Francia, €36 miliardi alla difesa

France’s military spending reaches monumental proportions while the fiscal foundation begins to buckle.
Composizione immagine · tobriefL'Assemblea nazionale francese ha approvato il 19 maggio 36 miliardi di euro di spesa militare aggiuntiva, portando a 436 miliardi gli investimenti per la difesa programmati fino al 2030 (Le Monde, Al-Monitor). Il testo è passato con 440 voti contro 122: solo la sinistra radicale di La France Insoumise e i Verdi hanno votato contro. Per Parigi è la revisione al rialzo più ampia del bilancio militare da decenni. Eppure l'unica potenza nucleare dell'UE non può accedere allo strumento fiscale che 17 altri Stati membri stanno usando per finanziare il riarmo.
Munizioni, non piattaforme
I 36 miliardi servono a comprare materiali che si consumano, non a ridisegnare la struttura delle forze armate. Le voci principali sono 8,5 miliardi in più per le munizioni e 8,4 miliardi complessivi per droni e sistemi a pilotaggio remoto. Altri fondi andranno ai satelliti di allerta precoce (3,9 miliardi) e agli intercettori per la difesa aerea coprodotti con l'Italia (1,6 miliardi) (Al-Monitor).
Sono le lezioni ucraine trasformate in capitoli di bilancio. Dopo tre anni di guerra e di scorte europee svuotate, Parigi dà priorità a ciò che finisce prima. Nessuno dei grandi programmi avanza: niente nuovi ordini di Rafale, niente fregate aggiuntive, nessuna accelerazione sul caccia franco-tedesco di sesta generazione. Gli industriali della difesa descrivono la revisione come il finanziamento del «formato votato nel 2023 che era sottofinanziato», più che come un'espansione (Forces Opérations). Circa il 90% della spesa resta alle imprese francesi, il rapporto più alto in Europa per gli acquisti domestici (Defense News).
La clausola di fuga che Parigi non può usare
La riforma fiscale europea del 2024 ha creato una clausola di salvaguardia per la difesa, che consente ai Paesi di escludere dal calcolo del deficit fino all'1,5% del PIL in spesa militare aggiuntiva. Diciassette Stati membri l'hanno attivata (Epicenter Network, Brussels Signal). La Francia no, perché non può.
Dal luglio 2024 Parigi è sottoposta alla procedura per disavanzo eccessivo dell'UE, il meccanismo formale che scatta quando il deficit supera il 3% del PIL. Il deficit francese è al 5.1%. La clausola impedisce l'apertura di nuove procedure legate alla spesa per la difesa, ma non cancella quelle già in corso. L'Article 8 of Regulation EU 2024/1264 impone alla Francia di scendere sotto il 3% entro il 2029, a prescindere da quanto spenda in missili e satelliti.
L'asimmetria europea è evidente. La Germania ha riformato il freno costituzionale al debito e ha attivato la clausola. Nel 2026 ha spent €108 billion on defence in 2026, quasi il doppio dei 57 miliardi francesi. La Polonia è stata il primo Paese a firmare i prestiti europei SAFE per la difesa, il nuovo strumento di debito comune per la spesa militare, worth €43.7 billion, e destina alle forze armate il 4,5% del PIL. Gli Stati con più spazio fiscale per riarmarsi non sono quelli che reggono la deterrenza nucleare europea.
Il costo del debito francese aggiunge un'altra pressione. A maggio i rendimenti decennali hanno toccato il livello più alto dal 2009. La spesa per interessi prevista nel 2026, €74 billion, supera già il bilancio della difesa. La Francia si indebita per servire il debito e, nello stesso tempo, si indebita per riarmarsi.
Regole sotto pressione
Il voto ha mostrato una convergenza insolita: Rassemblement National e socialisti si sono uniti al blocco governativo, in uno degli allineamenti parlamentari più larghi sulla difesa degli ultimi anni. Il testo, però, è passato senza nuove entrate, affidandosi a miliardi di tagli ad altri ministeri. L'opposizione della sinistra non ha riguardato solo i conti: alcuni deputati hanno avvertito che la legge contiene poteri esecutivi definiti in modo vago, tali da permettere deroghe alle norme ambientali e urbanistiche durante emergenze di sicurezza.
Macron sostiene da tempo un trattamento separato del deficit per la difesa. Meloni ha minacciato di abbandonare il programma di prestiti SAFE se la clausola di salvaguardia non verrà estesa anche ai costi dell'energia. Circa half the states using the defence clause stanno usando lo spazio liberato per spese non militari, indebolendo la credibilità del meccanismo proprio mentre aumenta la pressione per ampliarlo.
Il disegno di legge passa al Senato francese il 2 giugno. I numeri parlamentari sono ormai chiari. Quelli fiscali molto meno.
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- 5/20/2026, 4:20:12 AM
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