A Cipro il 63% del cavo

The cable promises power, but consumers may receive the bill first.
Composizione immagine · tobriefUn gruppo bipartisan di parlamentari americani ha chiesto al segretario di Stato Marco Rubio e al capo della DFC Ben Black di dare priorità al Great Sea Interconnector, il cavo elettrico sottomarino progettato per collegare Grecia, Cipro e Israele (Schneider House, Protothema). Washington ha dato spinta politica al progetto, ma non ha messo sul tavolo denaro, garanzie sui prestiti o autorizzazioni alla costruzione. Da qui al momento in cui l’elettricità dovesse davvero scorrere nel cavo, ogni questione decisiva riguarda chi paghi; e nessuna, per ora, ha una risposta definitiva.
Il progetto ha già molti sponsor politici. Bruxelles lo ha classificato tra le infrastrutture transfrontaliere prioritarie e ha impegnato circa 657 milioni di euro in sovvenzioni (CINEA, EUR-Lex). Il 5 agosto l’investitore francese Meridiam ha firmato per acquisire una quota di maggioranza del 66% (Greek Prime Minister). ADMIE, il gestore della rete greca, che mantiene il 34% e la guida tecnica, ha depositato il 13 agosto presso le autorità di regolazione la richiesta di investimento per la tratta Cipro-Israele (ADMIE). Come abbiamo scritto la settimana scorsa, quel deposito ha avviato il conto alla rovescia per le approvazioni necessarie prima di una decisione finale d’investimento. Al progetto non manca l’appoggio. Manca una risposta chiara su quanto finirà nelle bollette elettriche.
Perché il cavo ha senso economico
Cipro resta uno degli ultimi Stati membri dell’UE senza alcun collegamento fisico alla rete elettrica di un Paese vicino. L’isolamento costringe l’isola a gestire da sola ogni guasto e ogni picco di domanda, mantenendo elevati i costi di riserva e limitando la quantità di energia solare ed eolica che il sistema può assorbire. Il cavo collegherebbe Cipro prima alla Grecia e poi a Israele. La capacità prevista è di 1.000 MW, su circa 1.200 km (ADMIE, OT). Cipro potrebbe importare energia meno costosa quando l’offerta interna è sotto pressione ed esportare le rinnovabili in eccesso. Il valore dell’infrastruttura diventerebbe ancora più evidente dopo il 2029, quando l’isola potrebbe perdere una quota rilevante della capacità convenzionale di generazione (Cyprus Mail).
La logica economica regge. Il problema è tutto ciò che sta tra quella logica e la consegna dell’opera.
Il conto arriva prima dell’elettricità
Lo scontro più duro riguarda il recupero dei costi: chi paga la costruzione del cavo e quanta parte della spesa finisce nelle bollette. Per la tratta Grecia-Cipro, la ripartizione è 63% Cipro, 37% Grecia. I consumatori ciprioti portano quindi la quota maggiore dell’onere regolato. E l’autorità cipriota per l’energia, CERA, sta resistendo. Dei 251 milioni di euro che ADMIE sostiene di avere già speso, CERA ha riconosciuto solo il 32% come recuperabile attraverso gli oneri di rete (Protothema, Politis). In sostanza, CERA non consente ad ADMIE di trasferire in bolletta gran parte delle spese dichiarate. Nicosia afferma inoltre che non effettuerà nuovi pagamenti oltre all’accordo intergovernativo da 125 milioni di euro prima che il cavo entri effettivamente in funzione (Capital.gr).
Agli investitori privati, intanto, sarebbe stato promesso un rendimento regolato dell’8,3%, più un premio del 3,7%, bloccato per 17 anni (Kathimerini, Les Echos). Quei rendimenti, alla fine, si finanziano attraverso gli stessi oneri di rete pagati dagli utenti elettrici. Le bollette più basse non arrivano per automatismo: dipendono dal livello al quale i regolatori autorizzeranno il recupero dei costi e dallo spazio che resterà perché il beneficio dei prezzi d’importazione raggiunga davvero famiglie e imprese.
Anche il finanziamento non è ancora chiuso. Il ministro cipriota dell’Energia Michael Damianos ha definito l’ingresso di Meridiam un segnale di fiducia, ma ha spiegato che un’eventuale partecipazione azionaria dello Stato attenderà lo studio di due diligence della Banca europea per gli investimenti (Marine Cyprus, Sigmalive). A giorni dalla firma di Meridiam, restano non pubblicati il prezzo dell’acquisizione, l’impegno di capitale proprio e la ripartizione degli eventuali extra-costi. I partiti di opposizione ciprioti AKEL e DISY hanno chiesto trasparenza prima che Cipro assuma ulteriori obblighi (PafosNet, Philenews); l’operazione, inoltre, non è stata formalmente notificata alla Commissione europea per l’esame sulle concentrazioni (CNA).
La cantierabilità aggiunge un rischio distinto. Nexans ha un contratto per il cavo che varrebbe, secondo le ricostruzioni, circa 1,43 miliardi di euro più IVA, con 251,4 milioni di euro già pagati e 160 km di cavo prodotti entro la fine del 2024, ma senza un pieno ordine di procedere (Capital.gr). Le indagini sui fondali devono ancora ripartire; le notizie su un avviso marittimo che autorizzerebbe le attività di rilevazione restano non confermate (Cyprus Mail). La Corte dei conti europea ha avvertito che i progetti elettrici transfrontalieri subiscono spesso ritardi (European Court of Auditors). Il rischio concreto è che i consumatori inizino a pagare oneri di rete per coprire i costi di costruzione prima che il cavo produca elettricità più economica o più sicura.
La lettera del Congresso americano chiama in causa la DFC, l’agenzia statunitense per il finanziamento dello sviluppo, ma non risultano decisioni del board, term sheet o processi di due diligence resi pubblici (Schneider House). L’appoggio politico esiste. Il denaro, per ora, no.
Chi guadagna, chi perde
Se funzionerà come previsto, il cavo darà agli utenti elettrici ciprioti più sicurezza nell’approvvigionamento e nuove opzioni di importazione. La Grecia diventerà il ponte sul lato UE per i flussi energetici del Mediterraneo orientale. Meridiam e i suoi investitori otterranno un’infrastruttura regolata con rendimenti garantiti per quasi vent’anni. La coalizione attorno al GSI non è mai stata così ampia: Atene, Nicosia, Bruxelles, Parigi, Washington, ADMIE, Meridiam, Nexans. Manca però l’attore che deciderà se questa storia diventerà un’infrastruttura o una disputa sui costi: i regolatori chiamati ad approvare ciò che i consumatori dovranno pagare.
How was this article?
Help us get better
Help us get better
Details about this article
- Model:
- claude-opus-4-6
- Generated:
- 8/18/2026, 1:43:46 AM
- Pipeline run:
- eu_pipeline_20260818_005006
- Watermark:
- SynthID (Google's invisible watermark)
- Human review:
- None before publication