Skip to main content
TECH_SCIENCE14 / 18 · storia del giorno4 min · 909 parole · 38 fonti

Francia, stop ai social sotto i 15 anni

✦
Scritto dall IAto brief AI · 22 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

The law creates a barrier that remains as permeable as the autumn mist.

Composizione immagine · tobrief
il testo · 4 min di lettura

Ogni generazione discute su ciò che i figli possano fare senza la sorveglianza degli adulti. Per questa, il terreno dello scontro è lo schermo dello smartphone. Il 21 luglio il Parlamento francese ha votato il divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni, facendo della Francia il primo Paese europeo a fissare per legge una soglia di questo tipo. Emmanuel Macron l'ha presentata come l'apertura di una strada europea; i critici all'Assemblée l'hanno liquidata come un "grand flou" (France 24 / AFP). Hanno ragione entrambi, perché la legge stabilisce che cosa sia vietato, ma lascia in sospeso il modo in cui quel divieto debba funzionare.

Una regola senza portiere

Il testo fissa una soglia d'età, esclude le piattaforme educative e gli strumenti open source, e prevede un calendario: dal 1° settembre 2026 la regola varrà per i nuovi account, mentre quelli già esistenti avranno tempo fino a gennaio 2027 (Libération). Nel testo, però, non c'è un metodo preciso per verificare l'età degli utenti, non ci sono sanzioni per genitori o minori, né una procedura nazionale di controllo (Sénat text). Toccherà alle piattaforme trovare una soluzione.

Una proposta della deputata macroniana Laure Miller immagina un servizio terzo che comunichi alla piattaforma soltanto se l'utente abbia "più o meno di 15 anni", senza trasmettere i dati completi dell'identità (RTL). Sulla carta è una soluzione elegante. Nella pratica, la verifica dell'età resta intrappolata fra tre esigenze difficili da conciliare: affidabilità, cioè quanto il sistema possa essere sicuro dell'età dichiarata; privacy, cioè quanti dati personali si debbano consegnare; e semplicità d'uso, cioè quanto il processo diventi irritante per l'utente. Se basta inserire la data di nascita, chiunque può mentire. Se si chiede il passaporto, l'iscrizione a TikTok diventa una transazione d'identità. Se si usa la stima dell'età tramite intelligenza artificiale, con un software che prova a dedurla da un selfie, la precisione cala proprio sulle soglie adolescenziali dove servirebbe di più (UK Parliament POST). Nessun metodo, da solo, funziona in modo davvero affidabile, come ha concluso quest'anno l'Ofcom britannico dopo aver esaminato il settore.

Le prime versioni della legge francese attribuivano ad Arcom, il regolatore nazionale dei media, poteri ampi sul rispetto degli obblighi da parte delle piattaforme. La Commissione europea ha frenato, perché quelle competenze si sovrapponevano al Digital Services Act, il regolamento dell'UE sul funzionamento delle grandi piattaforme. La versione finale è stata quindi alleggerita deliberatamente. I giuristi del Club des juristes hanno sostenuto che il testo sia stato "largamente svuotato della sua sostanza".

I governi concordano sull'età. Non sull'impianto

La Francia si muove per prima, ma non in solitudine. Il 21 luglio il gruppo di esperti della Commissione sulla sicurezza dei minori online ha raccomandato una restrizione armonizzata a livello UE per l'accesso dei bambini sotto i 13 anni, lasciando agli Stati membri la possibilità di fissare limiti più severi per gli adolescenti. Il gruppo propone anche di rovesciare la logica: non dovrebbero essere i regolatori a dimostrare che una piattaforma danneggi i minori, ma le piattaforme a provare che l'ambiente sia sicuro prima di farli entrare.

Per rendere praticabile questo schema senza trasformare ogni accesso in un controllo d'identità, la Commissione ha sviluppato un "mini wallet" rispettoso della privacy, in sostanza un portiere digitale che risponde sì o no a una domanda sull'età senza vedere il documento completo dell'utente. Lo strumento dovrebbe integrarsi con i portafogli europei di identità digitale che gli Stati membri stanno preparando entro la fine del 2026. Ursula von der Leyen ha formulato la questione in termini netti: non si tratta di chiedersi se i bambini possano accedere ai social media, ma "se i social media possano accedere ai nostri figli" (Euronews).

In Europa i governi stanno convergendo sui limiti d'età più rapidamente che sugli strumenti per farli rispettare. La ministra tedesca della Famiglia Karin Prien considera i 13 anni una soglia comune plausibile (Tagesschau). L'Italia ha diverse proposte di legge, ma nessuna norma approvata (Fanpage). L'Irlanda, dove hanno sede europea molte delle grandi piattaforme, guarda a una linea ancora più rigida, sotto i 16 anni (Irish Times). La volontà politica c'è. La soluzione tecnica, molto meno.

Dalla porta alla stanza

L'Australia offre un'anticipazione di ciò che potrebbe accadere. Tre mesi dopo l'entrata in vigore del divieto per gli under 16, uno studio ha rilevato che l'85% dei minori intervistati continuava a usare le piattaforme interessate, ricorrendo ad account falsi e navigazione privata (Chronicle). Questo non rende inutili i divieti: possono ridurre il tempo complessivo davanti allo schermo, offrire ai genitori una norma legale su cui appoggiarsi e spingere le piattaforme a ripensare l'iscrizione degli utenti. Ma esclude l'idea, comoda e illusoria, di una recinzione digitale netta attorno all'infanzia.

Lo scontro concreto si sta spostando dai cancelli d'età alla progettazione dei prodotti. Il DSA consente già a Bruxelles di indagare se le grandi piattaforme proteggano adeguatamente i minori, e le conclusioni preliminari indicano che Facebook e Instagram di Meta non siano riusciti a impedire agli under 13 di creare account. L'associazione italiana dei consumatori Moige ha citato in giudizio Meta e TikTok non solo per i controlli sull'età, ma anche per funzioni considerate addictive, come lo scorrimento infinito (Orizzonte Insegnanti). I controlli decidono chi entra. Il design decide che cosa accade una volta dentro.

Settembre dirà se le piattaforme tratteranno la legge francese come un adempimento formale o come un vincolo di progettazione. La generazione cresciuta pubblicando selfie sta crescendo figli immersi nei feed algoritmici. Scrivere la legge si è rivelata la parte più semplice. Far funzionare la serratura, senza trasformare il telefono di ogni bambino in un posto di controllo dell'identità, resta il problema che nessun Paese ha ancora risolto.

Details about this article
Model:
claude-opus-4-6
Generated:
7/22/2026, 2:29:37 AM
Pipeline run:
eu_pipeline_20260722_005006
Watermark:
SynthID (Google's invisible watermark)
Human review:
None before publication
Learn more about our methodology →