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EU_PUBLIC_AFFAIRS07 / 18 · storia del giorno3 min · 729 parole · 53 fonti

La Germania punta sul riarmo

Scritto dall IAto brief AI · 10 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

The immense weight of European military ambition rests quietly within the halls of bureaucracy.

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il testo · 3 min di lettura

L'idea che un cessate il fuoco in Ucraina potesse raffreddare presto la domanda militare europea non regge più. Putin ha respinto negoziati seri, secondo NV, citing Reuters, e i governi alleati stanno ormai costruendo i bilanci sull'ipotesi che la guerra continui. Il banco di prova, per l'Europa, non è più soltanto quanto spenda, ma se ministeri della Difesa e industria siano in grado di trasformare quei fondi in capacità militare utilizzabile prima che la prossima fase del conflitto la renda necessaria.

I soldi ci sono

La svolta di bilancio passa anzitutto da Berlino. Il cancelliere Friedrich Merz ha proposto per il 2027 una spesa per la difesa pari a 109,7 miliardi di euro, circa un quinto del bilancio federale, a cui si aggiungono 11,6 miliardi destinati all'Ucraina (Bundesfinanzministerium). L'obiettivo tedesco è raggiungere entro il 2029 il traguardo NATO del 3,5% del PIL, con sei anni di anticipo rispetto all'orizzonte del 2035 fissato dall'Alleanza (Deutschlandfunk).

La Polonia è già più avanti. Varsavia ha speso nel 2025 quasi 123,6 miliardi di zloty per la difesa, di cui 42,4 miliardi per la modernizzazione, mentre per il biennio 2026-2027 prevede acquisti di armi statunitensi per oltre 45 miliardi di zloty (Defence24). Impegni di questa scala vincolano i governi a ordini industriali e calendari di consegna che andranno ben oltre qualsiasi eventuale cessate il fuoco.

Non tutte le capitali, però, si muovono alla stessa velocità. Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha rifiutato lo schema del 5% del PIL proposto dal segretario generale della NATO Mark Rutte, diviso tra almeno il 3,5% per le esigenze militari di base e l'1,5% per la resilienza (NATO, El Mundo). La Spagna è stata l'unico alleato a respingerlo. Sanchez sostiene che i Paesi vadano misurati per ciò che riescono a schierare, non per ciò che spendono. Robert Fico, in Slovacchia, afferma di avere canali diretti sia con Putin sia con Zelensky, senza però aver prodotto risultati visibili (Aktuality, Denník N); più che come mediatore, conta come copertura politica per i governi che vogliono frenare gli impegni militari mentre parlano di pace.

Dove i soldi si inceppano

L'aumento della spesa mette a nudo un problema produttivo che i ministeri delle Finanze, da soli, non possono risolvere. La Germania ha fermato il programma delle fregate F126 per ritardi e sforamenti di costo. Anche l'Eurodrone e il caccia FCAS restano in ritardo (ZEIT). Il primo ministro polacco Donald Tusk ha avvertito che i prossimi mesi potrebbero essere «davvero critici», non tanto per il rischio di un'invasione su larga scala quanto perché provocazioni russe limitate contro infrastrutture o confini potrebbero verificare se la NATO sia capace di rispondere come un blocco unico (TVN24, BBC).

Gli alleati europei e il Canada hanno promesso circa 70 miliardi di euro l'anno in sostegno militare all'Ucraina per il 2026 e il 2027 (DW). L'EDIP, il programma industriale europeo per la difesa pensato per convogliare ordini di lungo periodo su missili, sistemi di difesa aerea e droni, sta spostando gli acquisti dalla logica dell'emergenza a quella dei contratti pluriennali (DG DEFIS). SAFE, il fondo comune dell'UE da 150 miliardi di euro per gli acquisti nel settore della difesa, dovrebbe indirizzare quella domanda verso le fabbriche europee.

Resta però difficile capire, dall'esterno, se tutto questo stia rendendo l'Europa davvero più pronta. Gli obiettivi di capacità della NATO, i tempi di consegna degli intercettori e i livelli delle scorte di munizioni restano classificati. La Commissione misura gli input, come gli impegni di bilancio e le linee produttive previste, non gli output, cioè unità schierate o tassi di prontezza. Secondo Open Gate Italia, l'Italia ha ridotto la richiesta a SAFE da 14,9 miliardi a 5 miliardi di euro, segnale che persino governi formalmente allineati stanno prendendo tempo sulla velocità con cui assorbire il cambio di passo.

Il collo di bottiglia sta tra i ministri che annunciano i bilanci e le agenzie di procurement, i cantieri navali e le fabbriche di missili che devono consegnare. I ministeri della Difesa firmano i contratti. Gli uffici acquisti gestiscono specifiche, test e fornitori. I produttori di armamenti fissano i tempi industriali. Quando un anello della catena si ferma, come mostra la cancellazione delle fregate tedesche, il denaro resta in attesa mentre i reparti rimangono senza equipaggiamenti. I ministri europei sanno contare i miliardi. Devono ancora dimostrare che quei miliardi comprino munizioni, intercettori e unità di cui Mosca debba davvero tenere conto.

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7/10/2026, 2:26:16 AM
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