Intesa UE da €6.6bn privilegia i rimborsi

Europe prepares to repay weapons already delivered, while formal approval waits.
Composizione immagine · tobriefIl 25 settembre i governi dell’UE hanno concordato come ripartire 6,6 miliardi di euro di aiuti militari all’Ucraina, bloccati per anni dall’Ungheria: 4,7 miliardi serviranno a rimborsare gli Stati membri per le armi già consegnate (Delfi Estonia, Știrile ProTV). Gli ambasciatori dei governi nazionali hanno raggiunto un’intesa che per ora resta politica: prima che partano i pagamenti, occorre adottare gli atti giuridici (Euronews).
Tre quote, tre destinazioni
Le risorse provengono dall’European Peace Facility, il fondo alimentato dai governi dell’UE dal 2021 per finanziare aiuti militari all’estero (Council Decision 2021/509). Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’UE per la politica estera, ha illustrato la ripartizione restante: 1 miliardo di euro andrà a nuovi acquisti congiunti di equipaggiamenti e 900 milioni alla missione dell’UE che addestra i soldati ucraini (Euractiv, Delfi Estonia).
Ogni quota seguirà un percorso diverso: i rimborsi finiranno nelle casse nazionali, i fondi per gli acquisti andranno ai fornitori di armi e quelli per l’addestramento finanzieranno la missione.
Nessuna di queste risorse arriverà al bilancio dello Stato ucraino, il cui disavanzo abbiamo esaminato il mese scorso (To Brief). Il fondo fornisce armi all’esercito ucraino e ne addestra i soldati; non paga le spese dello Stato.
Perché i rimborsi hanno ottenuto la quota maggiore
L’Ungheria poteva bloccare da sola il fondo perché le decisioni di politica estera dell’UE con implicazioni militari richiedono l’unanimità: ogni governo può quindi porre il veto (Treaty Article 31). Per anni il governo di Viktor Orbán ha usato questo potere. L’intesa è arrivata dopo la sconfitta di Orbán alle elezioni dell’aprile 2026 e l’insediamento di Péter Magyar come primo ministro (Euronews).
Una volta cessato il blocco di Budapest, il confronto si è spostato su chi dovesse ricevere i fondi. La Germania, grande donatrice, voleva destinare la maggior parte delle risorse a nuovi aiuti per l’Ucraina (Euractiv).
La Polonia ha sostenuto la causa dei rimborsi, facendo valere un argomento pratico: i paesi che hanno svuotato i propri arsenali per aiutare Kyiv devono ricostituire le scorte prima di poter fornire altre armi, e i rimborsi servono proprio a questo. La ripartizione finale ha accolto in larga misura la posizione di Varsavia, assegnando la quota maggiore ai rimborsi (Știrile ProTV).
Una parte dei rimborsi potrebbe comunque tornare all’Ucraina. Kallas ha detto che alcuni governi trasferiranno a Kyiv le somme ricevute, senza indicare quali. Secondo il Kyiv Independent, intendono farlo Germania e Svezia, ma nessuna delle due ha precisato l’importo.
Cosa manca prima dei pagamenti
Gli ambasciatori hanno raggiunto l’accordo nel Comitato politico e di sicurezza, l’organo in cui gli Stati membri coordinano la politica estera e di difesa tra una riunione ministeriale e l’altra. Ora i ministri devono trasformare l’intesa politica in decisioni formali. Interfax-Ukraine si aspettava che il passaggio, con la firma degli atti, avvenisse durante la riunione del Consiglio del 28 settembre (Interfax-Ukraine).
Gli atti pubblici non chiariscono ancora in cosa consista l’approvazione finale né se qualche governo possa sfruttarla per riaprire il confronto. Anche dopo il via libera, i pagamenti arriveranno lentamente: Paweł Zalewski, viceministro della Difesa polacco, prevede che il rimborso al suo paese giunga nel 2027 (RMF24).
Questa settimana i governi hanno soprattutto stabilito come ripartire costi già sostenuti, mentre la base giuridica per erogare le somme è ancora in attesa di approvazione. La maggior parte del fondo rimborsa armi che l’Ucraina ha già ricevuto; il nuovo sostegno all’esercito di Kyiv passa invece dagli acquisti congiunti e dalla missione di addestramento. Ulteriori aiuti dipenderanno da donatori come Germania e Svezia e dalla loro scelta di destinare nuovamente all’Ucraina i rimborsi ricevuti.
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