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EU_ECONOMICS03 / 10 · storia del giorno4 min · 836 parole · 17 fonti

Piano G7 da 100 milioni, diesel senza quota

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Scritto dall IAto brief AI · 4 ottobre 2026, 02:50
Come è stata scritta

Europe’s diesel supply depends on more than opening the reserves.

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il testo · 4 min di lettura

Dall’inizio di marzo i Paesi importatori di petrolio hanno liberato circa 325 milioni di barili dalle riserve di emergenza, poco più dell’80% di quanto promesso, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), l’organismo che coordina queste scorte (IEA). Il 2 ottobre il G7 si è impegnato a renderne disponibili altri 100 milioni nell’arco di quattro mesi (G7 statement). Nessuno dei due dati chiarisce quanto diesel aggiuntivo arriverà in Europa, dove proprio questo carburante scarseggia.

Due cifre che misurano cose diverse

L’11 marzo i 32 Paesi membri dell’AIE hanno concordato di mettere a disposizione 400 milioni di barili, il più ampio rilascio coordinato deciso finora dall’agenzia (IEA). Le riserve di emergenza comprendono greggio o carburanti raffinati che un governo conserva, o impone alle aziende di conservare, per far fronte a una crisi di approvvigionamento. Alla luce del dato di ottobre, circa 75 milioni di barili dell’offerta di marzo non risultano ancora contabilizzati come rilasciati (IEA March, IEA October).

Le due cifre descrivono anche impegni diversi: a marzo i governi promisero di rendere disponibile il petrolio, mentre a ottobre l’AIE ha conteggiato quello effettivamente rilasciato. Nessuna delle due è un resoconto pubblico del carburante venduto agli acquirenti o consegnato ai depositi.

Il G7, che riunisce grandi democrazie avanzate come Stati Uniti, Giappone, Germania e Francia, ha poi aggiunto un proprio piano: prevede 100 milioni di barili in quattro mesi e anticipa una quota consistente di diesel nei primi 20 giorni (G7 statement). La dichiarazione precisa che il piano tiene conto degli impegni già assolti, ma non indica quanti barili siano aggiuntivi né quantifica il diesel.

Le Figaro ha posto la domanda più immediata: il saldo di marzo rientra nel nuovo piano o si aggiunge a esso (Le Figaro)? Finché non arriverà una risposta, non si possono sommare semplicemente il dato di ottobre e il piano del G7 (Franceinfo, Élysée).

Perché il diesel è il collo di bottiglia

Le esportazioni di greggio dal Medio Oriente sono risalite in misura significativa, ha detto ai leader del G7 il direttore esecutivo dell’AIE, Fatih Birol. I flussi di prodotti raffinati, cioè carburanti già lavorati nelle raffinerie come il diesel, restano invece fortemente limitati; gli attacchi alle raffinerie russe hanno aggravato la stretta (IEA). Prima di alimentare un camion, il greggio deve passare per una raffineria; il diesel già stoccato salta questo passaggio e può essere distribuito direttamente.

Per questo, in un rilascio conta la composizione dei prodotti quanto il volume complessivo. A marzo la ripartizione provvisoria dell’AIE indicava che i contributi europei sarebbero stati costituiti soprattutto da prodotti raffinati (IEA). Né il dato di ottobre né il piano del G7 includono una cifra sul diesel.

I membri del G7 si sono inoltre impegnati a non limitare le esportazioni di carburante tra loro (G7 statement). L’impegno riguarda da vicino l’Europa, dopo che Washington aveva minacciato di ridurre le spedizioni di diesel attraverso l’Atlantico (To Brief).

Disponibile, venduto e meno caro alla pompa

I dati nazionali mostrano quanto possa essere ampio lo scarto tra «disponibile» e «venduto». Il governo olandese considera quasi 4,7 dei 5,4 milioni di barili promessi come «rilasciati o resi disponibili» e afferma che l’agenzia pubblica delle scorte, COVA, ha iniziato a offrire 50.000 tonnellate di diesel il 2 ottobre (Dutch government). Un’offerta non equivale a una vendita: gli acquirenti devono ancora ritirare il carburante.

Anche in Germania si vede la stessa distanza. Berlino ha destinato 2,6 milioni di tonnellate da una riserva di circa 20 milioni (German government). Ha confermato che gli acquirenti hanno ritirato una prima tranche, senza precisarne la dimensione. Le agenzie europee contabilizzano il carburante in tonnellate, mentre l’AIE usa i barili: anche per questo è difficile sommare i dati nazionali.

Il diesel effettivamente venduto, a sua volta, non significa che costerà meno. Handelsblatt ha giudicato la mossa del G7 più utile come segnale di breve periodo ai mercati che come strumento per ridurre stabilmente i prezzi del diesel (Handelsblatt). Il 2 ottobre il ministro polacco dell’Energia, Miłosz Motyka, ha espresso scetticismo: con le forniture regolari, non vedeva ragione di liberare il diesel polacco e sosteneva che la misura avrebbe inciso poco sui prezzi alla pompa (XYZ).

Il suo ragionamento parte da come si forma il prezzo del carburante: quello alla pompa comprende il prezzo all’ingrosso, cioè quanto pagano gli operatori tra loro, oltre ai margini di distribuzione e alle imposte. Un calo all’ingrosso, quindi, si trasferisce solo in parte agli automobilisti. Se il diesel resta caro, a risentirne per primi sono gli utilizzatori più intensivi: gli autotrasportatori e le imprese che impiegano macchinari diesel. Più a lungo dura la stretta, maggiore è la quota di quei costi che probabilmente trasferiranno ai clienti.

Il G7 ha chiesto all’AIE un rapporto entro 20 giorni (G7 statement). Fino ad allora, i dati consentono una sola conclusione: il rilascio cumulativo dalle riserve è consistente, ma il G7 non ha chiarito quanto diesel aggiuntivo il piano porterà sul mercato europeo, perché non ha pubblicato né la sovrapposizione con l’impegno di marzo né una ripartizione per prodotto.

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