Rinvio UE sui dazi carbonio

Free pollution permits support an industrial foundation that has failed to transform.
Composizione immagine · tobriefUno slittamento di due giorni nel calendario dice più di quanto sembri. La Commissione europea ha spostato dal 15 al 17 luglio la revisione del sistema europeo di scambio delle emissioni, l'ETS (Argus). Gli Stati membri hanno rinviato a settembre il voto sulle regole per le importazioni soggette al meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera (Sendeco2). Presi insieme, i due rinvii mostrano lo scontro politico ormai aperto su un punto essenziale: se l'industria pesante europea debba continuare a ricevere permessi gratuiti per inquinare anche dopo il 2030, e chi debba pagarne il costo.
Perché i permessi gratuiti valgono una battaglia
Il mercato europeo del carbonio, l'ETS, obbliga centrali elettriche e fabbriche ad acquistare un permesso per ogni tonnellata di CO₂ emessa. Il prezzo di quel permesso è, in pratica, il costo del carbonio. Per evitare che le imprese si limitino a spostare la produzione fuori dall'Unione pur di aggirarlo, Bruxelles ha introdotto il CBAM, il Carbon Border Adjustment Mechanism, che impone agli importatori di acciaio, cemento, alluminio e altri beni un onere comparabile. Dal 1 gennaio 2026 il CBAM ha iniziato a incassare denaro vero (EUR-Lex).
La cifra non è marginale. Nel secondo trimestre del 2026 i certificati CBAM costano 75,28 euro per tonnellata di CO₂ (Argus, SteelOrbis). A questi livelli, ogni decisione su chi riceva quote gratuite sposta denaro reale.
In vista del voto di settembre, il fronte si è diviso in due. Circa 40 gruppi industriali, tra cui BASF, thyssenkrupp e ArcelorMittal, hanno chiesto un intervento politico contro l'aumento dei costi dell'ETS, evocando chiusure e delocalizzazioni (Finanzen.net). Il Partito popolare europeo si è schierato con loro, facendo pressione sul commissario al Clima Wopke Hoekstra affinché proroghi le quote gratuite oltre il 2030 (Euronews).
La commissione Ambiente del Parlamento europeo, il 6 luglio, ha votato con 56 sì e 11 no un testo CBAM più severo. Ha esteso la copertura a circa 180 prodotti a valle, come componenti auto ed elettrodomestici, e ha respinto l'uso dei crediti internazionali di carbonio come sostituti dei permessi europei (European Parliament). La commissione parlamentare arriva così al voto di settembre in rotta di collisione con la lobby industriale.
In Germania le emissioni sono scese perché le fabbriche hanno rallentato
Nel 2025 l'industria tedesca ad alta intensità energetica ha emesso 97 milioni di tonnellate di CO₂, il 5,5% in meno. Ma la stessa agenzia ambientale tedesca ha attribuito il calo alla riduzione della produzione e alla domanda debole, non agli investimenti puliti (Umweltbundesamt). È diminuito l'output, quindi sono diminuite le emissioni. Un'inchiesta ha rilevato che dal 2013 la sola BASF ha beneficiato di 4,7 miliardi di euro in certificati gratuiti, oltre a 800 milioni di euro di ricavi da trading (Correctiv). Le quote gratuite non hanno innescato la trasformazione: hanno sovvenzionato l'esistente.
La Svezia offre l'immagine opposta. SSAB sta investendo circa 6 miliardi di euro per sostituire il carbone con l'idrogeno nella produzione di acciaio (Cyprus Mail/Reuters). Ogni anno in cui i concorrenti continuano a ricevere quote gratuite riduce il rendimento di quella scommessa. La Svezia ha pagato prima e ora guarda Bruxelles valutare se premiare chi non lo ha fatto.
L'Italia mostra una frattura interna alla stessa industria. I produttori siderurgici a monte vogliono la protezione del CBAM contro i rivali esteri più economici. I produttori a valle di auto, elettrodomestici e macchinari chiedono invece di rinviare al 2030 l'estensione del CBAM, perché il meccanismo aumenta il prezzo dell'acciaio e dell'alluminio che acquistano come input (SteelOrbis). La Polonia, con prezzi dell'elettricità industriale attorno a 170-194 euro/MWh e una rete ancora molto dipendente dal carbone, spinge più di tutti per rallentare la riduzione del tetto alle emissioni e prolungare le quote gratuite (WP, RMF24).
A settembre si decide se il dazio alla frontiera funziona
Il voto di settembre stabilirà quanto gli importatori possano dedurre quando sostengono di avere già pagato un prezzo del carbonio all'estero. Se le regole sulle deduzioni saranno troppo generose, gli importatori potranno aggirare il sistema e il prelievo alla frontiera perderà senso. Se saranno troppo rigide, gli esportatori dei Paesi con forme parziali di prezzo del carbonio si troveranno davanti a qualcosa che somiglia a un dazio mascherato.
L'UE sta scegliendo tra due gruppi: le imprese che hanno già speso miliardi per decarbonizzare e quelle che hanno incassato permessi gratuiti continuando a emettere. In questa ricostruzione non emerge alcuna prova pubblica che l'estensione delle quote gratuite produca impegni vincolanti a investire nella produzione pulita. In Germania le emissioni sono scese perché è scesa la domanda. I dati indicano che gli aiuti proteggono gli incumbents; non li trasformano.
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