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EU_ECONOMICS01 / 05 · storia del giorno3 min · 749 parole · 36 fonti

Siccità del Danubio ferma Cernavoda

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Scritto dall IAto brief AI · 2 agosto 2026, 02:50
Come è stata scritta

As the Danube recedes, the price of the missing megawatts begins to burn.

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il testo · 3 min di lettura

L’idrometro di Ruse, in Bulgaria, segna -87 centimetri (BTA). La portata in ingresso in Romania è scesa a circa 1.590 metri cubi al secondo, poco più di un terzo della media di lungo periodo per luglio (Digi24). Quel calo ha già tolto capacità nucleare alla Romania e dimezzato parte di quella ungherese, trasformando due Paesi che di norma esportano elettricità in importatori proprio nelle ore in cui l’energia costa di più.

Come un fiume spegne un reattore

Le centrali nucleari forniscono il carico di base, cioè quella produzione continua, giorno e notte, su cui si regge l’equilibrio di una rete elettrica. Ma gran parte dell’energia liberata dalla fissione diventa calore residuo, e quel calore deve essere dissipato. Negli impianti raffreddati ad acqua fluviale, è il fiume a portarlo via. Quando la portata scende troppo, le pompe di presa raggiungono limiti fisici; quando l’acqua è troppo calda, gli impianti rischiano di superare i tetti legali sulla temperatura che possono restituire a valle.

L’operatore nucleare statale romeno Nuclearelectrica ha fermato l’Unità 1 di Cernavoda il 28 luglio, dopo che la portata era scesa a circa 1.630 m³/s (BVB/Nuclearelectrica). L’Unità 2 continua a produrre, ma vicino al limite. Sorin Rindasu, vicedirettore di Apele Romane, l’autorità nazionale romena per le acque, ha detto il 1 agosto che nelle condizioni attuali può reggere ancora quattro o cinque giorni (Agerpres). Anche se domani piovesse in Austria, l’onda di piena impiegherebbe circa due settimane per arrivare a Cernavoda (Business Magazin).

Il senso dell’emergenza sta nelle soluzioni allo studio: far brillare il granito e affondare chiatte cariche di pietre per deviare più acqua verso la presa dell’impianto, interventi che potrebbero comprare altri tre-cinque giorni (HotNews, Antena 3).

L’Ungheria è già più avanti nella crisi. MVM, che gestisce la centrale di Paks, ha comunicato tagli progressivi nel corso della settimana: l’Unità 3 si è fermata, l’Unità 2 ha dimezzato la produzione. Al 30 luglio Paks generava 960 MW invece di circa 2.000 MW, mentre MVM avvertiva che entro 72 ore avrebbe potuto seguire uno spegnimento completo (MVM, kormany.hu).

Chi paga i megawatt mancanti

Quando il nucleare a basso costo viene meno, lo si sostituisce con centrali a gas che entrano in funzione al prezzo di picco o con importazioni transfrontaliere, se disponibili. I prezzi day-ahead, cioè quelli fissati oggi per la consegna di energia il giorno successivo, sono saliti a 132,87 euro/MWh in Romania e a 122,08 euro/MWh in Ungheria dopo gli stop, secondo Serbia Energy. Il bilancio serale romeno mostra bene la tensione: domanda intorno a 7.300 MW, produzione interna appena tra 4.000 e 4.300 MW, importazioni per 1.700 MW a coprire una parte del divario (Profit.ro).

Il market coupling, il sistema che assegna l’elettricità transfrontaliera attraverso aste coordinate, tiene accese le luci ma trasmette la scarsità ai prezzi dei Paesi vicini. Il costo ricade prima sui fornitori e sugli acquirenti industriali con contratti a prezzo di mercato, poi sui bilanci pubblici chiamati ad assorbire lo scarto. Le famiglie con tariffe retail fisse, per ora, restano protette (Romania Insider). Nuclearelectrica ha già inviato ai clienti una notifica di forza maggiore, l’avviso legale con cui segnala che potrebbe non rispettare i contratti perché le condizioni escono dal controllo dell’azienda (ZF).

Non è solo un problema del Danubio

La Francia mostra che non si tratta di un’anomalia regionale. Durante l’ondata di caldo del 2022, il regolatore nucleare francese ASN concesse deroghe ambientali temporanee a quattro centrali raffreddate da fiumi (ASN). Il calo della produzione nucleare contribuì a trasformare il maggiore esportatore elettrico d’Europa in importatore netto, con un saldo di -16,7 TWh; quando il nucleare recuperò nel 2023, le esportazioni risalirono a +50,1 TWh (RTE 2022, RTE 2023). La Cour des comptes, l’organo pubblico di controllo contabile, ha rilevato che le condizioni climatiche hanno sottratto almeno 1 TWh di produzione nucleare in ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020 (Cour des comptes). Sullo stesso Danubio, la centrale bulgara di Kozloduy continua a generare elettricità, ma monitora già le soglie legate al basso livello dell’acqua (Kozloduy, BTA).

Sono punti diversi della stessa curva: stop a Cernavoda, tagli profondi a Paks, sorveglianza a Kozloduy, deroghe regolatorie in Francia. Nell’Europa sud-orientale la siccità ha già trasformato il nucleare stabile in una fonte condizionata dall’acqua disponibile. Le previsioni indicano che la portata potrebbe scendere verso 1.450 m³/s entro il 7 agosto (Agerpres). Resta da capire quanta capacità di riserva i governi siano disposti a pagare prima della prossima estate secca.

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8/2/2026, 1:57:48 AM
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