L’E3 europeo cerca posto sull’Ucraina

Europe seeks a seat while deciding who may speak for it.
Composizione immagine · tobriefFrancia, Germania e Regno Unito stanno lavorando a un formato comune per garantirsi una partecipazione europea in eventuali futuri negoziati sulla fine della guerra russa contro l’Ucraina, secondo funzionari europei citati dal New York Times. Non è ancora un piano di pace, ma un esercizio di coordinamento preventivo: Parigi, Berlino e Londra cercano di trasformare sanzioni, aiuti finanziari e sostegno militare in peso diplomatico prima che Washington definisca il processo senza di loro.
L’urgenza nasce da un fatto preciso. Il 14 agosto Sergei Lavrov ha detto che Mosca non rifiuterebbe un nuovo incontro con gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner (Bloomberg). Una navetta tra Stati Uniti e Russia appare oggi più plausibile che in qualsiasi altro momento dall’invasione su larga scala. Se i colloqui partissero secondo tempi e regole fissati da Washington, gli europei rischierebbero di vedersi consegnare risultati che hanno contribuito a finanziare, ma non a costruire.
Che cosa controlla davvero l’E3
I tre governi hanno leve reali, anche se quasi tutte diventano decisive dopo un accordo, non durante il negoziato. Le sanzioni UE contro la Russia richiedono l’unanimità in Consiglio, dove ogni Stato membro dispone di un veto: Washington e Mosca possono discutere di alleggerimento delle sanzioni, ma non possono spegnere da sole le misure europee (Council of the EU). Il percorso di adesione dell’Ucraina all’UE richiede a sua volta l’approvazione unanime prevista dall’articolo 49 del trattato sull’Unione europea (EUR-Lex). E gli asset russi congelati si trovano in larga parte in banche e sistemi di compensazione europei: il 5 agosto la Commissione ha comunicato che i proventi di quei beni hanno finanziato altri 1,4 miliardi di euro per l’Ucraina (European Commission).
L’Europa potrebbe non controllare la stanza del negoziato. Ma possiede diverse chiavi delle porte che si aprirebbero subito dopo.
Il bypass dentro il bypass
Il problema più delicato dell’E3 è che un formato pensato per evitare un aggiramento dell’Europa da parte di Stati Uniti e Russia rischia di produrre un aggiramento, questa volta europeo, di tutti gli altri. Le ricostruzioni parlano di una struttura a tre cerchi: l’E3 come nucleo operativo, Polonia, Italia e Paesi nordici consultati in una seconda fascia, le istituzioni UE coinvolte in seguito (the New York Times, European Pravda). Essere consultati, però, non significa decidere.
La questione del mandato era aperta già prima che emergesse questo formato. A luglio, ex alti funzionari di Regno Unito, Francia, Germania e Russia si sono incontrati in segreto a Vienna, come ha riferito Bloomberg. Nessun governo ha rivendicato il vertice come ufficiale; secondo quanto riportato, il ministero degli Esteri tedesco avrebbe precisato che eventuali contatti non si erano svolti per conto di Berlino (Berliner Zeitung). Ma Vienna ha riattivato il principio cardine della guerra: nulla sull’Ucraina senza l’Ucraina. Ora l’E3 deve rispettarlo, se vuole che il coordinamento appaia legittimo e non esclusivo.
I Paesi esposti al rischio più diretto siedono nel secondo cerchio, o restano fuori dal formato. La Polonia, sottoposta alla pressione ibrida russa e snodo logistico essenziale per la NATO, non ha avallato alcun mandato dell’E3; Varsavia continua a insistere pubblicamente sul riarmo e sull’alleanza con gli Stati Uniti (KPRM). La Romania, dove i droni provenienti dalla zona di guerra hanno provocato decolli di F-16 nell’area di Tulcea (Agerpres), ha bisogno che qualunque intesa riduca l’esposizione militare concreta lungo il confine del Mar Nero. Il 14 agosto il presidente finlandese ha sottolineato che l’Europa dovrebbe prepararsi a considerare la Russia una minaccia di lungo periodo anche dopo un eventuale cessate il fuoco (Finnish government).
L’Italia rende ancora più netta la questione della legittimità. Membro del G7 e titolare di voto in ogni decisione UE sulle sanzioni, Roma può accettare l’E3 come canale di coordinamento, ma non come sostituto delle sedi in cui l’Italia co-decide (Adnkronos, RBC Ukraine). Anche dentro l’E3, Londra sarebbe più prudente di Parigi, attenta a non logorare il rapporto con Trump (European Pravda).
Non esiste alcun testo pubblico dell’E3. Né Washington né Mosca hanno accettato un posto europeo al tavolo. Le tre capitali si stanno posizionando, non stanno negoziando. L’E3 può rivendicare una voce europea in colloqui che potrebbero ridisegnare l’ordine di sicurezza del continente. Non può però sostenere in modo credibile di essere quella voce se i Paesi che sopportano il rischio diretto restano fuori dal mandato.
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