Skip to main content
EU_ECONOMICS01 / 08 · storia del giorno3 min · 689 parole · 140 fonti

L’UE boccia la richiesta della premier Meloni di esentare il debito per la crisi energetica

Scritto dall IAto brief AI · 18 maggio 2026, 03:30
Come è stata scritta

Rome argues that energy security belongs in the same uniform as national defense.

Composizione immagine · tobrief
il testo · 3 min di lettura

Giorgia Meloni chiede che l’UE escluda dai vincoli di bilancio la spesa sostenuta per la crisi energetica, come già avviene per la difesa. La Commissione europea ha respinto subito la richiesta e il ministro delle Finanze tedesco ha appoggiato il no. Lo scontro su una clausola di bilancio è il primo vero banco di prova delle nuove regole fiscali europee, riformate appena due anni fa e già sottoposte a una pressione politica evidente.

Che cosa chiede Meloni, e perché Bruxelles ha detto no

Il Patto di stabilità e crescita dell’UE, cioè l’insieme delle regole che limitano i deficit pubblici al 3% del PIL, è stato riformato nell’aprile 2024. Ai vecchi obiettivi numerici rigidi sono subentrati piani di spesa specifici per ciascun Paese, negoziati con la Commissione. Poi, nel marzo 2025, l’Europa ha introdotto un’eccezione mirata: la National Escape Clause, la clausola nazionale di salvaguardia, che consente ai governi di escludere fino all’1,5% del PIL in spese militari dal calcolo del deficit per quattro anni. Diciassette Paesi l’hanno attivata. Italia, Francia e Spagna no.

Meloni sostiene che, se la difesa merita una deroga per ragioni di emergenza geopolitica, anche la spesa energetica legata alla crisi di Hormuz dovrebbe ricevere lo stesso trattamento. Ma la clausola riguarda solo la spesa militare, classificata in una precisa categoria statistica, mentre i sussidi energetici ricadono in capitoli di bilancio del tutto diversi. Per modificarne il perimetro servirebbe riscrivere la norma oppure attivare la più ampia General Escape Clause, che richiede la prova di una recessione nell’intera eurozona (European Parliament).

La trappola fiscale italiana

Il debito pubblico italiano è al 137,1% del PIL e il deficit 2025 si è attestato al 3,1%, appena sopra il tetto del 3%, mancando lo stesso obiettivo fissato dal governo (Eurostat). Le previsioni di crescita per il 2026 oscillano intorno allo 0,8% (European Commission). Il Fondo monetario internazionale ha detto a Roma che entro il 2027 dovrà raggiungere un avanzo primario, cioè entrate al netto della spesa esclusi gli interessi sul debito, pari al 3% del PIL, quasi quattro volte il livello attuale.

La stretta attraversa lo stesso governo Meloni. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha scritto due volte al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti chiedendogli di autorizzare 14,9 miliardi di euro di prestiti SAFE, Security Action for Europe, il programma UE che finanzia acquisti congiunti per la difesa attraverso obbligazioni emesse dall’Unione a tassi agevolati. Giorgetti non ha risposto. La scadenza è a fine maggio. Il 14 maggio Crosetto ha reso pubblica la frustrazione, una mossa insolita che ha messo in chiaro lo stallo interno (Il Sole 24 Ore).

Il calcolo di Giorgetti è semplice: non impegnare 14,9 miliardi di nuovo debito per la difesa se Bruxelles non concede anche margini sulla spesa energetica. O un pacchetto complessivo, o niente.

Berlino non si muove

Il cancelliere Friedrich Merz ha definito l’esenzione già concessa alla difesa "già al limite di ciò che è accettabile". La stessa Corte dei conti federale tedesca, il Bundesrechnungshof, ha avvertito che la deroga rischia di diventare "la regola standard per accumulare debito", con oltre il 96% del nuovo indebitamento federale previsto per il 2029 destinato a rientrare nell’esenzione.

La Germania spenderà nel 2026 circa 10 miliardi di euro in misure nazionali contro il caro energia, tra tagli alle accise sui carburanti, sussidi agli oneri di rete e riduzioni delle imposte sull’elettricità per l’industria manifatturiera (Bundesregierung). Berlino però finanzia queste misure dentro i limiti di bilancio esistenti, senza chiedere deroghe europee. Il ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha fatto capire che dal 2030 persino le esenzioni per la difesa dovrebbero essere limitate all’1% del PIL. Gli economisti indipendenti che consigliano il governo tedesco hanno avvertito direttamente Klingbeil che la crescita della spesa tedesca, pari al 5,75%, supera già il 4,5% consentito dall’UE.

Anche i Paesi Bassi si sono schierati contro Roma. "La risposta agli shock non può essere più debito," ha sostenuto L’Aia.

L’Europa ha riformato le regole fiscali appena due anni fa. L’eccezione per la difesa è stata la prima deroga. Se anche la spesa energetica ottenesse lo stesso trattamento, la domanda successiva arriverebbe subito: i costi dell’adattamento climatico? La spesa per le migrazioni? Ogni esclusione riduce la forza dei limiti di spesa che la riforma del 2024 avrebbe dovuto rendere più credibili. Come ha detto un deputato della CDU: "Chi dichiara continuamente lo stato di emergenza economica rende permanentemente obsolete regole come il freno al debito."

Meloni deve scegliere entro fine mese: accettare i prestiti SAFE per la difesa e assorbirne l’impatto sui conti, oppure scommettere che Bruxelles e Berlino cedano per prime.

How was this article?

Help us get better

Details about this article
Model:
claude-opus-4-6
Generated:
5/18/2026, 3:04:54 AM
Pipeline run:
eu_pipeline_20260518_013004
Watermark:
SynthID (Google's invisible watermark)
Human review:
None before publication
Learn more about our methodology