Fenech alla sbarra per Caruana Galizia

AI Ημερήσια Σύνθεση
Composizione immagine · tobriefQuasi nove anni dopo l’autobomba che uccise la giornalista investigativa maltese Daphne Caruana Galizia, l’uomo accusato di averne ordinato l’assassinio è arrivato davanti a una giuria. L’imprenditore Yorgen Fenech è entrato in un’aula di tribunale a Malta nel luglio 2026 per rispondere dell’accusa di aver commissionato e finanziato l’omicidio. Lui nega ogni addebito (The Guardian, NBC News).
Per anni le istituzioni europee hanno spinto Malta a fare i conti con le proprie omissioni. Potevano imporre inchieste, produrre imbarazzo politico, tenere acceso il dossier. Non potevano portare Fenech davanti ai giurati. Il ritardo è diventato parte dell’atto d’accusa contro le istituzioni maltesi: tre esecutori materiali si sono dichiarati colpevoli o hanno subito una condanna, i ricorsi hanno seguito il loro corso e la sequenza procedurale ha lasciato in sospeso il processo al presunto mandante finché non si fossero chiusi i procedimenti contro gli esecutori (Newsbook).
Che cosa ascolta la giuria
Caruana Galizia morì il 16 ottobre 2017 per una bomba azionata a distanza e collocata sotto l’auto (ABC). Da anni indagava sulla corruzione e sulle reti politico-imprenditoriali attorno al governo maltese, compresa una società schermo a Dubai chiamata 17 Black e il consorzio della centrale elettrica Electrogas, due vicende che collegavano gli interessi commerciali di Fenech a figure politiche di primo piano (24sata/Express, Reuters). Fenech, erede di una nota famiglia attiva negli alberghi e nell’immobiliare, è l’ultimo dei sette imputati ad arrivare al processo.
L’accusa passa da Melvin Theuma, tassista diventato intermediario, che ha ottenuto la grazia presidenziale in cambio della testimonianza. Secondo i procuratori, Fenech avrebbe ordinato l’omicidio attraverso Theuma. Ma il fascicolo non poggia soltanto sulla parola di un uomo interno alla trama: i giurati stanno ascoltando registrazioni segrete, messaggi su Signal e dati telefonici, accanto alle deposizioni dei testimoni (talk.mt, CDE News).
La difesa di Fenech ha indicato Keith Schembri, ex capo di gabinetto dell’allora premier Joseph Muscat, e l’ex ministro Chris Cardona come figure che avrebbero avuto moventi propri. Il punto pesa perché Schembri si trovava al centro del governo Muscat, cioè del circuito politico che Caruana Galizia aveva passato al setaccio. Il capo investigatore Keith Arnaud ha detto in aula che la polizia verificò quei nomi, ma che gli elementi raccolti non portarono anzitutto verso Schembri o Cardona (amphora.media, The Shift).
Che cosa poteva fare l’Europa, e che cosa no
Dal 2017 le istituzioni europee hanno mantenuto una pressione costante. Il Parlamento europeo, l’assemblea dell’UE eletta direttamente, ha approvato risoluzioni che collegavano l’assassinio alla corruzione e all’incapacità dello Stato di proteggere i giornalisti (European Parliament). L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, composta da parlamentari nazionali e incaricata di vigilare sugli standard in materia di diritti umani, ha chiesto un’inchiesta pubblica indipendente (PACE). La Commissione europea ha seguito l’evoluzione delle leggi e delle istituzioni maltesi, registrando progressi graduali e incompleti (European Commission).
Quando l’inchiesta pubblica maltese arrivò infine alle conclusioni, stabilì che lo Stato aveva creato attorno all’omicidio una "cultura dell’impunità" (Reuters). Le proteste costrinsero il premier Muscat alle dimissioni dopo l’arresto di Fenech (ABC). Ma nessuna di queste istituzioni può perseguire un sospettato o dare istruzioni a una giuria maltese. Possono nominare le responsabilità, fissare parametri, aumentare il costo politico dell’inerzia. Il verdetto resta nell’aula del tribunale.
Perché i processi contro i mandanti sono fragili
Malta non è sola in questa strettoia. La Slovacchia prova da anni a dimostrare che l’imprenditore Marian Kočner ordinò nel 2018 l’omicidio del giornalista investigativo Ján Kuciak. Gli esecutori sono stati condannati, ma il procedimento contro Kočner è passato attraverso sentenze ripetute, ricorsi e interventi della Corte suprema, mentre la stampa slovacca mostrava quanto diventino vulnerabili questi processi quando dipendono da uomini interni al circuito criminale, la cui credibilità può essere attaccata dalla difesa (STVR, Týždeň).
Lo schema, nei due Paesi, si assomiglia. Gli Stati riescono a condannare chi piazza una bomba o preme un grilletto. Dimostrare chi abbia dato l’ordine è più difficile per costruzione: il presunto mandante resta dietro intermediari, denaro contante, messaggi cifrati e margini di negazione. È in quello spazio che la responsabilità penale più spesso si inceppa.
Il processo Fenech non chiuderà tutte le domande politiche aperte dall’assassinio. Non dirà se le riforme maltesi siano andate abbastanza lontano. Ma porta il sistema giudiziario maltese dove i controllori europei non potevano arrivare: dentro le prove, a verificare se una giuria possa seguire una catena fatta di registrazioni, dati telefonici e un testimone graziato fino alla persona che, secondo l’accusa, stava al vertice.
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