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EU_PUBLIC_AFFAIRS01 / 18 · storia del giorno3 min · 844 parole · 64 fonti

Gas europeo sopra €60 per Hormuz

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Scritto dall IAto brief AI · 21 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

The maritime tether to the Gulf consists of shifting and unstable sands.

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il testo · 3 min di lettura

Il Brent ha chiuso a 88,10 dollari il 17 luglio, con un rialzo di circa il 16% in una settimana (Reuters via Euronext). Il contratto di riferimento europeo sul gas, il TTF olandese, ha superato i 60 euro/MWh dopo essere rimasto sotto i 45 euro fino a pochi giorni prima (Investing, Corriere dello Sport). Nessun gasdotto è stato interrotto, nessun porto europeo è bloccato, lo Stretto di Hormuz non risulta formalmente chiuso. Eppure l’Europa sta già assorbendo uno shock energetico ampio, partito da un passaggio marittimo che non controlla.

I tre passaggi che fanno salire i prezzi

Dallo Stretto di Hormuz transitano circa 20,9 milioni di barili al giorno di petrolio e quasi un quinto del commercio mondiale di GNL (EIA). La maggior parte va verso l’Asia, non verso l’Europa. Ma l’Europa prezza il petrolio attraverso il Brent e il gas attraverso il TTF: entrambi reagiscono subito a ogni rischio di interruzione nel Golfo. I trader incorporano il pericolo nei prezzi molto prima che le raffinerie europee restino a corto di materia prima.

La trasmissione passa da tre canali. Il primo sono i benchmark: quando Brent e TTF salgono per il rischio percepito sull’offerta del Golfo, aumentano i costi per tutti gli importatori europei, anche quando il carico arriva da un’altra rotta. Il secondo sono le assicurazioni: la copertura contro il rischio di guerra per il transito di una singola nave cisterna vale ormai tra il 3% e il 10% del valore dello scafo, contro circa lo 0,25% prima del conflitto (The National, OpsCon). La copertura di responsabilità civile necessaria agli armatori per salpare resta disponibile, ma alcune polizze a premio fisso sono state cancellate e riscritte a tariffe più alte (LMA). Ogni viaggio più costoso si scarica sul prezzo finale di greggio, GNL e prodotti raffinati. Il terzo canale è la concorrenza: se il GNL del Qatar non può uscire con regolarità dal Golfo, i compratori asiatici rilanciano sui carichi flessibili dell’Atlantico, costringendo l’Europa a pagare di più per riempire gli stoccaggi.

Dove si scaricano i costi

L’Italia mostra la frattura nel modo più concreto. QatarEnergy ha dichiarato forza maggiore sul contratto di lungo periodo con Edison per il GNL, bloccando 21 carichi pari a 2,7 miliardi di metri cubi tra aprile e l’inizio di settembre; Edison ne ha sostituiti 14, in gran parte con forniture statunitensi (Corriere del Veneto). Gli stoccaggi italiani superano il 70%, ben oltre la media UE di circa il 52%, ma l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi ha detto in Parlamento che il vero nodo è la continuità delle forniture in un mercato già tirato (ANSA, ANSA).

La Grecia racconta invece il cambio di rotta degli armatori. I transiti di petroliere oltre le 10.000 tonnellate di portata lorda attraverso Hormuz sono scesi a 59 nella settimana 6-12 luglio, dai 117 della settimana precedente (OT). Le petroliere controllate da armatori greci non hanno smesso di usare lo Stretto, ma ogni viaggio si decide ormai caso per caso, pesando costo assicurativo, rischio per gli equipaggi e protezione navale. Meno navi significano noli più alti ed energia più cara.

L’Ungheria rivela una trappola più sottile. Oltre il 90% del petrolio importato e il 74% del gas arrivano tramite gasdotti e oleodotti russi, eppure i prezzi all’ingrosso dei carburanti sono saliti di 14 fiorini al litro per la benzina; il governo ha richiamato gli 87 giorni di riserve strategiche per rassicurare i mercati (Portfolio, Portfolio). La dipendenza dai tubi non protegge un Paese dai prezzi fissati sui mercati globali: cambia solo il modo in cui lo shock arriva, attraverso le quotazioni anziché attraverso le navi.

In Polonia, Orlen ha aumentato dall’inizio di luglio i prezzi all’ingrosso della benzina di 24 groszy al litro e quelli del diesel di 46 groszy (WNP). I prezzi alimentari a giugno sono saliti solo dell’1,9% su base annua (ING). Il passaggio dalla pompa agli scaffali può ancora arrivare, ma per ora i dati non lo mostrano.

Cuscinetti, non leve

L’Europa può attenuare lo shock. La Commissione fa rispettare gli obiettivi di riempimento degli stoccaggi di gas. Il diritto UE, con la direttiva 2009/119/CE del Consiglio, impone agli Stati membri di detenere scorte petrolifere per 90 giorni: abbastanza per assorbire un picco di prezzo, non per cancellarlo. EUNAVFOR Aspides, la missione navale europea che protegge le rotte nel Mar Rosso e nel Golfo, può ampliare il mandato se i governi degli Stati membri trovano un accordo. Le nuove infrastrutture rafforzano il potere negoziale futuro: il terminale GNL croato di Krk prevede di aggiungere 1 miliardo di metri cubi l’anno di capacità dall’inizio del 2027, con potenziali acquirenti nell’Europa orientale (Bloomberg Adria).

Nessuno di questi strumenti determina i prezzi globali. Nessun attore europeo può riaprire Hormuz, obbligare gli assicuratori a vendere coperture più economiche o impedire ai compratori asiatici di superare le utility europee nelle offerte per il GNL sostitutivo. Se il cuscinetto d’emergenza diventerà una strategia coordinata, o resterà il nome educato dell’assenza di opzioni migliori, è una domanda alla quale i ministri dell’Energia dell’UE devono una risposta pubblica.

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7/21/2026, 2:09:16 AM
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