Lo spread francese sfiora 90 punti base

Each routine refinancing adds weight to France’s narrowing fiscal choices.
Composizione immagine · tobriefIl 9 settembre il rendimento dei titoli di Stato francesi a dieci anni ha raggiunto il 4,31%, un livello che non si vedeva dalla crisi finanziaria del 2008 (Reuters via Les Echos Investir). Il dato può far pensare a un’emergenza del debito, ma almeno per ora non lo è: gran parte dell’aumento dipende dal rialzo globale dei rendimenti obbligazionari, cioè dalla remunerazione annua richiesta dagli investitori per prestare denaro a uno Stato. Il problema specificamente francese è più circoscritto, si manifesta con maggiore gradualità e va quindi misurato con precisione.
La Francia corre più della Germania, ma meno di quanto suggerisca il dato principale
Quella settimana i rendimenti sono saliti in diversi Paesi e persino la Germania, considerata il debitore più sicuro dell’eurozona, ha toccato il 3,42% (Reuters via Investing.com). Nella sola seduta del 9 settembre, il rendimento tedesco è aumentato di 6 punti base, ossia centesimi di punto percentuale, mentre quello francese è cresciuto di 8,5 punti (Reuters via Les Echos Investir): la Francia ha dunque registrato un rialzo superiore di circa 2,5 punti base, una differenza reale che, osservata nell’arco di una sola giornata, non consente tuttavia di distinguere con certezza il rischio fiscale dalle normali oscillazioni di mercato.
La distanza accumulata nel tempo offre un’indicazione più nitida. Lo spread, cioè la differenza tra quanto Francia e Germania pagano per finanziarsi a dieci anni, ha raggiunto 88,7 punti base, sfiorando quota 90 e segnando il livello più ampio dal novembre 2024 (Idéal Investisseur). Il divario si è formato nel corso di mesi e rappresenta il premio aggiuntivo che gli investitori chiedono a Parigi per compensare i deficit elevati e l’incertezza politica.
Per capire quanto si sia allargato basta guardare ai Paesi con cui la Francia si confronta: all’apertura del 9 settembre la Grecia riusciva a finanziarsi a costi inferiori (France 24/AFP), mentre il rendimento del BTP decennale italiano si attestava al 4,21%, contro il 4,26% del titolo francese (QuiFinanza). Parigi paga ormai più di Paesi rispetto ai quali, fino a non molto tempo fa, godeva di un vantaggio netto.
Come l’aumento dei tassi arriva al bilancio pubblico
Un rendimento del 4,3% non si applica immediatamente all’intero programma di emissioni francesi del 2026, pari a 310 miliardi di euro. Alla fine di luglio il Tesoro aveva già collocato circa il 71% dei titoli previsti per l’anno, beneficiando dei tassi precedenti e più bassi (Agence France Trésor). Le obbligazioni in circolazione continuano inoltre a pagare la cedola originaria fino alla scadenza, mentre la vita media del debito francese supera gli otto anni (French Senate); la stretta sui conti arriverà quindi per gradi, man mano che il vecchio debito a buon mercato verrà rifinanziato alle condizioni più onerose di oggi.
Il processo, però, è già cominciato. Nell’asta del 3 settembre, il rendimento accettato per il titolo francese di riferimento con scadenza novembre 2036 è balzato dal 3,90% di agosto al 4,23%, secondo Boursorama. Gli acquirenti non sono mancati: il rapporto tra domanda e offerta, calcolato dividendo gli ordini complessivi per i titoli messi in vendita, è stato pari a 2,28, il che significa che per ogni euro offerto dal Tesoro ne sono stati richiesti più di due. La domanda resta dunque ordinata e non vi è alcun segnale di una fuga degli investitori.
La Commissione europea prevede che il deficit francese raggiunga il 5,1% del PIL quest’anno e, in assenza di nuove misure, salga al 5,7% nel 2027, mentre il debito pubblico si avvia a superare il 120% del PIL (European Commission, European Commission EDP). Se i tassi rimanessero elevati, l’analisi di sensibilità elaborata dal Senato francese stima maggiori interessi per circa 3,2 miliardi di euro nel primo anno e 23,5 miliardi nell’arco di cinque anni, ipotizzando che il nuovo livello dei rendimenti resti invariato per l’intero periodo (French Senate). Sono risorse che, assorbite dal servizio del debito, restringerebbero i margini futuri del governo su imposte, spesa e investimenti.
La BCE può acquistare i titoli di uno Stato quando le tensioni di mercato compromettono la normale trasmissione della politica monetaria, ricorrendo al TPI, lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione (ECB). Il 9 settembre, tuttavia, nulla indicava che si fosse vicini alle condizioni necessarie per un intervento. Gli economisti consultati da Reuters prevedevano all’unanimità che il giorno successivo la BCE avrebbe alzato al 2,50% il tasso sui depositi (Reuters via Devdiscourse); tassi ufficiali più alti continuano infatti a sostenere i rendimenti obbligazionari in tutta l’eurozona.
Chi acquista oggi titoli francesi ottiene un rendimento nominale promesso più elevato, purché li conservi fino alla scadenza; chi li aveva comprati quando i rendimenti erano inferiori vede invece diminuire il valore di mercato del portafoglio. I contribuenti francesi sosterranno il costo poco alla volta, ogni volta che il debito conveniente emesso negli anni Dieci verrà sostituito da obbligazioni prezzate secondo le condizioni attuali. Il mercato del debito francese continua a funzionare regolarmente, ma ogni rifinanziamento che incorpora l’odierno premio fiscale riduce lo spazio di manovra dei bilanci futuri.
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