Contributo UE da 2 € attende il via libera

A fixed charge bears hardest on the cheapest goods in small parcels.
Composizione immagine · tobriefLa Commissione europea ha fissato a 2 euro per ogni articolo distinto il nuovo contributo di gestione sui pacchi di basso valore spediti direttamente da Paesi extra UE a un acquirente nell’Unione (Council transmission). La tariffa si aggiunge al dazio doganale di 3 euro già applicato per articolo (Regulation 2026/382). Bruxelles prevede che la riscossione parta il 1° novembre, ma la tariffa non è ancora pronta per essere applicata sul piano giuridico.
Quanto costa un pacco
La dogana considera «articolo», o voce doganale, le merci contenute in un pacco che hanno la stessa classificazione tariffaria e descrizione. Due magliette di cotone identiche costituiscono un solo articolo: il costo è quindi di 3 euro di dazio più 2 euro di contributo, per un totale di 5 euro, non 10 (Commission guidance).
Un ordine misto costa di più. Una maglietta e un orologio contano come due articoli: il dazio ammonta a 6 euro e il nuovo contributo aggiunge 4 euro, per un totale di 10 euro di oneri UE, prima dell’IVA (imposta sul valore aggiunto, l’imposta sulle vendite dell’Unione) e delle spese di consegna (Regulation 2026/382, Council transmission).
Essendo fissa, la tariffa pesa soprattutto sui prodotti più economici. In uno studio pubblicato nel dicembre 2025, la dogana francese ha stimato che ogni anno quasi 800 milioni di articoli acquistati online arrivino in Francia in piccoli pacchi e che metà valga meno di 3,40 euro (French customs study). Per prodotti di quel prezzo, un contributo di 2 euro per articolo si avvicina al costo stesso della merce.
Decisa, ma non ancora in vigore
Il contributo nasce dal regolamento 2026/2108, una modifica al codice doganale UE adottata il 16 settembre che ha lasciato alla Commissione il compito di fissarne l’importo (EU customs code). Il Consiglio registra di aver ricevuto l’atto della Commissione con cui la tariffa è stata fissata a 2 euro il 21 settembre (Council transmission). Quando il Parlamento europeo ha votato a favore, l’importo era ancora da definire (To Brief).
Restano tre passaggi. Parlamento e Consiglio (i ministri degli Stati membri) hanno 30 giorni per opporsi, anche se entrambi possono dare il via libera prima dichiarando formalmente che non presenteranno obiezioni (EU customs code). L’atto deve poi comparire nella Gazzetta ufficiale, il bollettino legislativo dell’UE. La riscossione può infine iniziare solo dieci giorni dopo la pubblicazione (EU customs code).
Nelle linee guida del 5 ottobre la Commissione descriveva ancora l’atto come sotto esame e indicava il 1° novembre come data «prevista» (Commission guidance). Il 16 ottobre fonti UE hanno detto a una testata francese di non aspettarsi obiezioni (Connexion France). È una previsione, non un via libera.
Chi finisce per pagare
La dogana addebita i costi all’importatore, che di norma è il venditore, la piattaforma o un agente doganale. La legge stabilisce che la fattura non debba essere presentata al consumatore (EU customs code). I venditori possono comunque alzare i prezzi per recuperare la spesa. La dogana polacca avverte che il dazio di 3 euro già in vigore potrebbe comparire nei prezzi dei prodotti o della spedizione (Polish customs authority). Nessuno ha ancora misurato quanto del contributo, che non è entrato in vigore, ricadrà sugli acquirenti.
I venditori possono anche evitare gli oneri applicati a ogni articolo: un’azienda che importa grandi quantità di merce e sdogana le scorte prima che i clienti effettuino un ordine paga i dazi ordinari in quella fase. Le consegne successive dal suo magazzino nell’UE non sono importazioni di pacchi, quindi non si applicano né il dazio né il contributo per articolo.
Il dazio di 3 euro ha già cambiato il modo in cui le merci vengono dichiarate. Nei Paesi Bassi, ad agosto e settembre le righe delle dichiarazioni per l’e-commerce erano circa il 70% in meno rispetto a un anno prima; quelle sulle dichiarazioni d’importazione standard, usate per le normali spedizioni commerciali, sono aumentate del 43% (Dutch Customs). Secondo Rzeczpospolita, il ministero delle Finanze polacco ha rilevato che le dichiarazioni per l’e-commerce si sono dimezzate da giugno a luglio, senza un aumento immediato significativo delle importazioni tra imprese.
Questi dati contano le pratiche doganali, non gli acquisti, e riguardano periodi diversi. Non dicono quanta merce sia passata nei magazzini dell’UE e quanta abbia semplicemente smesso di circolare. Per ora, il disegno della tariffa è più chiaro dei suoi effetti: pesa soprattutto sugli ordini misti ed economici spediti in un unico pacco a ciascun cliente, e favorisce i venditori che possono permettersi di importare le scorte prima di ricevere gli ordini.
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