Cipro frena sul cavo da €3 miliardi

Cyprus confronts a cable whose costs no longer fit the plan.
Composizione immagine · tobriefL'8 settembre il Parlamento cipriota ha appreso che il Great Sea Interconnector, il cavo elettrico sottomarino destinato a collegare per la prima volta l'isola alla rete europea, costerà molto più del previsto. Finora si era parlato di 1,9 miliardi di euro, ma Neofytos Chatzigeorgiou, membro del consiglio della CERA, l'autorità cipriota per l'energia, ha indicato ai deputati un esborso complessivo più vicino ai 3 miliardi di euro (Philenews). Il ministro delle Finanze Makis Keravnos ne ha spiegato la ragione: la vecchia cifra copre soprattutto il cavo, ma non comprende assicurazioni, stazioni di conversione, sistemi di accumulo e manutenzione (InBusiness).
Né 1,9 né 3 miliardi costituiscono tuttavia un bilancio approvato dall'autorità di regolazione, poiché gli studi necessari per formularlo non sono ancora conclusi.
Resta da stabilire chi pagherà e quanto
Il progetto dispone di una sola fonte di finanziamento certa: una sovvenzione europea di circa 657 milioni di euro erogata dal Connecting Europe Facility, il programma con cui l'UE sostiene le infrastrutture (European Commission). Se il preventivo aumenta, il contributo non cresce di pari passo.
Tutto il resto dovrà arrivare dagli azionisti, dai finanziatori o dalle bollette elettriche. Meridiam, fondo infrastrutturale francese, detiene il 66% della società di progetto, mentre il gestore della rete greca ADMIE controlla il restante 34%. Alla Banca europea per gli investimenti è stato chiesto un finanziamento, ma un portavoce ha precisato che non è stata ancora assunta alcuna decisione (Euronews). I costi che le autorità di regolazione finiranno per riconoscere verrebbero recuperati attraverso le tariffe di rete, cioè la componente delle bollette applicata a ogni unità di energia per finanziare gli investimenti nelle infrastrutture elettriche.
La formula concordata attribuisce a Cipro il 63% e alla Grecia il 37% degli investimenti iniziali, mentre i costi operativi vengono ripartiti in parti uguali (Cyprus Mail). Keravnos ha inoltre dichiarato al Parlamento che il governo «non è sicuro» che il cavo ridurrà il prezzo dell'elettricità (InBusiness).
Il vuoto principale riguarda i contratti: non sono stati resi pubblici né un patto parasociale, né una garanzia sul completamento dell'opera, né una clausola che disciplini gli aumenti di costo. Se la spesa superasse le stime attuali, nessun documento disponibile chiarisce se la differenza ricadrebbe sugli azionisti, sugli appaltatori, sui governi nazionali o sui consumatori. È su questa incertezza che il governo cipriota ha tracciato il proprio limite.
Il contratto per il cavo ha già assorbito quasi tutto il vecchio preventivo
La distanza tra la cifra annunciata in passato e la nuova stima ha una spiegazione concreta. Nexans, il produttore incaricato della fornitura principale del cavo, ha ottenuto un contratto da circa 1,43 miliardi di euro, secondo EnergyGame. Rispetto al preventivo complessivo di 1,9 miliardi, restava dunque ben poco per le stazioni di conversione, i lavori a terra, i sistemi di accumulo, le assicurazioni e la gestione del progetto.
Anche il calendario è slittato. La pagina dedicata al progetto dalla Commissione europea indica ancora l'avvio dei lavori nel 2023 e il completamento entro la fine del 2026 (European Commission), mentre Chatzigeorgiou ha riferito al Parlamento che il collegamento entrerà in funzione nel 2031 (Philenews). I ritardi fanno lievitare la spesa, ma la misura dell'aumento dipende dalle condizioni di finanziamento e dalla struttura dei contratti, che non sono state rese note.
Il valore strategico non risolve il problema dei costi
Cipro è l'unico Stato membro dell'UE privo di un collegamento con la rete elettrica di un paese vicino. Una volta operativo, il cavo potrebbe consentire l'importazione di energia meno cara quando produrla sull'isola diventa costoso e, al tempo stesso, offrire uno sbocco all'eccedenza di energia solare cipriota. È questo valore strategico ad aver giustificato la sovvenzione europea.
L'ex presidente della CERA Andreas Poullikkas ha osservato che la ripartizione dei costi nella misura del 63% e del 37% non comporta automaticamente un aumento equivalente delle bollette, perché le sovvenzioni e i ricavi derivanti dagli scambi tra mercati con prezzi diversi riducono la somma da recuperare presso i consumatori (OT). Il principio è corretto, ma l'entità della riduzione dipenderà dall'elettricità che attraverserà davvero il cavo e dai costi che le autorità consentiranno di trasferire sulle bollette: due variabili ancora tutte da definire.
Keravnos ha posto una condizione precisa: Cipro non sottoscriverà la partecipazione azionaria proposta da 100 milioni di euro finché non saranno accertati il costo aggiornato e le conseguenze per il bilancio nazionale (Politis). La valutazione indipendente della BEI, attesa entro la fine dell'anno, rappresenta il prossimo passaggio decisivo (Cyprus Mail).
Cipro non dispone ancora né di un costo complessivo verificato né di un accordo vincolante che stabilisca chi debba coprire gli eventuali rincari. La stima di 3 miliardi di euro resta provvisoria, ma basta a spiegare perché il governo non intenda investire finché la BEI, la CERA e i proprietari del progetto non avranno fornito queste risposte.
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