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EU_PUBLIC_AFFAIRS01 / 04 · storia del giorno3 min · 799 parole · 37 fonti

L’Europa entra tardi nei colloqui sull’Ucraina

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Scritto dall IAto brief AI · 7 settembre 2026, 02:50
Come è stata scritta

The diplomatic route reaches Donetsk and rises into a wall.

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il testo · 3 min di lettura

Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner sono volati sabato da Mosca a Kyiv, completando la prima spola americana tra le due capitali in questo canale di mediazione. Hanno incontrato Volodymyr Zelensky in tre round di colloqui, con i consiglieri per la sicurezza nazionale di Regno Unito, Francia e Germania presenti alla sessione finale (AP). Dopo oltre tre ore con Vladimir Putin, gli inviati sono arrivati a Kyiv senza un testo di intesa reso pubblico, senza cessate il fuoco e senza un quadro negoziale concordato (Republic/Reuters). Il processo si è mosso; la sostanza, molto meno.

Prima Mosca, poi gli altri

I colloqui hanno mostrato l'esistenza di tre canali. Il primo collega Washington e Mosca: Witkoff e Kushner hanno ascoltato la posizione di Putin, che il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha definito «utile», ribadendo però che la Russia starebbe vincendo sul campo (Republic/Reuters). Il secondo corre tra Washington e Kyiv: Zelensky ha posto sul tavolo territorio, missili Patriot, garanzie di sicurezza e sostegno per l'inverno (Kyiv Independent). L'Europa è entrata solo al terzo passaggio. I consiglieri dell'E3, cioè Regno Unito, Francia e Germania nel formato a tre che rappresenta gli interessi europei, hanno partecipato all'ultima sessione con Zelensky; tutte le parti hanno concordato di rivedersi, anche se non hanno fissato una sede (BR24, Il Fatto Quotidiano).

La sequenza pesa. Washington ha ascoltato prima Mosca, poi ha verificato a Kyiv ciò che riportava dal Cremlino. L'analista finlandese Henri Vanhanen ha descritto la dinamica senza giri di parole: gli Stati Uniti stanno cercando di capire che cosa offra la Russia, per poi verificare se l'Ucraina possa accettarne anche solo una parte (Verkkouutiset). L'Europa è arrivata quando l'agenda aveva già preso forma.

Donetsk è il nodo che non si scioglie

L'ostacolo più duro resta il territorio. La Russia pretende non soltanto le aree che occupa, ma l'intera estensione delle quattro regioni che sostiene di avere annesso, comprese le parti ancora sotto controllo ucraino (Seznam Zprávy). Una fonte vicina al Cremlino ha detto a Reuters che non vi sarebbe «alcuna possibilità» di un'intesa sulla linea del fronte finché Putin non avrà completato la conquista del resto di Donetsk, obiettivo che Mosca ritiene possibile entro la fine dell'anno (AP). Zelensky ha riconosciuto che la questione «resta rilevante», aggiungendo però che può essere risolta solo tra presidenti. È una formula che lascia aperta la porta senza concedere nulla nel passaggio.

L'Europa ha leve che non riesce ancora a usare

I governi europei non possono cedere territorio ucraino né garantire da soli una pace. Controllano però strumenti senza i quali qualunque accordo resterebbe fragile. Circa 210 miliardi di euro di asset congelati della banca centrale russa si trovano presso Euroclear, la clearing house con sede in Belgio, e questo dà all'Europa la custodia di denaro che Mosca rivuole indietro (Euronews). Le sanzioni dell'UE colpiscono migliaia di persone fisiche e giuridiche russe, e per revocarle serve l'unanimità dei 27 Stati membri. La Commissione ha approvato 6,1 miliardi di euro per l'acquisto di sistemi ucraini di difesa aerea e antimissile (EEAS). La Germania ha impegnato 250 milioni di euro attraverso la banca pubblica di sviluppo per riparazioni urgenti alla rete energetica (MDR).

Ognuna di queste leve incontra però un blocco. Il Belgio rifiuta di sbloccare il capitale degli asset congelati senza una condivisione del rischio a livello UE; il ministro degli Esteri Maxime Prévot ha avvertito che misure assimilabili a una confisca comportano «rischi molto significativi» (Le Soir). Svezia, Paesi Bassi, Spagna e Polonia hanno risposto con una lettera congiunta in cui chiedono alla Commissione di distribuire la responsabilità tra tutti gli Stati membri (Dutch government). Sul fronte delle armi, l'Alta rappresentante dell'UE Kaja Kallas ha sollecitato i Paesi che dispongono di intercettori Patriot prossimi alla scadenza a inviarli all'Ucraina, ma i governi nazionali non hanno voluto attingere ai propri arsenali (ABC). Il denaro c'è. La volontà politica di trasformarlo in forza negoziale, almeno per ora, no.

Il messaggio più netto uscito dai colloqui di Kyiv non riguardava un accordo, ma la sopravvivenza durante l'inverno. Zelensky ha chiesto un pacchetto che comprenda difesa aerea, infrastrutture energetiche e possibili forniture di GNL dagli Stati Uniti (Kyiv Independent). La richiesta indica un problema di tempi: l'inverno corre più della diplomazia, e Kyiv ha bisogno di impegni prima che prenda forma qualunque architettura di pace.

La diplomazia della spola ha mostrato che Kyiv e l'E3 sono ormai dentro la conversazione, non più in attesa fuori dalla stanza. Ma essere ammessi al tavolo non significa controllarlo. Denaro, asset congelati e scorte militari danno all'Europa un peso reale in un eventuale accordo. Il prossimo round dovrà chiarire se quel peso diventerà voce negoziale, oppure se i leader europei resteranno consulenti di un processo americano, chiamati a pagare risultati che non hanno contribuito a definire.

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9/7/2026, 1:35:26 AM
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