I contribuenti cechi coprono il buco di Agrofert

Prague keeps subsidies flowing after Brussels closes the reimbursement tap.
Composizione immagine · tobriefLa Commissione europea non ha congelato i fondi UE destinati alla Repubblica Ceca. L’8 settembre Bruxelles ha sospeso il rimborso di una quota ben definita della spesa legata al conglomerato Agrofert del premier Andrej Babiš, mentre il resto dei finanziamenti europei continua ad affluire nel Paese. L’agenzia ceca per i pagamenti agricoli SZIF, tuttavia, prosegue nell’erogazione di denaro pubblico ad Agrofert senza che Bruxelles garantisca di rimborsare Praga: il rischio finanziario passa così, senza troppo clamore, sulle spalle dei contribuenti cechi.
Che cosa ha fermato davvero Bruxelles
La Commissione ha ordinato alle autorità ceche di escludere dalle richieste di rimborso all’UE qualsiasi spesa per progetti che coinvolgano società controllate da Babiš o a lui collegate (EU Perspectives, EFE). La misura riguarda i progetti realizzati dopo il 9 dicembre 2025, data del ritorno di Babiš alla guida del governo, e comprende sia le società inserite nell’RSVP Trust sia quelle rimaste al di fuori.
La Commissione ha inoltre sospeso il rimborso di una parte della richiesta ceca relativa allo sviluppo rurale, che SZIF ha quantificato in 3,18 milioni di euro, circa 76,9 milioni di corone ceche, sebbene Bruxelles non abbia confermato la cifra (Euractiv, České noviny).
Si tratta di un’interruzione temporanea, non della cancellazione dei fondi. In base al EU Regulation 2021/2116, che disciplina il finanziamento europeo della politica agricola, la sospensione può durare fino a sei mesi, con un’eventuale proroga di altri tre (Euractiv). Restano invece esclusi i pagamenti agricoli diretti, ossia i più consistenti sussidi calcolati secondo formule prestabilite, sui quali le autorità dispongono di un margine ridotto nel decidere chi ne abbia diritto: provengono infatti da un altro fondo europeo, sottoposto a regole differenti (European Commission).
Perché Bruxelles è intervenuta
Il ragionamento della Commissione ruota attorno all’Article 61 of the EU Financial Regulation, la norma che impone a chiunque partecipi alla gestione del denaro europeo di evitare conflitti d’interesse. Babiš ha trasferito le azioni di Agrofert nell’RSVP Trust e sostiene di non possedere né controllare più la società e di non trarne alcun beneficio (ČT24).
Bruxelles ha però guardato alla sostanza dell’operazione, non alla sua etichetta. Secondo le ricostruzioni sulla struttura del trust, Agrofert tornerebbe sotto il controllo della famiglia non appena Babiš lasciasse il governo, mentre i discendenti sarebbero indicati come beneficiari economici finali (Pravda). Poiché l’atto istitutivo completo non è stato pubblicato, resta impossibile verificarne autonomamente le condizioni. La portavoce della Commissione Louise Bogeyová ha parlato di un conflitto «potenziale» e ha spiegato che Bruxelles sta chiedendo ulteriori informazioni (EUobserver); Babiš, da parte sua, ha detto ai giornalisti di «non essere interessato» alle obiezioni della Commissione (EUobserver).
Chi anticipa il denaro
Il nodo della vicenda sta nel percorso seguito dai pagamenti. Bruxelles non versa direttamente i fondi ad Agrofert: SZIF esamina la domanda, la approva e paga la società con risorse pubbliche ceche; Praga dichiara poi la spesa alla Commissione e ne chiede il rimborso. Se l’agenzia continua a pagare mentre Bruxelles trattiene i rimborsi, Agrofert incassa comunque il denaro, ma è la Repubblica Ceca ad anticiparlo e a rischiare di subire la perdita (ČT24, Česká justice).
SZIF non ha interrotto le erogazioni. Il ministro dell’Agricoltura Martin Šebestyán sostiene che la sospensione decisa dalla Commissione non consenta all’agenzia di bloccare i pagamenti ai beneficiari e che il recupero delle somme potrebbe cominciare soltanto qualora Bruxelles escludesse definitivamente quelle spese. Non è chiaro, tuttavia, se la legge ceca imponga davvero di continuare a pagare oppure si limiti a permetterlo, poiché SZIF non ha pubblicato il parere giuridico su cui fonda la propria posizione.
Questa separazione dei poteri attraversa l’intero sistema europeo di gestione concorrente: Bruxelles controlla il rubinetto dei rimborsi, mentre le autorità nazionali decidono quali imprese ricevano il denaro. La Commissione può dunque tutelare il bilancio dell’Unione, ma non impedire a Praga di finanziare Agrofert; proprio in questa frattura risiedono tanto la forza quanto il limite della pressione europea.
Secondo iROZHLAS, la Commissione ha concesso al ministero ceco per lo Sviluppo regionale un mese per rispondere. Bruxelles ha sospeso i rimborsi europei, ma Praga continua a finanziare Agrofert: sono quindi i contribuenti cechi a coprire il divario e sarebbero loro a sostenere l’eventuale perdita, qualora la Commissione respingesse definitivamente le richieste e lo Stato non riuscisse a recuperare le somme.
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