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EU_ECONOMICS05 / 05 · storia del giorno3 min · 697 parole · 74 fonti

Il manganese ceco arriva tardi

Scritto dall IAto brief AI · 31 agosto 2026, 02:50
Come è stata scritta

Europe’s battery ambitions wait beside the material they cannot yet process.

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il testo · 3 min di lettura

Le autorità ceche hanno approvato il sito destinato a un impianto di lavorazione del manganese vicino a Chvaletice, nella regione di Pardubice, a est di Praga: in pratica lo Stato riconosce che un progetto di questo tipo può insediarsi su quell’area (iROZHLAS, Zdarbuh). Non significa però che i lavori possano partire. Il progetto, gestito da una controllata ceca di Euro Manganese, società quotata in Canada, non ha ancora il permesso edilizio, la licenza per le operazioni minerarie, i finanziamenti, contratti vincolanti di acquisto né una decisione del consiglio di amministrazione sull’investimento. La produzione commerciale è prevista per il 2032 (Mining Weekly, Smallcaps).

Il nodo è proprio la data. Il Critical Raw Materials Act, il regolamento con cui l’UE punta a ridurre la dipendenza europea dai fornitori esteri per le materie prime delle batterie, fissa al 2030 i parametri di riferimento per la sicurezza degli approvvigionamenti (Eur-Lex). Entro quella scadenza Chvaletice non porterà una tonnellata.

Logica pulita, calendario lento

Il progetto, preso in sé, ha una sua forza rara. Chvaletice non sarebbe una nuova miniera, ma un’operazione di recupero: circa 27 milioni di tonnellate di sterili, residui dell’attività mineraria della Guerra fredda fra il 1951 e il 1975, verrebbero rilavorati per ottenere prodotti chimici di manganese ad alta purezza destinati ai catodi delle batterie per auto elettriche (iROZHLAS, Newsfile). Entrambi i prodotti previsti, un precursore solfato e un metallo ultrapuro, richiedono una raffinazione molto più spinta di quella necessaria all’industria siderurgica: per questo rientrano nella lista strategica del CRMA (Euro Manganese).

Ha lo status di progetto strategico dell’UE e una designazione nazionale ceca. È, sulla carta, esattamente il genere di iniziativa per cui Bruxelles ha costruito il regolamento (Mining Weekly, European Commission).

La valutazione economica preliminare pubblicata dalla società nel 2026 stima che l’impianto potrebbe produrre 150.000 tonnellate l’anno, abbastanza da coprire circa il 20% della domanda europea prevista di manganese per batterie. La prima fase di costruzione costerebbe circa 627,5 milioni di dollari (Smallcaps, National Law Review). Ma una valutazione preliminare non è uno studio di fattibilità: lo stesso documento avverte che non contiene riserve minerarie provate e che le ipotesi economiche potrebbero non realizzarsi mai (Barchart). La società conta di chiedere il permesso edilizio finale fra la fine del 2027 e l’inizio del 2028 (iROZHLAS). L’unico accordo commerciale nominato, un term sheet non vincolante con l’americana 6K Energy, non blocca né volumi né prezzi (The Globe and Mail).

Fabbriche prima delle materie prime

L’Europa riesce a costruire fabbriche di batterie più rapidamente di quanto riesca a garantirsi ciò che deve entrarci dentro. La Germania mostra bene la tensione. PowerCo, la controllata batterie di Volkswagen, ha avviato la produzione nella gigafactory di Salzgitter usando catodi nichel-manganese-cobalto, ma le materie prime lavorate e una parte della tecnologia produttiva arrivano ancora dalla Cina (Volkswagen Group, FAZ). Per alcuni input strategici, tra cui litio, nichel e terre rare, l’industria tedesca dipende dalle importazioni per oltre il 99% (BDI).

La ragione sta nei numeri. Fra il 50% e il 60% del valore di una batteria si concentra nell’estrazione e nella lavorazione dei materiali, mentre l’assemblaggio delle celle, su cui l’Europa ha puntato per primo, pesa solo per il 15-30% (Chemietechnik, Deloitte). L’Europa ha costruito prima la parte meno remunerativa della catena, lasciando quella a maggior valore ai fornitori esteri.

Oltre la propria scadenza

Il CRMA vuole che entro il 2030 l’UE raggiunga almeno il 10% di estrazione interna, il 40% di lavorazione interna e il 25% di riciclo delle materie prime strategiche, riducendo sotto il 65% la dipendenza da un singolo Paese extra-UE in ogni fase della lavorazione (Eur-Lex, European Commission). Anche nello scenario produttivo pieno, Chvaletice coprirebbe un quinto del fabbisogno europeo di manganese per batterie, ma arriverebbe due anni dopo la data-obiettivo.

La strategia europea sulle batterie soffre di un problema di sequenza. Se ottenesse i permessi mancanti, raccogliesse circa 670 milioni di dollari, firmasse accordi di acquisto vincolanti e arrivasse alla decisione finale di investimento, Chvaletice potrebbe diventare dopo il 2032 un tassello reale della risposta europea. Con il calendario attuale, però, serve più al racconto industriale dell’Europa post-2030 che al raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2030.

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8/31/2026, 1:54:13 AM
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