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EU_PUBLIC_AFFAIRS13 / 18 · storia del giorno3 min · 831 parole · 19 fonti

Atene paga i legali per i rimpatri

Scritto dall IAto brief AI · 5 luglio 2026, 02:50
Come è stata scritta

Legal guidance becomes a weight that tips the scales toward departure.

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il testo · 3 min di lettura

È accettabile che l'avvocato incaricato di spiegare i diritti di un richiedente asilo guadagni di più se quel richiedente vi rinuncia? Per il governo greco sì. Un nuovo decreto prevede un bonus di 250 euro per gli avvocati quando un richiedente asilo, dopo aver ricevuto da loro assistenza informativa, completa una partenza volontaria: secondo gli ordini forensi greci, il meccanismo trasforma l'orientamento legale in un incentivo all'allontanamento (Government Gazette PDF, In.gr). Nessuna istituzione europea ha ancora valutato se il sistema sia compatibile con il diritto d'asilo.

Come funziona il bonus

Il decreto, la decisione ministeriale congiunta 120961/2026, sostituisce le ONG con avvocati privati nella prima informazione legale ai richiedenti asilo. I professionisti si iscrivono a un registro gestito tramite l'Ordine degli avvocati di Atene e ricevono 160 euro più IVA per ogni sessione di orientamento (ProtoThema English).

Il punto contestato riguarda i richiedenti inseriti nelle procedure di frontiera, il percorso accelerato che la Grecia usa ai confini esterni. Quando le autorità ritengono che una persona non abbia un «forte profilo di rifugiato», senza che il decreto chiarisca chi debba formulare questo giudizio né secondo quali criteri, all'avvocato spettano altri 250 euro più IVA se quella persona lascia la Grecia entro due mesi (Ethnos). Non basta dichiarare l'intenzione di partire. Il pagamento scatta solo a partenza avvenuta.

La posizione del governo è lineare: l'informazione legale dovrebbe passare da avvocati qualificati, non dalle ONG, e il rimpatrio volontario è uno strumento previsto dal diritto europeo (Return Directive 2008/115/EC). Entrambe le affermazioni sono corrette. Ma il Comitato di coordinamento degli ordini forensi greci ha annunciato che gli avvocati non parteciperanno finché le norme sul bonus non verranno abrogate. Un articolo ha descritto il meccanismo come la richiesta, rivolta agli avvocati, di entrare in una logica da «caccia alle teste» (In.gr). Il ragionamento della categoria è elementare: se un avvocato guadagna di più quando il cliente abbandona la domanda, il suo interesse economico entra in rotta di collisione con quello dell'assistito.

Le sessioni, peraltro, non equivalgono a una vera rappresentanza legale. La stampa greca parla di orientamento che può svolgersi anche da remoto, in gruppi di quindici o più persone, e che riguarda diritti procedurali, obblighi e opzioni di rimpatrio (Newsbeast). Per i richiedenti provenienti da Paesi con tassi di riconoscimento dell'asilo inferiori al 20%, le informazioni includono anche le sanzioni penali previste per ingresso o soggiorno irregolare.

L'UE può scrivere i diritti nella legge. La Grecia decide come si vivono allo sportello.

Il diritto europeo sull'asilo tutela il diritto all'informazione, alla consultazione di un consulente legale e al ricorso contro una decisione negativa (Directive 2013/32/EU). Il nuovo Regolamento sulle procedure d'asilo, il Regolamento 2024/1348, cardine del Patto migrazione e asilo appena adottato dall'UE, amplia le procedure di frontiera ma conserva queste garanzie (Regulation (EU) 2024/1348). Nessuna norma europea vieta di informare i richiedenti dell'esistenza del rimpatrio. La frizione nasce dal criterio di pagamento: l'avvocato incassa di più solo dopo che il richiedente ha lasciato il Paese.

La questione va oltre la Grecia perché il Patto è entrato nella fase di attuazione a metà 2026, promettendo procedure più rapide ma bilanciate da garanzie individuali (European Commission Home Affairs). La Grecia è uno dei principali Stati di frontiera esterna dell'Unione e gestisce i richiedenti secondo le nuove regole accelerate del Patto. Il decreto mostra esattamente quanto contino le scelte nazionali di attuazione: da esse dipende se le garanzie scritte a Bruxelles funzionino davvero. Sulla base degli elementi disponibili, il bonus crea un conflitto serio con le tutele europee, anche se non si può ancora parlare di violazione accertata.

La Commissione europea, l'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo (EUAA, che monitora i sistemi d'asilo degli Stati membri) e i tribunali non si sono ancora pronunciati (EUAA Asylum Report 2026). Chi potrebbe contestare il meccanismo? I tribunali amministrativi greci potrebbero esaminare un ricorso individuale. La Commissione potrebbe aprire una procedura d'infrazione. Il monitoraggio dell'EUAA potrebbe segnalare il conflitto di interessi nel prossimo rapporto. Finora non è accaduto nulla di tutto questo.

L'Italia offre una variante diversa dello stesso rischio. Eurodeputati e ONG hanno accusato i centri per migranti in Albania di opacità e di accesso limitato agli avvocati (Euronews Italy). Organizzazioni sanitarie e della società civile avvertono che lo screening si concentra in spazi controllati dalla polizia, con tempi molto stretti (Questione Giustizia). In Italia non esiste un bonus legato all'esito. L'effetto, però, può somigliarsi: i diritti restano formalmente intatti, mentre la procedura diventa così compressa da renderne più difficile l'esercizio.

Che cosa ancora non sappiamo

Non esistono ancora dati sull'attuazione. Quante sessioni si svolgono individualmente e quante in gruppo? Quanti richiedenti ricevono un interprete? Con quale frequenza scatta il pagamento da 250 euro? Senza questi numeri non si può sapere se il bonus modifichi i comportamenti o resti quasi irrilevante. Le persone più esposte agli effetti del decreto sono anche le meno visibili nel dibattito. La domanda che l'architettura del provvedimento lascia senza risposta è se un richiedente asilo capisca davvero che accettare la «partenza volontaria» può chiudere la domanda di protezione.

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7/5/2026, 2:37:25 AM
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