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EU_ECONOMICS05 / 05 · storia del giorno3 min · 820 parole · 31 fonti

Tassa UE sui pacchi: manca il prezzo

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Scritto dall IAto brief AI · 17 settembre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Europe’s customs border moves inside the platforms that carry its trade.

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il testo · 3 min di lettura

Il Parlamento europeo ha votato il 16 settembre la sostituzione dell’intero codice doganale dell’UE, introducendo un contributo di gestione sulle merci spedite direttamente da paesi extra-UE ai consumatori europei. I titoli dei giornali hanno subito parlato di 2, 7 o persino 10 euro a pacco. Nessuna di queste cifre è prevista dalla legge: la Commissione non ha ancora fissato il contributo e importo, metodo di calcolo e modalità di riscossione dipenderanno da atti legislativi secondari che non sono ancora stati redatti (European Parliament, EUnews).

Il Parlamento ha invece stabilito chi dovrà rispondere alla dogana quando arriva un pacco. Nel modello standard sarà il marketplace online — Temu, Shein, AliExpress — e non l’acquirente. La piattaforma diventerà un «importatore presunto», responsabile dei dati, dei dazi e del rispetto delle norme (Brussels Times). La riscossione dovrà iniziare entro il 1° novembre 2026, ma soltanto quando il sistema attuativo della Commissione sarà pronto.

Due oneri, non uno

La distinzione conta perché si stanno sovrapponendo due strumenti diversi, che gran parte dei resoconti presenta come se fossero uno solo. Il dazio doganale fisso di 3 euro, in vigore dal 1° luglio ai sensi del Regulation (EU) 2026/382, ha abolito la vecchia esenzione che consentiva alle spedizioni fino a 150 euro di entrare nell’UE senza dazi. È una tariffa applicata a ciascuna categoria di prodotto contenuta nella spedizione, non al pacco nel suo complesso. Un pacco con camicie e una custodia per telefono può quindi pagare 6 euro, non 3. I dati della dogana polacca mostrano la differenza: nell’anno precedente le autorità hanno sdoganato oltre 26 milioni di spedizioni contenenti circa 130 milioni di categorie di prodotti, in media cinque categorie per spedizione (Prawo.pl).

Il contributo di gestione è un’altra cosa. Dovrebbe coprire i costi effettivi sostenuti dalle autorità doganali per trattare i dati dell’e-commerce, analizzare i rischi e controllare le merci. Si aggiunge al dazio di 3 euro, non lo sostituisce (RTL Belgium). I 2 euro citati in molti articoli erano una delle ipotesi discusse durante il negoziato; i 7 e i 10 euro erano invece richieste avanzate dalla camera polacca del commercio elettronico e dall’associazione europea dell’industria tessile Euratex (dlaHandlu.pl, Fakt). Nessuna di queste cifre è entrata nella legge.

La frontiera si è spostata, la merce no

Il dazio di 3 euro ha già modificato la logistica. A luglio la dogana belga ha registrato all’aeroporto di Liegi un calo su base annua del 53% dei piccoli pacchi, mentre le dichiarazioni doganali semplificate si sono dimezzate circa (Boursorama/AFP, The Loadstar). A luglio e agosto le spedizioni dirette ai Paesi Bassi da paesi extra-UE sono diminuite del 46% (To Brief). Cali analoghi si sono registrati in Slovenia e Francia.

Il tonnellaggio complessivo delle merci transitato da Liegi è però aumentato del 4% nello stesso periodo (Aktus-CCI). Le dichiarazioni standard per i carichi all’ingrosso sono cresciute di circa tre milioni. La dogana olandese ha dichiarato esplicitamente che i negozi online stranieri stanno spostando le importazioni verso grandi lotti e magazzini nell’UE (Euronews). Secondo quanto riferito, Shein e Temu stanno costruendo capacità logistiche nell’area di Wrocław, in Polonia. Un pacco spedito da un magazzino polacco a un consumatore tedesco non è più un’importazione: la merce è comunque entrata nell’UE come parte di una spedizione all’ingrosso, dichiarata, tassata e sottoposta ai controlli doganali, ma l’ultimo miglio diventa una consegna interna.

La domanda è se questo migliori i controlli o si limiti a spostarli. Gli uffici doganali che gestiscono i pacchi perdono volumi; aumentano invece le ispezioni nei magazzini, il lavoro delle autorità per la sicurezza dei prodotti e la vigilanza sul mercato interno.

Chi paga, chi guadagna

I rivenditori europei sono i vincitori più evidenti. Finora hanno dovuto competere con un canale nel quale le importazioni dirette evitavano del tutto i dazi doganali. Quel vantaggio è venuto meno. Le autorità doganali hanno ora una controparte identificabile, una piattaforma dotata di dati e capacità finanziaria, invece di dover inseguire milioni di singoli destinatari.

Per i consumatori il risultato è meno chiaro. Qualunque onere fisso pesa soprattutto sugli acquisti di piccolo valore: il solo dazio di 3 euro equivale già al 60% del prezzo di un articolo da 5 euro, prima dell’IVA. Nessuna piattaforma si è impegnata pubblicamente ad assorbire i costi né ha spiegato se e come li trasferirà ai clienti (Tagesschau). I grandi operatori possono distribuire i costi di adeguamento su volumi enormi e investire in magazzini nell’UE; i piccoli venditori di paesi terzi non hanno la stessa possibilità. La riforma potrebbe riequilibrare la concorrenza tra rivenditori europei ed extra-UE, rafforzando al tempo stesso le piattaforme maggiori rispetto ai concorrenti più piccoli.

L’elemento più rilevante approvato dal Parlamento è la catena delle responsabilità: la piattaforma risponde alla dogana, la Commissione fissa il contributo e il conto effettivo per il consumatore resta ancora del tutto da decidere. Chiunque citi un sovrapprezzo preciso sta vendendo una certezza che la legge non offre.

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9/17/2026, 2:41:19 AM
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