Berlino propone 90 miliardi NATO a Kyiv

The arithmetic of European security remains a vast grid of unfilled logistical promises.
Composizione immagine · tobriefIl ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha proposto la scorsa settimana che i Paesi NATO si impegnino collettivamente a fornire 90 miliardi di euro in aiuti militari bilaterali all'Ucraina, una cifra pari al prestito UE approvato in aprile. Tre giorni prima, cinque tra le maggiori economie dell'Alleanza avevano affossato una soglia vincolante ben più modesta. La distanza tra ciò che l'Europa dice serva a Kiev e ciò che i governi sono disposti a pagare resta il nodo irrisolto della sicurezza europea.
La proposta e il veto
Alla riunione dei ministri degli Esteri NATO a Helsingborg, il 22-23 maggio, Wadephul ha presentato il ragionamento tedesco. L'Ukraine Support Loan da 90 miliardi di euro, approvato dal Consiglio dell'UE il 23 aprile dopo il venir meno del veto ungherese (Kyiv Independent), copre circa due terzi del fabbisogno finanziario ucraino per il 2026-2027. Secondo le stime del quartier generale NATO, restano scoperti circa 40 miliardi di euro (N-TV). Wadephul vuole che gli alleati li coprano con impegni bilaterali ponderati sul PIL, escludendo esplicitamente gli Stati Uniti (Stern).
Il calendario, però, non aiutava. Il segretario generale Mark Rutte aveva appena messo sul tavolo una proposta parallela che avrebbe chiesto a tutti i 32 membri di destinare lo 0,25% del PIL agli aiuti militari per l'Ucraina, ma Regno Unito, Francia, Italia, Spagna e Canada l'hanno bloccata. Solo sette Stati l'hanno sostenuta (Euromaidanpress, Babel.ua). Rutte lo ha ammesso pubblicamente: «Non credo che questa proposta arriverà» al vertice di Ankara di luglio (EU Perspectives). La spaccatura segue la dimensione dei bilanci nazionali. I Paesi che già raggiungono la soglia dello 0,25%, come Paesi Bassi, Polonia, Stati baltici e nordici, sono tra le economie più piccole della NATO. I cinque contrari appartengono invece al gruppo dei più grandi.
Chi incassa
Per Kiev il prestito UE è senza interessi, con rimborso agganciato alle riparazioni di guerra russe, che Mosca respinge. Se quelle riparazioni non arriveranno mai, il costo ricadrà sui contribuenti europei (Verkhovna Rada). La Commissione ha firmato il memorandum di esborso il 20 maggio, aprendo la strada a una prima tranche da 3,2 miliardi di euro attesa a metà giugno (EEAS). Il denaro finanzia sia l'assistenza militare sia il sostegno al bilancio civile, tenendo in piedi l'apparato statale ucraino insieme all'esercito.
Una clausola "Made in Europe" impone che almeno il 65% dei prodotti per la difesa provenga da produttori dell'UE, dello Spazio economico europeo o ucraini (defenceukraine.com, GTAI). La regola protegge le catene di fornitura europee, ma indirizza anche i contratti verso i maggiori gruppi armieri del continente.
La Romania mostra bene il meccanismo. Il Parlamento ha approvato 8,33 miliardi di euro di contratti per la difesa finanziati dall'UE, tra veicoli da combattimento Lynx, sistemi di difesa aerea e una fabbrica di munizioni (Marketscreener). La tedesca Rheinmetall ha ottenuto il ruolo di contraente principale, nonostante Bucarest avesse inizialmente promesso una produzione locale «quasi al 100%». La Polonia racconta un'altra storia: secondo il premier Tusk, l'industria tedesca riceve appena lo 0,37% del programma polacco (GTAI). La soglia del 65% trattiene i fondi per la difesa dentro l'Europa, ma ne distribuisce i benefici in modo diseguale.
La stessa clausola limita anche la quota di prestiti UE che può arrivare alle fabbriche ucraine quando i prodotti non rispettano i requisiti di origine. L'industria della difesa ucraina è passata da 1 miliardo di dollari di capacità nel 2022 a una stima di 55 miliardi nel 2026, ma utilizza solo il 43% di quella capacità (CBS News). Il collo di bottiglia sono gli ordini d'acquisto.
Dopo il 2027, lo scalino
I 90 miliardi di euro sono un ponte biennale. Nella proposta di bilancio 2028-2034, la Commissione prevede circa 88,9 miliardi di euro per l'Ucraina in sette anni. Uno studio commissionato dal Parlamento europeo stima invece il fabbisogno reale per la ricostruzione in 196,5 miliardi di euro nell'arco di un decennio (EU News Italy). Quel prossimo bilancio richiede l'unanimità nel Consiglio europeo, dunque consente a un solo Stato membro di porre il veto: lo stesso meccanismo che ha ritardato di quattro mesi il prestito attuale mentre l'Ungheria teneva il punto.
La stessa Germania si prepara a ridurre il sostegno. Il bilancio 2027 approvato da Berlino destina 11,6 miliardi di euro all'Ucraina, per poi scendere a 8,5 miliardi l'anno dal 2028 (Euromaidanpress). Wadephul chiede agli alleati di impegnarsi di più mentre Berlino mette a bilancio meno risorse. Il vertice NATO di Ankara, a luglio, dirà se queste cifre diventeranno obblighi veri. Per ora l'aritmetica invita alla prudenza: i Paesi disposti a pagare pesano troppo poco, quelli abbastanza grandi da fare la differenza non vogliono vincoli.
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