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EU_PUBLIC_AFFAIRS08 / 18 · storia del giorno3 min · 584 parole · 14 fonti

Visti UE a cinque funzionari Taliban

Scritto dall IAto brief AI · 23 giugno 2026, 03:50
Come è stata scritta

Logistics require a functional landing ground that political recognition refuses to acknowledge.

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il testo · 3 min di lettura

Bruxelles prova a rendere praticabili i rimpatri afghani senza riconoscere il governo talebano. È questo il compromesso scomodo dietro la NOS reporting, secondo cui il Belgio avrebbe rilasciato visti di un giorno a cinque rappresentanti talebani attesi per colloqui con la Commissione sui richiedenti asilo afghani respinti. Nessun atto pubblico belga o dell’UE conferma quel dettaglio, ma il nodo che emerge è concreto: i rimpatri richiedono documenti, accesso agli aeroporti e accettazione all’arrivo, e oggi quelle leve sono nelle mani dei talebani.

La porta dei visti

L’UE consente contatti con funzionari talebani senza riconoscimento politico da quando il Council set out its Afghanistan line in 2021. La distinzione appare ordinata finché i governi non devono rimpatriare persone in concreto. Un volo di ritorno non si organizza con una teoria giuridica: a Kabul qualcuno deve ricevere chi viene mandato indietro.

Il ruolo del Belgio, se la ricostruzione di NOS fosse corretta, sarebbe circoscritto ma politicamente esposto. In base al Visa Code dell’UE, Bruxelles decide chi possa entrare nel territorio belga per un soggiorno breve di questo tipo. L’Article 25 permette, in casi eccezionali, un visto valido soltanto per un territorio limitato.

Un visto, però, non basterebbe a chiudere la questione. Se uno dei delegati figurasse nella UN Taliban sanctions list, il Belgio dovrebbe anche far passare il viaggio attraverso il travel-ban exemption process delle Nazioni Unite. Un visto breve, da solo, non sarebbe sufficiente.

Colloqui, non accordo

La Commissione può aprire un canale. Non può, da sola, vincolare l’UE a un accordo di riammissione con i talebani. Il diritto europeo lascia al blocco margini per negoziare intese sui rimpatri, ma gli accordi internazionali formali passano comunque dalla procedura dei trattati, compresi l’Article 79(3) e l’Article 218.

La mappa dei poteri conta perché i governi subiscono pressioni crescenti affinché i casi d’asilo respinti si traducano davvero in allontanamenti. La Germania mostra il limite. Berlino ha espulso nell’agosto 2024 28 uomini afghani diretti a Kabul, descritti come condannati per reati, con un volo che sarebbe stato organizzato tramite il Qatar (PBS/AP, Al Jazeera). In seguito Reuters later reported l’interesse tedesco per colloqui diretti con i talebani.

Finora lo schema resta ristretto, mediato e giuridicamente fragile. I governi possono promettere rimpatri più duri; per realizzarli serve un interlocutore che non vogliono legittimare.

Anche l’Austria ha sostenuto la necessità di mantenere aperte le opzioni di rimpatrio verso l’Afghanistan, anche nella spinta del 2021 reported by Reuters. Il programma della presidenza danese dell’UE mette i rimpatri e la cooperazione con i Paesi non UE tra le published priorities. Il Belgio, in quanto Stato ospitante, si troverebbe sotto osservazione immediata su visti, sanzioni e sul punto in cui il contatto comincia ad assomigliare troppo a un riconoscimento.

Il limite dei diritti

Nessun incontro a Bruxelles modifica il divieto di rimandare una persona verso un rischio grave. La Return Directive dell’UE impone il rispetto del non-refoulement, il principio che vieta di restituire le persone al pericolo. La Charter esclude gli allontanamenti quando vi sia un rischio serio di tortura o trattamento inumano.

I tribunali possono ancora bloccare i rimpatri caso per caso. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha reso assoluta questa protezione ai sensi dell’articolo 3 in Saadi v Italy. L’attuale EUAA guidance on Afghanistan continua a indicare gruppi esposti a rischi gravi, mentre Amnesty e Human Rights Watch descrivono una repressione talebana severa, soprattutto contro donne e ragazze.

Il contatto non equivale al riconoscimento. Le domande aperte sono più materiali: chi sia entrato in Belgio, con quale visto e su quale base rispetto alle sanzioni, e se si sia cercata un’intesa sui rimpatri. La politica europea dei ritorni sta urtando contro il controllo talebano dell’Afghanistan, e la parte più delicata potrebbe svolgersi lontano dagli atti pubblici.

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6/23/2026, 10:49:00 AM
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