L’UE accantona l’avvertimento sulla sanatoria spagnola

Spain’s provisional papers allow work at home, while travel remains restricted.
Composizione immagine · tobriefItalia, Danimarca e Polonia volevano che i leader europei avvertissero del rischio che le misure nazionali in materia di migrazione attirino nuovi arrivi irregolari. La stampa spagnola e internazionale ha interpretato la frase come un riferimento alla regolarizzazione di massa dei migranti senza documenti avviata dalla Spagna, ma le conclusioni adottate il 16 ottobre non contengono quell’avvertimento (European Council conclusions). La Spagna decide ancora chi può vivere e lavorare sul proprio territorio. I suoi partner temono che gli effetti si estendano alle frontiere aperte, ma finora non hanno documentato che sia così.
Una frase che ogni leader poteva cancellare
Secondo quanto riportato da due testate, la bozza sosteneva che l’UE dovesse evitare misure capaci di incoraggiare gli arrivi irregolari. Chiedeva inoltre alla Commissione europea di valutare una consultazione tra governi quando le scelte di un Paese avessero conseguenze sugli altri (POLITICO, EFE). La formulazione riferita dalle testate non chiariva se consultarsi significasse qualcosa di più che parlarsi prima di agire.
Le conclusioni dei vertici offrono un indirizzo politico dei leader nazionali, ma non sono legge. Poiché richiedono il consenso di tutti, basta che un leader si rifiuti di firmare perché una frase venga eliminata. Il testo finale non menziona né la Spagna né alcun incentivo agli arrivi (European Council conclusions).
Non è altrettanto chiaro chi abbia ottenuto la cancellazione. El Mundo attribuisce il risultato al presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez (El Mundo). Euronews, citando AP, ha riferito che anche la Francia si oppose all’emendamento, considerandolo un attacco implicito alla Spagna (Euronews/AP). In ogni caso, i leader stavano decidendo soltanto cosa dire: la facoltà della Spagna di rilasciare permessi non era in discussione.
Perché i vicini della Spagna sono preoccupati
L’argomento dei tre governi fa leva su Schengen, lo spazio in cui la maggior parte dei Paesi dell’UE ha abolito i controlli sui passaporti alle frontiere interne. Giorgia Meloni ha detto al Parlamento italiano che le scelte migratorie di un Paese ricadono anche sui suoi partner (Meloni's parliamentary record). Con una sola frontiera esterna condivisa, una decisione nazionale diventa una questione che riguarda tutti.
La premier danese Mette Frederiksen ha chiesto alla Commissione europea di esaminare cosa accade quando uno Stato regolarizza persone entrate irregolarmente (Altinget). Ad agosto, una lettera firmata da 22 leader ha indicato le regolarizzazioni su larga scala come possibili «fattori di attrazione», cioè presunti incentivi per chi potrebbe arrivare in futuro (Danish Prime Minister's Office).
Che cosa consente davvero un permesso spagnolo
Il programma spagnolo riguarda soltanto persone già presenti nel Paese. Per fare domanda occorreva trovarsi in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e avervi soggiornato senza interruzioni per almeno cinque mesi; la finestra per presentare le richieste è rimasta aperta dal 16 aprile al 30 giugno (Royal Decree 316/2026).
La domanda non equivale a un permesso e il programma prevede tre fasi. Al 2 luglio il governo aveva registrato 1.174.978 domande e 609.737 pratiche lavorate o ammesse alla fase provvisoria (Spanish government). A quella data, El País riferiva di circa 11.000 approvazioni definitive (El País). Lo status provvisorio consente di vivere e lavorare soltanto in Spagna; la decisione definitiva dà diritto a un permesso di un anno, seguito dal rilascio di una carta d’identità (Royal Decree 316/2026).
Anche il permesso definitivo apre meno porte in Europa di quanto lasci intendere il dibattito: consente di visitare gli altri Paesi Schengen per un massimo di 90 giorni nell’arco di 180, ma non di lavorarvi o stabilirvisi senza l’autorizzazione del Paese interessato (European Commission). Il documento provvisorio, invece, non vale come permesso di viaggio. Il Codice frontiere Schengen, la legge europea che disciplina i controlli alle frontiere, esclude i documenti temporanei rilasciati durante una prima domanda di soggiorno (EUR-Lex).
Controlli alle frontiere che riguardano un altro caso
I due governi si sono scontrati su un episodio distinto. Dopo l’afflusso di luglio a Ceuta, enclave spagnola sulla costa marocchina, l’Italia ha iniziato a controllare i passeggeri dei voli e dei traghetti in arrivo dalla Spagna; Madrid ha risposto con controlli sugli arrivi dall’Italia (ANSA). Il 16 ottobre Meloni e Sánchez hanno concordato di prorogare di sette giorni i controlli italiani, mentre i rispettivi ministri dell’Interno cercano alternative (Euronews).
L’episodio di Ceuta non dice nulla sulla regolarizzazione: chi è arrivato a luglio non poteva avere i requisiti, perché il programma richiedeva una presenza in Spagna precedente a gennaio. I controlli italiani erano quindi rivolti a un gruppo diverso.
Il diritto dell’UE consente già agli Stati membri di concedere a persone in soggiorno irregolare il diritto di restare per ragioni umanitarie o di altro tipo (EUR-Lex). I leader hanno lasciato intatta questa prerogativa nazionale e, finora, le prove citate non mostrano che i permessi spagnoli abbiano spinto qualcuno a trasferirsi in altri Paesi. Resta un’incognita: da luglio non è stato pubblicato il numero dei permessi definitivi rilasciati. Non si conosce quindi nemmeno la dimensione del gruppo che può viaggiare legalmente.
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