimana: al 10 settembre si contavano 7.022 casi confermati di Ebola e 3.398 decessi in 62 zone sanitarie, mentre nel Sud-Ubangi, provincia dell’estremo nord-ovest distante centinaia di chilometri dalle regioni orientali in cui ebbe origine l’epidemia, è emerso il primo contagio confermato. Le province colpite salgono così a sette. Nell’ultimo bollettino sull’epidemia, basato sui dati aggiornati al 7 settembre, l’OMS indicava un totale inferiore, pari a 6.479 casi: uno scarto dovuto ai tempi che separano i conteggi provinciali dal ciclo di verifica dell’Organizzazione, non a valutazioni divergenti sulla portata dell’emergenza.

Per quanto già elevate, le cifre descrivono probabilmente soltanto una parte della realtà. Alla fine di agosto il comitato di emergenza dell’OMS ha stimato che il numero effettivo delle infezioni possa essere da tre a quattro volte superiore ai casi individuati, poiché nelle aree remote o interessate dai conflitti molti contagi sfuggono del tutto alla sorveglianza.

Un viaggio in battello sfuggito a ogni controllo

Il caso del Sud-Ubangi mostra quanto a lungo il virus possa spostarsi senza essere riconosciuto. Secondo RFI, un uomo di 23 anni partì a luglio dal Sud Kivu, attraversò Ruanda e Uganda, rientrò in Congo dall’Ituri e, dopo un incidente stradale, venne ricoverato a Kisangani; da lì salì su un battello diretto verso nord-ovest lungo il fiume Congo. Durante il tragitto comparvero i sintomi e un infermiere a bordo gli prestò assistenza, ma l’uomo morì dopo essere arrivato ad Akula. Soltanto l’analisi di un campione prelevato dopo la morte confermò che si trattava di Ebola.

Prima che se ne accertasse l’infezione, quel viaggio aveva attraversato diverse province e forse tre Paesi. Le squadre incaricate della risposta devono ora ricostruire ogni possibile occasione di contagio lungo il percorso, dagli ospedali ai battelli, passando per gli ambulatori informali e i familiari. Nei pressi del luogo del decesso si erano individuati 38 contatti, ma il conteggio resta provvisorio. Poiché il Sud-Ubangi confina anche con la Repubblica Centrafricana, si è reso necessario attivare l’allerta transfrontaliera, sebbene nulla indichi che il paziente sia entrato nel Paese.

L’Ebola si trasmette attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei di una persona malata o deceduta, non per via aerea. Per contenere l’epidemia occorre individuare rapidamente ogni persona infetta, isolarla e sorvegliare per 21 giorni chiunque abbia avuto contatti con lei. L’elenco dei contatti è il sistema di allerta precoce della risposta sanitaria: quando compaiono malati che non vi figuravano, significa che il virus si è mosso più rapidamente delle squadre incaricate di seguirne le tracce.

Nessun vaccino di provata efficacia contro questa variante

Le precedenti epidemie di Ebola in Congo erano provocate dallo Zaire ebolavirus; quella attuale dipende invece dal Bundibugyo virus, una specie diversa. La distinzione ha conseguenze concrete, perché Ervebo, il vaccino autorizzato dalla US FDA contro lo Zaire ebolavirus, agisce su una proteina di superficie specifica di quella specie e non è stato dimostrato che protegga gli esseri umani dal Bundibugyo. L’OMS ha destinato 70.000 dosi di Ervebo alla ricerca; al 7 settembre erano state vaccinate 2.007 persone, nell’ambito di un protocollo che informa i destinatari dell’assenza di una protezione comprovata.

La sperimentazione clinica PARTNERS sta valutando due trattamenti sperimentali, MBP134 e remdesivir, su oltre 300 pazienti arruolati. Lo studio è ancora in corso e nessuna delle due terapie ha finora dimostrato di essere efficace. Intanto, vaccini specifici contro il Bundibugyo sviluppati da Oxford e Moderna si trovano nelle prime fasi delle sperimentazioni sulla sicurezza nel Regno Unito e in Canada.

Il Congo ha ampliato la capacità di cura, passando dall’unico centro con nove posti letto disponibile a maggio a 59 strutture con 1.346 posti letto entro settembre. Un piano di risposta aggiornato della durata di 180 giorni richiede circa 1,3 miliardi di dollari.

Quanto al rischio di importazione in Europa, nel rapporto del 7 settembre l’OMS registrava un caso in Francia e due pazienti trasferiti in Germania per ricevere cure. L’andamento dell’epidemia si deciderà però in Congo, dove un virus contro il quale non esiste ancora un vaccino di efficacia provata avanza in un territorio che rende quasi impossibile rintracciare ogni contatto. Non vi sono ancora elementi per concludere che il contenimento stia guadagnando terreno.

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