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EU_PUBLIC_AFFAIRS17 / 18 · storia del giorno3 min · 709 parole · 29 fonti

Berlino cancella la F126 dopo €2.3bn

Scritto dall IAto brief AI · 25 giugno 2026, 03:50
Come è stata scritta

After billions in expenditure, the ambitious cross-border naval program leaves only a hollow space.

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il testo · 3 min di lettura

La Germania ha cancellato il programma fregata F126 il 24 giugno, chiudendo un contratto per sei grandi navi da guerra dopo aver già speso circa 2,3 miliardi di euro (BMVg, Euronews). Il ministro della Difesa Boris Pistorius ha spiegato che il consorzio guidato dagli olandesi di Damen Naval non era più in grado di rispettare tempi e costi concordati. Nessuna nave sarà consegnata.

Il piano sostitutivo prevede fino a otto fregate MEKO A-200, più piccole, del costruttore tedesco TKMS, pensate per la guerra antisommergibile, cioè per individuare, seguire e colpire sottomarini (Defense News, Bundeswehr). Ma l’ordine dipende dal Bundestag, il Parlamento federale tedesco, e il pacchetto di acquisto che permetterebbe ai deputati di votarlo ancora non esiste.

Come un progetto bandiera è stato sostituito da un disegno più vecchio e collaudato

La F126 avrebbe dovuto dimostrare che l’industria europea della difesa era capace di costruire navi da guerra oltre i confini nazionali. Damen, società olandese, aveva vinto il contratto nel 2020 come capocommessa e responsabile del progetto, mentre i cantieri tedeschi avrebbero curato la costruzione. L’impianto si è inceppato tra ritardi, problemi nelle interfacce software e difficoltà nel trasferire i piani tecnici ai partner industriali tedeschi (Opex360).

Berlino ha valutato un salvataggio in extremis attraverso il ramo navale di Rheinmetall, ma il ministero ha stimato che quella strada avrebbe portato il costo totale oltre 18 miliardi di euro (Handelsblatt). Avrebbe inoltre costretto la Germania a rinunciare a eventuali richieste di risarcimento contro Damen, richieste che lo stesso Pistorius ha lasciato intendere potessero avere margini limitati (MarineLink). Il ministero ha scelto di fermarsi.

Il nodo non era soltanto ingegneristico. Riguardava il controllo: chi progetta, chi costruisce, chi risponde dei ritardi e chi paga quando il calendario salta. La F126 rientra in una serie più ampia di programmi europei della difesa che si logorano proprio su questi punti. Quando i partner non trovano un accordo su quanta parte del lavoro spetti alle imprese di ciascun Paese, o su chi detenga la tecnologia critica, le scadenze cedono e i costi crescono. Damen perde così l’accesso al mercato navale tedesco nel contratto che era il più grande affidamento navale della Germania dal dopoguerra (Deutschlandfunk). Berlino, scegliendo un disegno nazionale più vecchio e già provato invece di una gara transfrontaliera aperta, manda un segnale ai futuri partner: quando i contratti comuni entrano in tensione, il lavoro torna in casa.

Gli strumenti dell’UE cercano di spingere nella direzione opposta. SAFE, il nuovo strumento europeo di prestiti per acquisti congiunti, e il Fondo europeo per la difesa offrono incentivi a comprare insieme. Non decidono quale fregata ordini un Paese, non sostituiscono l’autorità nazionale di bilancio e non si fanno carico delle responsabilità quando un contratto fallisce (European Commission). La distanza tra l’incoraggiamento di Bruxelles e la politica nazionale del “chi costruisce cosa” resta ampia.

Navi che esistono solo sulla carta

La cancellazione pesa oltre i cantieri. Lo stesso ministero degli Esteri tedesco descrive il Mar Baltico come una rotta strategica per rinforzi e rifornimenti, collegando la sicurezza marittima all’attività dei sottomarini russi nell’Alto Nord (German Foreign Ministry). Gli alleati si aspettano che Berlino metta a disposizione capacità antisommergibile, sonar, elicotteri e pattugliatori, per proteggere rotte marittime, cavi e gasdotti. Quelle aspettative poggiano ora su navi che ancora non esistono.

Gli analisti polacchi formulano un giudizio condizionato: se il passaggio alle MEKO porterà navi in servizio più rapidamente di quanto avrebbe potuto fare la linea F126 ormai bloccata, la cancellazione apparirà dolorosa ma razionale. Se invece i tempi del Bundestag, i limiti produttivi di TKMS o le dispute sulla configurazione rallenteranno la sostituzione, l’episodio rafforzerà l’idea, già crescente, di una Berlino capace di parlare il linguaggio dell’ambizione strategica ma meno certa quando si tratta di consegnare capacità reali (Rzeczpospolita Radar). Secondo la stampa specializzata, la prima MEKO potrebbe arrivare alla fine del 2029, anche se quella data non ha ancora alcuna conferma parlamentare (Naval News).

Il ministero può cancellare un contratto. Solo il Bundestag può finanziare ciò che viene dopo. E la NATO può inserire nei piani tutta la capacità antisommergibile tedesca che vuole: qualcuno deve comunque consegnare le navi. Per gli alleati, la vera prova sarà capire se la Germania abbia scelto la rapidità o soltanto un nuovo giro di ritardi.

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6/25/2026, 3:43:41 AM
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