BCE al 2.25%, energia senza sussidi

The domestic energy burden becomes a monumental presence in the town square.
Composizione immagine · tobriefTre governi dell’eurozona stanno ritirando gli aiuti contro il caro energia proprio nelle settimane in cui la Banca centrale europea, che decide i tassi per i venti Paesi dell’euro, si prepara ad alzare il costo del denaro. Non esiste un meccanismo europeo che coordini queste uscite simultanee.
In Spagna, dal 1° giugno l’IVA sull’elettricità per le famiglie è passata dal 10% al 21% (SpainEnglish). L’Italia ha dimezzato il 22 maggio lo sconto sulle accise sul gasolio e lo eliminerà del tutto entro il 6 giugno (Il Sole 24 Ore). In Germania, lo sconto fiscale sui carburanti scade il 30 giugno, con la SPD contraria a una proroga (Handelsblatt). L’11 giugno la BCE alzerà quasi certamente il tasso sui depositi dal 2,00% al 2,25%, mentre i mercati assegnano al rialzo una probabilità del 77% (Polymarket). Ogni governo segue una logica politica interna; la BCE segue la propria logica sull’inflazione. Il conto arriva però alle stesse famiglie, nello stesso momento.
Un rialzo costruito su una previsione
La linea della BCE poggia sulla prevenzione degli “effetti di secondo impatto”: il rischio che l’energia cara si trasferisca ai salari e ai prezzi più ampi, trasformando uno shock temporaneo in inflazione persistente. L’inflazione complessiva è salita al 3,0% in aprile, dal 2,6% di marzo, spinta da un aumento dei prezzi dell’energia del 10,9% su base annua (Eurostat).
I dati sottostanti raccontano però un quadro meno lineare. L’inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari, è scesa al 2,2%, dal 2,3% del mese precedente (Eurostat). I salari negoziati crescono del 2,6%, contro il 3,0% del 2025 (ECB Economic Bulletin). La spirale salari-prezzi temuta dalla BCE non è partita.
Isabel Schnabel, la voce più esplicita del fronte restrittivo, è stata netta: “Guardare oltre non è più un’opzione”, aggiungendo che i tassi dovrebbero salire anche qualora si concretizzasse un accordo di pace con l’Iran (Bloomberg, RTE). La BCE sta cercando di fermare un allargamento dell’inflazione prima che inizi, affidandosi più alle indagini sulle aspettative delle imprese che a prove già visibili nei dati.
La trappola dei sussidi
Lagarde ha detto ai governi che gli aiuti sull’energia dovrebbero essere “temporanei, mirati e calibrati” (ECB press conference). I tagli generalizzati sui carburanti, secondo la BCE, sostengono la domanda e costringono Francoforte a stringere di più. Ma quando i governi obbediscono e ritirano gli aiuti, il salto dei prezzi fa salire l’inflazione misurata, offrendo alla BCE un nuovo argomento per alzare i tassi.
L’Italia mostra bene il vicolo cieco. Dopo il dimezzamento dello sconto sulle accise, il gasolio ha superato i 2 euro al litro (Teleborsa). Il ministro dell’Economia Giorgetti ha definito la proroga di due settimane una “misura tampone”. In Spagna, il ritorno dell’IVA piena aggiunge circa 8-10 euro al mese a una bolletta elettrica tipo (The Spanish Eye). Questi aumenti entreranno nei dati sull’inflazione di giugno e luglio, finendo per dare ragione ai falchi a cose fatte.
Un solo tasso, venti mercati immobiliari
Il rialzo pesa soprattutto sull’Europa meridionale. In Spagna, Portogallo, Italia e Grecia, gran parte dei mutui in essere è a tasso variabile, agganciata all’Euribor, il tasso interbancario che segue la politica della BCE. L’Euribor è salito al 2,82% in maggio, dal 2,08% di un anno prima (EFE). Una famiglia spagnola con un mutuo variabile da 150.000 euro in revisione questo mese si trova davanti a circa 60 euro in più al mese (Rankia).
La Germania è molto più protetta. La maggior parte dei mutui tedeschi fissa il tasso per 10-15 anni. La stessa decisione della BCE che comprime il bilancio di una famiglia a Madrid si avverte appena a Monaco. I Paesi che stanno perdendo gli aiuti sull’energia sono anche quelli più esposti all’aumento del costo dei mutui: il colpo di giugno si concentra così sulle famiglie del Sud Europa, mentre il Nord resta relativamente al riparo.
Il dato Eurostat sull’inflazione di maggio, atteso il 2 giugno, sarà l’ultima lettura prima della decisione della BCE. Se l’inflazione di fondo resterà al 2,2% o sotto quella soglia, il Consiglio direttivo alzerà i tassi sulla base di una previsione sugli effetti di secondo impatto, non sulla prova che siano già iniziati. Philip Lane, capo economista della BCE, ha ammesso che lo scenario “più favorevole”, quello di un aumento temporaneo dell’energia, sta diventando “meno probabile” (ECB speech). Se Francoforte sbaglia diagnosi, avrà stretto la politica monetaria dentro un’economia in rallentamento per un problema che forse si stava già spegnendo.
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