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EU_ECONOMICS06 / 18 · storia del giorno3 min · 835 parole · 37 fonti

UE divisa sui permessi CO2 da €4 miliardi

Scritto dall IAto brief AI · 16 giugno 2026, 03:50
Come è stata scritta

Industrial survival in Southern Europe now rests beneath the weight of a monumental carbon formula.

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il testo · 3 min di lettura

Cinque Paesi hanno votato contro, altri cinque si sono astenuti, ma gli Stati membri hanno comunque approvato l’aggiornamento dei parametri di efficienza carbonica per il 2026-2030, cioè la formula che stabilisce quante quote gratuite di emissione riceveranno le fabbriche europee nei prossimi cinque anni. La revisione garantisce circa 4 miliardi di euro di sollievo all’industria ad alta intensità energetica (BSS/AFP). È ossigeno industriale: serve a tenere in Europa acciaierie, impianti ceramici e cementifici mentre la nuova tassa alla frontiera entra gradualmente in funzione per proteggerli da concorrenti esteri con standard climatici più permissivi.

Come funziona la formula

Il sistema ETS dell’UE è il mercato europeo del carbonio. Fissa un tetto complessivo alle emissioni dell’industria pesante e della produzione elettrica. Le imprese devono consegnare quote, chiamate EU Allowances, per ogni tonnellata di CO₂ emessa. Una parte finisce all’asta, un’altra viene assegnata gratuitamente ai settori esposti al rischio di “carbon leakage”, la fuga di carbonio: in pratica, fabbriche che si spostano in Paesi con regole climatiche meno severe (European Commission).

Il benchmark è la formula che decide quante quote gratuite spettino a ciascun impianto. Si calcola prodotto per prodotto, sulla base della CO₂ emessa dal 10% degli stabilimenti più efficienti per realizzare un’unità di quel bene (European Commission). Se un impianto è più pulito del benchmark, l’assegnazione gratuita copre gran parte dei costi di conformità. Se è più inquinante, deve comprare sul mercato le quote mancanti.

L’aggiornamento 2026-2030 ricalibra questi parametri a livello di prodotto. Con i nuovi valori, l’industria mantiene in media una copertura gratuita pari a circa il 75% delle emissioni; la formula considera ora anche le emissioni indirette legate all’elettricità in 14 benchmark di prodotto, riducendo i costi per le fabbriche che passano a processi elettrificati (UmweltDialog). Il prossimo passaggio è l’adozione formale da parte della Commissione (Bloomberg).

Chi ha votato contro, e perché

Polonia, Italia, Lituania, Lettonia e Malta avrebbero votato contro, secondo media polacchi e internazionali (RMF24, Bloomberg). Non è stato pubblicato alcun verbale ufficiale con il voto nominale, quindi l’elenco resta basato solo su ricostruzioni giornalistiche.

La posizione italiana è la più concreta. Il settore ceramico nazionale, con 242 aziende, 25.550 addetti e 7,5 miliardi di euro di fatturato, vedrebbe i costi ETS diretti salire da 70 milioni a 120 milioni di euro l’anno con i nuovi benchmark (Il Resto del Carlino). La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha attaccato i “burocrati” europei, accusandoli di avere irrigidito regole che, a suo giudizio, il Consiglio aveva chiesto di ammorbidire (Il Fatto Quotidiano). Il Portogallo, pur senza opporsi apertamente, ha scritto a Bruxelles per avvertire che le modifiche ai benchmark potrebbero penalizzare ceramica, vetro e cemento prima che esistano alternative economicamente sostenibili (Jornal Económico).

La linea favorevole ai benchmark passa dai Paesi Bassi e dalla Commissione: un prezzo credibile del carbonio, affiancato alla protezione alla frontiera del CBAM, il Carbon Border Adjustment Mechanism che fa pagare agli importatori il carbonio incorporato nei prodotti, premia i produttori europei più efficienti e penalizza le importazioni più sporche (NEa, European Commission DG TAXUD). Ogni quota concessa gratis è però una quota sottratta alle aste, dunque meno entrate per i fondi pubblici destinati alla decarbonizzazione. Le organizzazioni ambientaliste avvertono che assegnazioni gratuite troppo generose possono lasciare le imprese con costi effettivi del carbonio vicini allo zero, svuotando il segnale di investimento che l’ETS dovrebbe trasmettere (Sandbag).

Lo scarto temporale del CBAM

Il calendario conta perché il CBAM entra in funzione nello stesso momento. Dal 2026 gli importatori di cemento, acciaio, alluminio, fertilizzanti e altri beni coperti inizieranno a pagare per il carbonio incorporato nei prodotti, con una quota dovuta che salirà dal 2,5% nel 2026 al 100% entro il 2034 (Finnish Customs). L’assegnazione gratuita ai produttori europei dovrebbe ridursi lungo la stessa traiettoria. In teoria, un meccanismo sostituisce l’altro: le fabbriche perdono quote gratuite, ma ottengono protezione alla frontiera contro concorrenti più inquinanti.

Nella pratica, i due sistemi non combaciano con precisione. Le quote gratuite ETS si calcolano a livello di impianto usando benchmark di prodotto; gli aggiustamenti CBAM operano invece a livello di bene importato, attraverso i codici merceologici (Finnish Customs). Un impianto, un prodotto e una categoria doganale non coincidono sempre. L’industria sostiene inoltre che il CBAM non sia ancora abbastanza collaudato da garantire una protezione effettiva: l’acciaio verde, per esempio, potrebbe avere bisogno di prezzi dell’elettricità intorno ai 50 euro/MWh per restare investibile in Europa, una soglia che molti produttori non riescono ancora a raggiungere (Eurometal).

Non esiste una tabella pubblica che mostri le variazioni benchmark per benchmark, la distribuzione delle quote gratuite aggiuntive per Stato membro o l’effetto netto dopo la protezione CBAM e gli schemi nazionali di compensazione. La revisione dell’ETS che la Commissione presenterà a luglio dovrebbe valutare se collegare in futuro le quote gratuite a obblighi di investimento nella decarbonizzazione (S&P Global). Da quella revisione dipenderà se i 4 miliardi serviranno da ponte verso una produzione più pulita o da sussidio senza condizioni. Finché i dati non usciranno, fuori da Bruxelles nessuno potrà dirlo davvero.

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6/16/2026, 3:28:26 AM
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