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EU_PUBLIC_AFFAIRS05 / 08 · storia del giorno3 min · 755 parole · 145 fonti

Berlino paga la parità in KNDS

Scritto dall IAto brief AI · 21 maggio 2026, 03:50
Come è stata scritta

The massive architecture of a tank maker dwarfs the boardrooms of Paris and Berlin.

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il testo · 3 min di lettura

La Germania pagherà fino a 8 miliardi di euro per una quota del 40% in KNDS, il gruppo franco-tedesco che produce il carro Leopard 2, l’obice Caesar e buona parte dei veicoli corazzati europei (Handelsblatt, n-tv). La Francia deterrà una quota identica del 40%. L’intesa, chiusa il 20 maggio, crea un campione bilaterale della difesa a controllo pubblico, valutato circa 20 miliardi di euro (Reuters), con una struttura di governance molto simile a quella che paralizzò Airbus per oltre un decennio.

Un accordo paritetico destinato a ridursi

A Berlino il confronto interno è durato settimane, diviso tra controllo industriale e costo dell’operazione. I falchi della difesa volevano la piena parità con Parigi, così da proteggere know-how e occupazione; il fronte delle finanze preferiva fermarsi al 30%, quota sufficiente a garantire una minoranza di blocco secondo il diritto societario olandese, dato che KNDS ha sede nei Paesi Bassi, senza spingersi verso una presenza pubblica troppo onerosa. Il compromesso della coalizione prevede il 40% subito, con un impegno vincolante a scendere al 30% entro due o tre anni. I due governi manterranno comunque diritti di voto uguali, indipendentemente dalla quota detenuta (Reuters).

La Germania compra dalle famiglie Wegmann/Bode, che costruirono il predecessore del Leopard e ora escono del tutto, al prezzo previsto per la quotazione in Borsa. KNDS prepara per questa estate una doppia quotazione a Francoforte e Parigi, con circa il 20% del capitale destinato agli investitori di mercato (Defense News).

L’uomo che aveva già smontato questo modello

Il presidente di KNDS, Tom Enders, ha passato buona parte della carriera, da amministratore delegato di Airbus, a combattere le conseguenze proprio di una governance costruita in questo modo. La parità franco-tedesca da cui nacque EADS, la capogruppo di Airbus, nel 2000 produsse stalli tra doppi amministratori delegati e crisi produttive, fino al disastro dell’A380. Nel 2013 Enders impose una riforma che ridusse drasticamente le partecipazioni statali e concentrò l’autorità manageriale. Ora vede due governi ricostruire l’architettura che aveva demolito. La risposta pubblica è stata misurata ma chiara: l’80% complessivo in mano agli Stati «può essere soltanto l’inizio. L’obiettivo deve essere ridurre in modo significativo le quote pubbliche nel tempo» (MarketScreener).

L’ultimo progetto bilaterale rimasto in piedi

L’accordo arriva mentre la cooperazione franco-tedesca nella difesa ha ormai poco altro da esibire. FCAS/SCAF, il programma congiunto per il caccia di sesta generazione destinato a succedere a Rafale ed Eurofighter, è di fatto collassato dopo che Dassault ha interrotto i negoziati con Airbus il 22 aprile (Opex360). MGCS, il carro armato di nuova generazione che i due Paesi avrebbero dovuto sviluppare insieme, non ha ancora contratti di sviluppo firmati e ha già fatto scivolare l’obiettivo dal 2035 al 2040-2045 (Army Recognition).

Nel frattempo entrambi lavorano a soluzioni nazionali. L’autorità antitrust tedesca ha approvato l’ampliamento della joint venture tra Rheinmetall e KNDS Deutschland per sviluppare un «Leopard 3» provvisorio entro la fine del decennio (MarketScreener). L’Assemblea nazionale francese ha votato in aprile per valutare l’abbandono completo di MGCS a favore di un carro intermedio soltanto francese (Assemblée nationale). Le precedenti fusioni franco-tedesche nella difesa hanno spesso seguito questa traiettoria: annuncio della parità, blocco decisionale, programmi nazionali avviati con discrezione. Il divorzio formale tende poi ad arrivare cinque o dieci anni dopo il matrimonio.

Ciò che la parità non risolve

Il nodo più profondo resta l’export di armamenti. Berlino ha imposto più volte restrizioni più severe di Parigi sulle vendite di armi, compreso il blocco di forniture all’Arabia Saudita che l’industria francese avrebbe voluto portare avanti. La Francia ha un approccio più permissivo. L’accordo bilaterale del 2019 sull’export impedisce a un Paese di porre il veto quando le componenti nazionali valgono meno del 20% del sistema, ma nel caso del Leopard 2 la componente tedesca coincide con il sistema. Nessun accordo pubblicato chiarisce come due azionisti paritetici risolveranno le controversie commerciali dentro l’azienda.

Sulla quotazione pesa anche un altro rischio: il 29 aprile KNDS ha avviato un’indagine interna su 1,89 miliardi di euro di contratti ereditati con il Qatar, legati a sospetti di corruzione in commesse per Leopard 2 e obici precedenti alla fusione (KNDS). I bilanci certificati del 2025 non sono ancora stati pubblicati.

Con il caccia comune morto e il prossimo carro armato in ritardo di un decennio, Germania e Francia si sono legate a una società che porta in dote 23,5 miliardi di euro di ordini arretrati (Defense News) e un’inchiesta per corruzione. Enders conosce già questa architettura. L’ultima volta servirono tredici anni per correggerla.

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5/21/2026, 4:16:05 AM
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