Il Congresso frena i motori turchi

A $700 million engine sale serves as a strategic tether to Western supply chains.
Composizione immagine · tobriefIl 24 giugno il governo statunitense ha notificato al Congresso l'intenzione di vendere alla Turchia motori General Electric F110 destinati al caccia nazionale KAAN, un'operazione da circa 700 milioni di dollari secondo ProtoThema. Pochi giorni dopo, la deputata democratica Dina Titus ha presentato una risoluzione per fermarla.
Lo scontro sembra circoscritto, ma costringe Washington a scegliere tra due linee che pesano su tutta l'Europa: usare le esportazioni militari per tenere la Turchia agganciata alle filiere occidentali, oppure far valere la punizione imposta quando Ankara acquistò dalla Russia il sistema di difesa aerea S-400. In entrambi i casi, cambia l'equilibrio di sicurezza di un alleato diverso.
Che cosa può fare davvero il Congresso
Gli Stati Uniti vendono armi agli alleati attraverso le Foreign Military Sales, il canale governativo per le forniture militari. Dopo la notifica, il Congresso può tentare di bloccare l'operazione. Titus ha usato lo strumento previsto: una risoluzione congiunta di disapprovazione, che apre il voto sull'eventuale stop a una vendita notificata (ProtoThema, CRS).
Sulla carta sembra un potere netto; nella pratica lo è raramente. La risoluzione deve passare sia alla Camera sia al Senato, il presidente può porre il veto e, per superarlo, servono i due terzi in entrambe le camere (CRS). Il Congresso arriva quasi mai a quella soglia. Il potere reale è indiretto: obbligare l'amministrazione al dibattito, alzare il costo diplomatico e orientare le operazioni che la Casa Bianca proporrà in futuro.
La vendita dei motori e un eventuale ritorno turco nel programma F-35 viaggiano su tempi diversi. Il KAAN resta un prototipo che, senza motori, accesso alle catene di fornitura e anni di collaudi, non può diventare un caccia credibile (El Confidencial). Riaprire alla Turchia l'accesso all'F-35 sarebbe invece una decisione di fiducia molto più pesante, perché significherebbe ribaltare l'espulsione di Ankara dal programma nel 2019. Nei registri pubblici della DSCA non risulta alcuna notifica formale per F-35 destinati alla Turchia.
La trappola degli S-400
L'acquisto turco del sistema missilistico russo S-400 resta il nodo irrisolto. Washington espulse la Turchia dal programma F-35 nel 2019, sostenendo che la presenza di apparati russi di difesa aerea vicino alle operazioni dell'F-35 potesse esporre le capacità stealth del velivolo (White House). Nel dicembre 2020, gli Stati Uniti imposero sanzioni all'autorità turca per gli approvvigionamenti della difesa in base al CAATSA, il Countering America's Adversaries Through Sanctions Act, una legge che punisce accordi significativi nel settore della difesa con la Russia (State Department).
Quelle sanzioni hanno creato un problema di credibilità. Se Washington approvasse ora esportazioni avanzate senza una soluzione verificata sugli S-400, manderebbe il segnale che le sanzioni si possano negoziare quando un alleato è abbastanza utile sul piano strategico. Le critiche greche e cipriote insistono proprio su questo punto: bloccare la vendita serve a capire se l'applicazione delle sanzioni significhi ancora qualcosa mentre il dossier S-400 resta aperto (Capital, CNA).
L'Europa legge lo stesso dossier da punti di partenza diversi
Gli alleati europei non hanno una sola politica verso la Turchia, perché non sopportano gli stessi rischi.
La Grecia guarda la vicenda attraverso il prisma della superiorità aerea. Atene ha acquistato 18 Rafale dalla Francia e ottenuto dagli Stati Uniti il via libera per un massimo di 40 F-35 (Dassault Aviation, DSCA). Finché la Turchia resta fuori dall'F-35, la Grecia conserva un vantaggio nei cieli; se Ankara rientrasse, quel margine si ridurrebbe.
La Germania parte invece dall'utilità della Turchia per la NATO. Ankara schiera il secondo esercito dell'Alleanza, controlla il Bosforo e ha fornito droni all'Ucraina (FAZ). Nella lettura della stampa tedesca, i motori per il KAAN rappresentano una concessione più limitata rispetto all'accesso all'F-35, che resta una questione di fiducia assai più difficile (merkur.de).
La Spagna aggiunge un dettaglio rivelatore. Dopo che il progetto franco-tedesco-spagnolo per il futuro sistema di combattimento aereo, il FCAS, si è inceppato su autorità progettuale e ripartizione industriale, Madrid ha esplorato contatti preliminari sul KAAN, benché le ricostruzioni abbiano osservato che l'aereo è troppo immaturo per le esigenze dell'aviazione imbarcata spagnola (El Confidencial). L'interesse non certifica il KAAN come alternativa; mostra piuttosto come le difficoltà dei programmi europei rendano persino i prototipi utili come leve negoziali.
Che cosa non è ancora successo
Non è emerso alcun piano verificato per dismettere gli S-400. Non esiste alcuna notifica formale per F-35 destinati alla Turchia. Non è comparsa pubblicamente una proposta turca dettagliata per risolvere le condizioni che portarono all'espulsione del 2019 (Haberler, Jerusalem Post).
Senza questi elementi, lo scontro sui motori resta una schermaglia prima della decisione più grande sugli F-35. L'argomento dell'aggancio ha un peso reale: motori statunitensi terrebbero la Turchia dentro le filiere occidentali e darebbero a Washington una leva continua. La tesi opposta è altrettanto robusta: indebolire il CAATSA insegna a ogni alleato che le sanzioni si possono semplicemente aspettare. Che la risoluzione Titus passi o meno, la funzione politica è già chiara: alzare il prezzo di qualunque futura mossa sugli F-35 e costringere Washington a decidere quale segnale conti di più, quello ricevuto ad Atene o quello ricevuto ad Ankara.
How was this article?
Help us get better
Help us get better
Details about this article
- Model:
- claude-opus-4-6
- Generated:
- 7/3/2026, 10:34:33 AM
- Pipeline run:
- eu_pipeline_20260703_084055
- Watermark:
- SynthID (Google's invisible watermark)
- Human review:
- None before publication