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EU_PUBLIC_AFFAIRS02 / 05 · storia del giorno3 min · 721 parole · 48 fonti

Quattro Paesi UE spingono sui fondi russi

Scritto dall IAto brief AI · 28 agosto 2026, 02:50
Come è stata scritta

Europe tests how much risk frozen reserves can bear.

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il testo · 3 min di lettura

Da due anni l'UE gira all'Ucraina i profitti generati dagli asset sovrani russi congelati. Ora Svezia, Paesi Bassi, Spagna e Polonia chiedono di spingersi oltre: usare il capitale da 210 miliardi di euro come garanzia per nuovi finanziamenti a Kyiv (Reuters, Kyiv Independent). La differenza tra profitti e capitale è il punto politico dell'intera vicenda.

Gli interessi già arrivano a Kyiv. Finora l'UE ha trasferito 8 miliardi di euro, inclusa l'ultima tranche da 1,4 miliardi inviata in agosto (EEAS). Le riserve sottostanti restano immobilizzate in base al regime sanzionatorio europeo, ma non sono state toccate come proprietà (Eur-Lex, Council Regulation 2022/334). La lettera dei quattro governi chiede alla Commissione di riaprire lo studio di «nuove opzioni» per mobilitare quelle riserve. Poiché il flusso dei profitti è già impegnato, «nuove opzioni» significa, nei fatti, capitale.

Il divario che i profitti non bastano a coprire

I quattro governi non chiedono una confisca. La lettura più solida della lettera è più circoscritta: costruire un prestito o una struttura di garanzie sostenuta dalle riserve congelate, senza procedere a un'espropriazione formale (Euronews, El País). Anche una versione attenuata, però, costringerebbe l'UE ad attraversare una soglia che finora ha evitato con cura.

Il calendario si spiega con i numeri. I profitti straordinari annui valgono circa 2,5-3 miliardi di euro, secondo un French Senate report, e ogni taglio dei tassi BCE riduce quella cifra. A fronte di un fabbisogno ucraino stimato dalla Commissione in 90 miliardi di euro fino alla fine del 2027 (Tagesschau), un flusso di interessi in calo non può bastare. L'argomento dei quattro governi è semplice: poiché la distruzione l'ha causata la Russia, le riserve russe bloccate dovrebbero sostenere una quota maggiore del costo prima che il conto arrivi ai contribuenti europei.

Chi decide e chi si prende il rischio

La catena decisionale conta. La Commissione può disegnare opzioni finanziarie, ma a decidere sono gli Stati membri. In politica estera l'UE richiede l'unanimità, e dunque anche un solo governo può bloccare tutto. Questo dà al Belgio un peso sproporzionato, perché circa 193 miliardi di euro degli asset congelati si trovano presso Euroclear, il depositario centrale di titoli con sede a Bruxelles (Trends-Tendances).

Il Belgio sostiene l'Ucraina, ma non intende accollarsi da solo il rischio legale e finanziario. Le Monde ha riferito di circa 200 procedimenti legali contro Euroclear e di nove notifiche di arbitrato contro lo stesso Belgio (Le Monde). Mosca sta già mettendo pressione direttamente sul depositario (Boursorama/AFP). Secondo commenti giuridici tedeschi, anche azioni promosse nei tribunali russi e difficili da far valere in Europa aumentano il rischio di ritorsioni contro asset europei detenuti in Russia (beck-aktuell).

La Svezia si è detta pronta a coprire la quota di garanzie belghe che le spetterebbe (SVT). I Paesi Bassi avevano offerto circa 14 miliardi di euro di garanzie durante il tentativo fallito di dicembre di costruire una struttura sostenuta dagli asset russi (NOS). Il Belgio bloccò quella soluzione, e il dossier finì in parcheggio.

Parigi e Berlino fissano i limiti

Francia e Germania accettano la strada dei profitti e comprendono l'attrattiva di una struttura finanziaria più ampia. Nessuna delle due, però, accetterà una confisca formale di proprietà sovrana. Il Bundestag ha respinto una mozione dei Verdi che chiedeva di rendere gli asset congelati pienamente disponibili per l'Ucraina (Bundestag). In Francia, una commissione del Senato ha subordinato il sostegno al pieno rispetto del diritto internazionale e alla tutela della fiducia degli investitori negli asset denominati in euro (Sénat).

La posizione congiunta di Parigi e Berlino restringe il campo della Commissione. Qualunque piano praticabile deve soddisfare tre condizioni: lasciare formalmente le riserve intestate alla Russia, proteggere il Belgio dal rischio di ritrovarsi solo in giudizio e convincere gli investitori che l'Europa non userà le riserve estere come strumento politico. Nessuna proposta finora ha superato tutti e tre i test.

I quattro firmatari hanno indicato il divario tra i bisogni dell'Ucraina e un modello fondato solo sui profitti. La risposta che non hanno ancora dato, e che Belgio, Francia e Germania ora pretenderanno, riguarda chi indennizzerà Euroclear, chi assorbirà le ritorsioni russe e chi garantirà la struttura qualora un futuro Consiglio dell'UE, dove siedono tutti gli Stati membri, votasse per revocare le sanzioni e restituire le riserve. Finché quelle risposte non porteranno firme precise, i 210 miliardi resteranno dove sono.

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8/28/2026, 2:00:42 AM
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