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EU_PUBLIC_AFFAIRS02 / 08 · storia del giorno3 min · 792 parole · 148 fonti

UE, inviato per Mosca senza mandato

Scritto dall IAto brief AI · 19 maggio 2026, 14:12
Come è stata scritta

Europe chooses its messenger, but the message remains tied in knots.

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il testo · 3 min di lettura

L'UE si avvicina alla nomina di un rappresentante speciale per eventuali colloqui di pace con la Russia, ma entra in una trappola costruita dai suoi stessi trattati: può scegliere il diplomatico a maggioranza, mentre per definire il messaggio che quel diplomatico dovrebbe portare serve l'accordo di tutti i 27 governi. A un mese dal passaggio decisivo, i nomi dividono, Mosca contesta l'impostazione di partenza e le capitali chiamate a parlare con una sola voce si stanno già muovendo per conto proprio.

Il problema dei candidati

Il 9 maggio Vladimir Putin ha indicato l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come interlocutore europeo preferito. Schröder ha seduto per anni nei consigli di amministrazione di società energetiche russe. «Tra tutti i politici europei, preferirei parlare con Schröder», ha detto Putin in conferenza stampa nel Giorno della Vittoria (Deutschlandfunk). Berlino ha definito la proposta una «farsa» e parte della «strategia ibrida» russa (Euronews). Kaja Kallas, alta rappresentante dell'UE per la politica estera, ha osservato che accettare il candidato scelto da Mosca significherebbe avere Schröder «seduto da entrambe le parti del tavolo» (Spiegel, Kyiv Independent).

Il rifiuto ha aperto la strada alla discussione vera. Angela Merkel si è poi chiamata fuori, sostenendo che un mediatore privo di potere politico non avrebbe credibilità agli occhi di Putin (Open Online). È un ragionamento che brucia quasi tutti gli ex statisti in lista, da Draghi a Prodi fino a Niinistö, e restringe il campo ai leader ancora in carica. Il presidente finlandese Alexander Stubb è emerso come il candidato più solido. L'11 maggio ha detto al Corriere della Sera che «è tempo che l'Europa parli con la Russia», precisando però che ogni dialogo dovrebbe partire da una posizione di forza, con un mandato chiaro e il consenso dell'Ucraina (Yle, Polsat News).

La stessa Kallas si era detta disponibile l'11 maggio, ma pochi giorni dopo fonti diplomatiche hanno riferito a Politico che si fosse esclusa dalla corsa. La sua linea dura rende improbabile un vero ingaggio da parte di Mosca (1news.az). Il Cremlino lo ha confermato senza troppi giri di parole: il portavoce Dmitry Peskov ha detto che sarebbe «nell'interesse di Kallas non fare la negoziatrice» (Azernews).

La trappola istituzionale

In base all'articolo 33 del trattato UE, un rappresentante speciale può essere nominato a maggioranza qualificata, il sistema in cui i Paesi più grandi pesano di più e nessuno Stato può bloccare da solo la decisione. Ungheria e Slovacchia, dunque, non possono mettere il veto sulla persona. Ma il mandato effettivo dell'inviato, cioè le posizioni da portare a Mosca, richiede l'unanimità in Consiglio: basta un governo per bloccare la sostanza (BST-Europe, Euronews). L'Europa può scegliere il diplomatico, ma non necessariamente dargli gli strumenti per parlare.

Robert Fico ha già mostrato il problema. L'8 e il 9 maggio il premier slovacco è volato a Mosca, ha trascorso due ore con Putin e ha sostenuto di portare un messaggio di Zelensky, senza alcun coordinamento europeo (Netky.sk, TA3). Il tedesco Merz ha risposto cancellando la visita prevista a Bratislava. La Polonia, intanto, sta costruendo una pista parallela attraverso i Bucharest Nine, l'alleanza dei membri orientali della NATO, che il 13 maggio ha dichiarato che ogni pace dovrà essere «giusta» per il fianco est. Il presidente Nawrocki ha evocato lo spettro delle grandi potenze che trattano sopra la testa degli Stati più piccoli (PISM).

Che cosa vuole Mosca

Il 14 maggio Peskov ha dichiarato che l'Europa «non può fungere da mediatore in buona fede» perché è «di fatto un partecipante diretto alla guerra» (The Moscow Times). Le condizioni russe non sono cambiate dal giugno 2024: prima dell'inizio dei negoziati, l'Ucraina dovrebbe ritirarsi da quattro oblast e rinunciare all'adesione alla NATO. Washington rivendica per sé l'autorità di mediazione; il 14 maggio il segretario di Stato Rubio ha detto che «siamo l'unico Paese al mondo che può mediare».

La spinta per un inviato europeo, però, non è partita da Bruxelles. È arrivata da Kyiv. Al vertice di Cipro di aprile, Zelensky ha detto che l'Europa deve stare «al tavolo negoziale», mentre il ministro degli Esteri ucraino ha proposto come primo risultato concreto un cessate il fuoco sugli aeroporti mediato dagli europei (Kyiv Independent, Ukrainian Pravda). L'Ucraina cerca un avvocato al tavolo, non un arbitro neutrale. Questa preferenza condiziona l'intera scelta: un candidato abbastanza duro da soddisfare Kyiv verrà respinto da Mosca; un candidato gradito a Mosca risulterà inaccettabile per quasi tutti gli altri.

Il percorso decisionale passa per tre tappe: la riunione informale Gymnich dei ministri degli Esteri del 27-28 maggio, il Consiglio formale del 15 giugno e il vertice del Consiglio europeo del 18-19 giugno. Per allora l'Europa dovrà rispondere a una domanda che ha evitato per tre anni: che cosa vuole dire, esattamente, a nome proprio.

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5/19/2026, 2:20:03 PM
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