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EU_ECONOMICS05 / 05 · storia del giorno3 min · 797 parole · 36 fonti

Parigi congela la spesa sociale

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Scritto dall IAto brief AI · 30 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

The state freezes its social promises to preserve the value of the euro.

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il testo · 3 min di lettura

La Francia ha un debito di 3.536,1 miliardi di euro (INSEE). Il deficit annuo, cioè la differenza tra quanto lo Stato spende e quanto incassa, resta sopra il 5% del PIL (IMF). Bruxelles ha aperto l’anno scorso una procedura per disavanzo eccessivo contro Parigi, il percorso formale che impone di presentare un piano credibile per riportare la spesa entro binari sostenibili (Council). Lo scontro politico non riguarda più se la Francia debba correggere i conti, ma chi debba pagarne il prezzo.

Bruxelles ora guarda alla crescita della spesa

Le regole europee chiedono agli Stati membri di mantenere il deficit sotto il 3% del PIL e il debito sotto il 60% (Council). La Francia viola entrambi i parametri. Secondo il FMI, Parigi deve stringere i conti di circa 0,8 punti percentuali di PIL all’anno fino al 2029 (IMF).

Il modo in cui Bruxelles fa rispettare la disciplina fiscale è cambiato. Nel nuovo quadro europeo, il parametro centrale è la velocità con cui cresce la spesa pubblica, calcolata al netto degli interessi, dei programmi finanziati dall’UE e dei costi legati alla disoccupazione ciclica (European Commission). Bruxelles non dice a Parigi quali prestazioni tagliare; fissa però un limite alla crescita della spesa, lasciando al governo francese la scelta di che cosa salvare e che cosa congelare.

Il congelamento riduce il potere d’acquisto

È qui che l’«année blanche» entra nella politica francese. L’espressione indica un anno in cui pagamenti che normalmente aumentano con l’inflazione restano fermi: pensioni, sussidi, rimborsi sanitari, scaglioni fiscali. Tutto ciò che è indicizzato ai prezzi diventa un possibile bersaglio.

Il meccanismo è semplice. Una pensione mensile da 1.000 euro, con un’inflazione al 3%, dovrebbe salire a 1.030 euro; se resta ferma, lo Stato risparmia 30 euro al mese per ogni beneficiario. Moltiplicata per milioni di persone, la cifra diventa rilevante senza che nessuno annunci formalmente un «taglio». Rexecode, un istituto di ricerca economica, ha calcolato che una sequenza di anni bianchi potrebbe riportare la Francia sotto la soglia del 3% di deficit entro il 2030 (Le Figaro).

Il deficit migliora perché le persone ricevono meno, in termini reali, di quanto si aspettassero. I pensionati perdono potere d’acquisto. I lavoratori che vedono salire i salari mentre gli scaglioni fiscali restano fermi finiscono in fasce più alte e pagano più imposte. La correzione appare amministrativa; la perdita è economica.

La spesa sanitaria si sposta, non sparisce

La parte più concreta, finora, riguarda la sanità. Il governo ha inviato alla CNAM, la cassa nazionale francese dell’assicurazione malattia, bozze di decreti che riducono i rimborsi per alcuni farmaci, cure dentistiche, dispositivi medici e trasporti sanitari (Le Monde). IFRAP, un think tank di politica fiscale, stima il pacchetto sanitario per il 2027 in 2,15 miliardi di euro (IFRAP).

Il primo ministro Sébastien Lecornu ha scelto soglie molto riconoscibili nella comunicazione pubblica: persone che comprano più di 50 confezioni di medicinali o che vanno dal medico più di 24 volte l’anno (TF1 Info). Sono formule politiche, più che criteri operativi già pubblicati: i decreti trasmessi alla CNAM intervengono sulle aliquote di rimborso, non su tetti individuali per i pazienti.

Il costo, però, non scompare. Le assicurazioni sanitarie complementari, cioè i piani privati che coprono la parte non rimborsata dallo Stato, avvertono che circa 1,5 miliardi di euro finiranno su di loro e poi sugli iscritti, attraverso premi più alti per dipendenti, pensionati e datori di lavoro (Le Memento). Il deficit pubblico scende; la spesa sanitaria delle famiglie sale.

Gli interessi si mangiano il bilancio

Solo il servizio del debito francese arriva a 59,3 miliardi di euro nel 2026 (AFT). BNP Paribas stima che, se i costi di finanziamento resteranno elevati, circa il 60% dell’aumento di spesa previsto per il 2027 verrà assorbito dagli interessi (BNP Paribas). Sono risorse che non finanziano nuovi ospedali, insegnanti o prestazioni sociali: servono a pagare il debito accumulato.

La stampa finanziaria tedesca segnala ormai la Francia come un rischio per l’eurozona. Il divario tra i rendimenti francesi e tedeschi si è allargato a circa 80 punti base, cioè 0,8 punti percentuali, e gli investitori trattano il debito francese con una cautela quasi simile a quella riservata ai titoli italiani (Handelsblatt, FAZ). Per un Paese a lungo considerato parte del nucleo sicuro dell’eurozona, il cambio di percezione pesa: costi di finanziamento più alti alimentano proprio quel deficit che Parigi fatica già a chiudere.

Come abbiamo scritto la scorsa settimana, il FMI ha detto a Parigi che i piani di consolidamento non bastano. Il pacchetto sulla sanità è la prima risposta concreta del governo. Ma 2,15 miliardi di euro di risparmi sono una frazione di un deficit superiore al 5% del PIL. Il governo Lecornu ha indicato la prima voce. Non ha ancora indicato famiglie e imprese che dovranno sostenere il resto, molto più pesante.

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