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EU_ECONOMICS07 / 08 · storia del giorno3 min · 738 parole · 146 fonti

Reti europee, buco da €100 billion l’anno

Scritto dall IAto brief AI · 25 maggio 2026, 03:50
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A multi-billion euro energy lifeline remains a fragile promise without a binding grid strategy.

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il testo · 3 min di lettura

Kyriakos Pierrakakis, ministro delle Finanze greco e presidente dell'Eurogruppo, l'organismo in cui i ministri delle Finanze dell'eurozona coordinano la politica economica, ha avvertito la scorsa settimana che il ritorno delle pressioni su energia e inflazione è «il maggiore rischio immediato per l'economia europea» (Capital.gr). Ha chiesto una strategia energetica comune dell'UE, più interconnessioni e una diffusione più rapida delle rinnovabili. Il punto debole, però, è più strutturale: l'UE impone la generazione da fonti rinnovabili, mentre tratta come facoltativa la rete necessaria a far arrivare quell'energia dove serve.

Obiettivi vincolanti, cavi facoltativi

La normativa europea impone agli Stati membri di ricavare almeno il 42,5% dell'energia dalle rinnovabili entro il 2030 (European Commission). È un obiettivo giuridicamente vincolante: se non lo rispettano, i governi rischiano procedure d'infrazione. Per le infrastrutture di rete non esiste un obbligo equivalente. Il servizio studi del Parlamento europeo osserva che manca un «obbligo centralizzato a livello UE per gli investimenti nelle reti» (EPRS). Ogni Stato membro decide da sé quanto spendere.

Ne deriva un collo di bottiglia continentale. Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Repubblica Ceca stanno raggiungendo nello stesso momento i limiti fisici di capacità della rete, con nuovi progetti solari, eolici o di batterie che non riescono a ottenere la connessione (Clean Energy Wire). Il 40% delle reti di distribuzione dell'UE ha più di 40 anni (European Commission). L'Europa deve investire 65-100 miliardi di euro l'anno nelle reti fino al 2030, tra distribuzione locale e linee di trasmissione transfrontaliere (IEEFA). Il principale strumento europeo per finanziare le connessioni tra Paesi, il Connecting Europe Facility, mette a disposizione meno di 830 milioni di euro l'anno (CINEA). Copre meno dell'1% del fabbisogno. La Corte dei conti europea aggiunge che l'UE non riesce nemmeno a monitorare con affidabilità quanto spendano davvero gli Stati membri (ECA).

Un banco di prova da 3 miliardi

Il progetto che Pierrakakis definisce «win-win», il Great Sea Interconnector (GSI), cioè un cavo sottomarino da 1.000 megawatt lungo circa 900 chilometri tra Creta e Cipro, traduce questa paralisi finanziaria in un caso concreto. Stimato inizialmente in 1,57 miliardi di euro nel 2022, oggi costa circa 3 miliardi, con uno sforamento del 90% (Columbia Emerging Markets Review).

Per Cipro, il cavo scioglie una trappola geografica. È l'unico Stato membro dell'UE senza collegamento alla rete elettrica continentale e produce tutta l'elettricità localmente usando combustibili importati. Alla fine del 2025 i prezzi dell'elettricità per le utenze non domestiche hanno raggiunto 24,29 euro per 100 kWh, il secondo livello più alto nell'UE, contro una media di 18,37 euro (Philenews). Il commissario europeo all'Energia ha detto che il GSI ridurrebbe questi prezzi in modo «fondamentale» (Politis).

Il finanziamento, però, resta aperto. L'UE ha stanziato 657 milioni di euro attraverso il CEF (Euronews). La Banca europea per gli investimenti sta valutando un possibile prestito da 1 miliardo di euro, con esito atteso entro la fine del 2026. Circa il 63% dei costi residui finirebbe sulle bollette elettriche dei consumatori ciprioti (Columbia Emerging Markets Review). Il produttore di cavi Nexans ha indicato che la consegna non arriverebbe prima della fine del 2029.

La correzione che ancora manca

Nel dicembre 2025 la Commissione ha proposto un European Grids Package che introdurrebbe scadenze vincolanti per le connessioni e imporrebbe ai gestori dei sistemi di trasmissione, le società che amministrano le reti elettriche nazionali, di destinare il 25% dei ricavi da congestione, cioè le tariffe incassate quando le linee transfrontaliere sono sovraccariche, a nuovi progetti (Florence School of Regulation). Nel prossimo bilancio dell'UE, per il ciclo 2028-2034, si propone di quintuplicare i fondi per le infrastrutture energetiche, portandoli a circa 30 miliardi di euro (GLOBSEC).

L'UE non ha ancora approvato nessuna delle due misure. La legislazione energetica richiede di solito da due a quattro anni per superare Consiglio e Parlamento. Intanto i costi evocati da Pierrakakis si vedono già nel suo Paese: dopo la crisi in Medio Oriente, i prezzi del gas naturale ad Atene sono saliti del 21,3%, spingendo l'inflazione greca verso il 3,7% (Euronews, Ot.gr). Questa inflazione erode gli aumenti salariali nominali, cioè la crescita delle buste paga prima di sottrarre l'aumento dei prezzi. In Grecia, dove la quota dei salari sul PIL resta tra le più basse dell'UE, anche un rincaro energetico moderato può far arretrare le famiglie. Gli obiettivi sulle rinnovabili sono vincolanti già oggi. Le regole sulle reti che dovrebbero renderli praticabili restano una proposta a Bruxelles.

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5/25/2026, 3:13:50 AM
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