La Francia paga più dell’Italia per finanziarsi

France’s borrowing costs depend on yields at the auctions still ahead.
Composizione immagine · tobriefAlle 15:18 GMT di mercoledì, i titoli di Stato francesi a dieci anni rendevano 4,90%, più del 4,64% dei BTP (Borsa Italiana/Radiocor). L’Italia ha un debito più pesante, perciò gli investitori stanno valutando la Francia anche in base a quanto dovrà ancora prendere a prestito. I contribuenti francesi ne sentiranno gli effetti solo se i rendimenti resteranno elevati mentre lo Stato vende nuovi titoli.
Una seduta di vendite che ha colpito soprattutto Parigi
Un’obbligazione promette pagamenti fissi, quindi il suo prezzo e il suo rendimento si muovono in direzioni opposte: quando le vendite fanno scendere il prezzo, chi acquista in seguito ottiene gli stessi pagamenti spendendo meno e, di conseguenza, incassa un rendimento maggiore.
Mercoledì le vendite sono partite fuori dall’Europa. Il petrolio è salito oltre i 100 dollari al barile per i timori sulle forniture legati alla guerra con l’Iran, riaccendendo le preoccupazioni per l’inflazione (Reuters via Fidelity).
I titoli europei non hanno perso terreno in misura uniforme: nella rilevazione dello stesso pomeriggio, il rendimento decennale tedesco è salito di un punto base, cioè un centesimo di punto percentuale, quello francese di 15 e quello italiano di 11 (Borsa Italiana/Radiocor). La Germania è il parametro di riferimento per chi si finanzia nell’eurozona, e il premio richiesto per i titoli francesi rispetto a quelli tedeschi ha chiuso la giornata vicino a 140 punti base (Teleborsa).
Perché gli investitori puntano il dito sulla Francia
Il debito italiano è più alto in rapporto alle dimensioni dell’economia. Nel 2025, secondo la Commissione europea, era pari al 137,1% del PIL, il valore di tutto ciò che un Paese produce in un anno, contro il 115,6% della Francia (European Commission, European Commission). La differenza tra i due Paesi è molto più marcata se si guarda a quanto dovranno ancora indebitarsi.
Nelle previsioni di primavera, la Commissione stimava per la Francia un disavanzo, cioè la differenza annua tra spesa pubblica ed entrate, pari al 5,1% del PIL nel 2026 e al 5,7% nel 2027 (European Commission). Le stime risalgono a mesi prima delle vendite di questa settimana. Per l’Italia, la stessa previsione indicava un disavanzo vicino al 2,9% e registrava nel 2025 un avanzo primario dello 0,8% del PIL: le entrate superavano cioè tutte le spese, esclusi gli interessi (European Commission).
La spiegazione più plausibile è che i creditori valutino quanto ciascun governo dovrà ancora prendere a prestito, oltre al debito accumulato. È un’ipotesi ricavata dalle previsioni, non una motivazione degli investitori misurata direttamente. L’avanzo primario, inoltre, non basta a risolvere il problema italiano: sono gli interessi e la crescita economica a determinare se il rapporto tra debito e PIL scenderà davvero. La pressione sulla Francia, poi, non è cominciata mercoledì: la scorsa settimana i rendimenti francesi avevano già raggiunto i livelli più alti da decenni (To Brief).
Quando un rendimento più alto diventa un conto da pagare
Il calo del prezzo di un’obbligazione non modifica quanto la Francia deve a chi ha già acquistato i titoli, perché i pagamenti promessi restano fissi. Il costo aggiuntivo si presenta quando lo Stato ne vende di nuovi.
Il 1° ottobre la Francia ha collocato un titolo con scadenza nel 2036 per 6 miliardi e 271 milioni di euro, a un rendimento medio del 4,93% (Agence France Trésor). Per chi ha comprato quei titoli, il rendimento è ormai fissato; al prossimo collocamento, invece, gli acquirenti chiederanno quello che il mercato offrirà in quel momento.
Le emissioni previste sono ingenti. L’Agence France Trésor, l’agenzia del debito dello Stato, prevede di collocare nel 2027 titoli a medio e lungo termine per 340 miliardi di euro: il piano comprende anche la sostituzione dei titoli in scadenza, cioè il rifinanziamento, e si basa su una legge di bilancio che il Parlamento non ha ancora approvato (Agence France Trésor). Ogni emissione viene prezzata in base al rendimento di quel giorno, perciò una variazione isolata dice poco sul conto finale: conta il livello dei rendimenti nell’arco di un anno di collocamenti.
Per ora perdono gli investitori che già detengono titoli francesi, il cui valore di mercato è sceso. I nuovi acquirenti ci guadagnano, perché si assicurano entrate più alte per anni. I contribuenti pagheranno in seguito, e solo se i rendimenti resteranno elevati durante le aste: gli interessi aggiuntivi ridurranno le risorse disponibili per altre spese o richiederanno maggiori entrate. Finora non è stato dimostrato che le contrattazioni di mercoledì abbiano fatto salire direttamente i mutui o i prezzi in Francia.
La Francia paga ora più dell’Italia per finanziarsi sui mercati, pur avendo un debito inferiore; le previsioni di disavanzo della Commissione sono la spiegazione più chiara disponibile. Il costo per i contribuenti francesi dipenderà da quanto a lungo durerà il divario, mentre Parigi porterà avanti le emissioni previste per il 2027 (Agence France Trésor).
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- 10/8/2026, 1:34:54 AM
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