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EU_PUBLIC_AFFAIRS03 / 05 · storia del giorno3 min · 735 parole · 39 fonti

Atene riscrive il dossier libico

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Scritto dall IAto brief AI · 28 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

A strategy built on paper coordinates faces the corrosive reality of a fractured partner.

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il testo · 3 min di lettura

La disputa più delicata del Mediterraneo orientale non si combatte lungo un confine terrestre, ma su una carta nautica, dentro una sequenza di coordinate. Il 27 luglio le delegazioni greca e libica hanno concluso ad Atene il terzo ciclo di colloqui tecnici, mettendo a confronto gli argomenti giuridici sulla delimitazione delle rispettive zone marittime a sud di Creta (ERT, ProtoThema). Il formato è procedurale; l'obiettivo, molto meno. Atene vuole arrivare con la Libia a un accordo sui confini marittimi che svuoti l'intesa turco-libica del 2019, il memorandum che di fatto cancellava le isole greche dalla mappa del Mediterraneo orientale.

La strategia ha una logica chiara e una fragilità altrettanto evidente: dipende da un interlocutore che fatica persino a parlare con una voce sola.

Il memorandum che Creta non può permettersi

Nel novembre 2019 la Turchia e il governo libico insediato a Tripoli firmarono un memorandum che trattava le rispettive coste come se fossero direttamente contrapposte. La linea tracciata attribuiva alle isole greche, e anzitutto a Creta, un peso marittimo quasi nullo. Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, l'UNCLOS, il principale trattato che disciplina le delimitazioni marittime, le isole generano normalmente le stesse zone offshore delle coste continentali, a meno che non si tratti di scogli inabitabili (UNCLOS). Creta è grande e abitata stabilmente. Il memorandum la tratta come una presenza appena rilevante.

I leader europei respinsero l'intesa nel giro di poche settimane. Il Consiglio europeo, dove i capi di Stato e di governo fissano l'indirizzo politico dell'UE, dichiarò che il memorandum violava i diritti sovrani di Stati terzi e non poteva vincolare Paesi che non ne fossero parte (European Council). Ma una bocciatura politica, senza un accordo concorrente, ha lasciato quel testo negli archivi diplomatici di Ankara e Tripoli, dove continua a orientare le rivendicazioni turche a sud dell'isola.

La strategia greca e il suo punto debole

La contromossa greca procede con pazienza: portare la Libia dentro una delimitazione bilaterale separata a sud di Creta. Se i due Paesi concordassero una propria linea, per Ankara diventerebbe molto più difficile presentare il memorandum del 2019 come l'unico accordo esistente sul tavolo.

Il problema è dentro la Libia. Dal 2014 il Paese vive diviso tra governi rivali. La Camera dei rappresentanti, basata nell'est, secondo quanto riportato non ha mai ratificato il memorandum del 2019 con la Turchia, lasciandone contestata la validità interna prima ancora che si arrivi al diritto internazionale (Ahram Weekly). La Grecia ha bisogno che quelle istituzioni rivali restino coinvolte abbastanza a lungo da produrre coordinate utilizzabili in un trattato o, un domani, in un eventuale ricorso alla Corte internazionale di giustizia.

Un comitato tecnico congiunto ha tenuto un secondo ciclo di incontri a Tripoli il 10 giugno, prima di riunirsi ad Atene per il terzo. Secondo la comunicazione greca, i colloqui non hanno ancora prodotto coordinate condivise né una bozza di accordo (ERT).

La posizione giuridica turca è più circoscritta di quanto suggerisca il dibattito pubblico. Ankara non sostiene che le isole non contino mai. Sostiene invece che i tribunali internazionali abbiano talvolta ridotto l'effetto marittimo delle isole quando attribuire loro pieno peso avrebbe prodotto risultati sproporzionati: una tesi che trova appigli reali nella giurisprudenza (ICJ Libya/Malta, Daily Sabah). Ridurre l'effetto di un'isola, però, non equivale a cancellarla. Il memorandum del 2019 si avvicina molto di più alla cancellazione.

Perché Roma e Nicosia seguono la partita

L'Italia legge la Libia attraverso energia e migrazione. Il gasdotto GreenStream collega i giacimenti libici alla Sicilia, mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno descritto la stabilità del Mediterraneo meridionale come un interesse economico diretto (Formiche).

Cipro è il Paese più esposto. Le compagnie energetiche europee stanno sviluppando giacimenti di gas offshore nelle acque cipriote, con l'avvio della produzione previsto dal 2028 (Phileleftheros). Se la mappa turca guadagnasse legittimità in una parte del Mediterraneo orientale, le rivendicazioni offshore di Nicosia diventerebbero più facili da contestare altrove. La Turchia ha sostenuto il memorandum anche con una presenza militare in Libia, rendendo più difficile archiviare l'intesa del 2019 con la sola forza delle carte (Les Clés du Moyen-Orient).

Atene, che nello stesso tempo sta bloccando l'ultimo pacchetto di sanzioni UE contro la Russia per proteggere il settore armatoriale, scommette sul fatto che una lenta operazione tecnica di cartografia giuridica possa pesare più di un memorandum politico. Per ora la Grecia ha una strategia legale il cui punto più fragile resta lo Stato di cui ha bisogno come partner.

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