Il deficit francese allarma il FMI

National infrastructure dissolves into the ledger as debt interest outpaces economic growth.
Composizione immagine · tobrief5,2% del Pil di deficit (IMF). 3.540 miliardi di euro di debito (Eurostat, INSEE). Un tasso decennale vicino al 4% (IG). Il 22 luglio, nel consueto esame annuale sull’economia francese, il FMI ha consegnato a Parigi un giudizio netto: la distanza tra quanto lo Stato spende e quanto incassa non si sta riducendo (Bloomberg). Il Fondo stima per il 2026 un deficit al 5,2% del Pil, oltre l’obiettivo del 5% fissato dal governo e quasi invariato rispetto al 5,1% del 2025. Nel solo primo trimestre il debito pubblico è aumentato di 75,6 miliardi di euro, arrivando al 117,6% del Pil. Due anni fa era al 112,6%.
Il problema peserebbe meno se la Francia potesse ancora finanziarsi a basso costo. Invece il costo del debito è salito bruscamente.
Come i rendimenti più alti mangiano il bilancio
Il rendimento del titolo di Stato francese a dieci anni, cioè l’interesse che gli investitori chiedono per prestare denaro a Parigi per un decennio, si muove attorno al 3,93%. Lo spread, il divario tra il costo di finanziamento francese e quello tedesco, si è allargato a circa 80 punti base, contro i circa 60 precedenti (FAZ). Prestare alla Francia, per i mercati, costa ormai sensibilmente di più.
Quel rincaro rientra direttamente nel bilancio pubblico. BNP Paribas ha stimato che, se i costi di finanziamento restassero su questi livelli, la maggiore spesa per interessi assorbirebbe circa il 60% dell’aumento di spesa previsto nel bilancio 2027 (BNP Paribas). In pratica, per ogni dieci euro di nuova spesa che la Francia pensava di destinare a ospedali, scuole o difesa, sei finirebbero ai detentori dei titoli di Stato.
Il governo riconosce la stretta. Il ministro dell’Economia Roland Lescure ha definito difficile l’obiettivo di deficit al 5%; il ministro del Bilancio David Amiel ha parlato della necessità di altri 3 miliardi di euro di tagli, oltre ai 6 miliardi di risparmi d’emergenza già decisi (Euronext/Reuters). La ricetta del FMI è più severa: tagli o aumenti di entrate pari a circa lo 0,8% del Pil ogni anno fino al 2029, al netto degli effetti del ciclo economico, quello che gli economisti chiamano aggiustamento strutturale (IMF). Con una crescita prevista allo 0,6% quest’anno (Boursorama), raggiungere quel traguardo significa incidere su servizi da cui molti cittadini dipendono.
Perché l’eurozona guarda Parigi
La Francia è la seconda economia dell’eurozona. L’aumento dei tassi francesi non fa salire automaticamente quelli di Madrid o Roma, ma cambia il modo in cui gli investitori prezzano il rischio nell’unione monetaria e restringe il margine d’azione della BCE, la Banca centrale europea che fissa i tassi per i 20 Paesi dell’euro.
Nel 2022 la BCE ha creato uno strumento di protezione per intervenire quando le tensioni sui mercati obbligazionari ostacolino la trasmissione della politica monetaria (ECB). Gli spread francesi non lo hanno attivato, ma lo spazio per tagliare i tassi si riduce quando la credibilità fiscale di un grande Stato membro comincia a incrinarsi.
Dal luglio 2024 la Francia è sottoposta alla procedura per deficit eccessivo dell’UE, il percorso formale che scatta quando il disavanzo supera il 3% del Pil, insieme ad altri sei Stati membri (Council of the EU). Il confronto più scomodo è con l’Italia. I costi di finanziamento francesi e italiani si stanno avvicinando, mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti prevede che l’Italia uscirà dalla propria procedura prima della Francia (Il Messaggero). Per un Paese che per anni si è finanziato a tassi più vicini a quelli tedeschi che a quelli italiani, lo spostamento dice molto su come i mercati stiano riclassificando il rischio fiscale francese.
Il dibattito su dove cadranno i tagli è già molto concreto: franchigie sanitarie più alte, minori rimborsi sui farmaci, misure che trasferirebbero costi sulle famiglie con maggiori bisogni di cura (Le Figaro). L’economista Olivier Blanchard sostiene che, per stabilizzare il debito francese, occorra chiudere di circa 120 miliardi di euro il divario tra entrate e spese prima degli interessi, e che lo stesso processo di bilancio francese aumenti il rischio di crisi (Le Monde).
La Francia sta negoziando dentro le normali regole fiscali europee, non davanti a un piano di salvataggio. Ma ha un problema di credibilità che sta già rendendo più costoso ogni rinvio. Ogni trimestre senza correzione amplia il deficit, aumenta la spesa per interessi e rende più dure le scelte su chi pagherà il conto: i pazienti con costi sanitari più alti, i dipendenti pubblici stretti da bilanci più magri, o i contribuenti futuri che erediteranno un debito più pesante.
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